Le terapie dei linfomi: una realtà, non un panorama di speranza

Vincenza Iavarone | 11/04/2013 15:12

«L’avvento degli anticorpi monoclonali come il rituximab, ha aumentato la sopravvivenza dei pazienti dal 50 al 70%». Questa è stata la dichiarazione del Prof. Fabrizio Pane, Presidente della Società Italiana di Ematologia, alla conferenza stampa “Linfomi e malattie del sangue: Napoli fronte avanzato della ricerca” tenutasi a Napoli.

L’evento ha evidenziato come negli ultimi anni lo scenario in Ematologia è cambiato grazie a nuove terapie “intelligenti” che hanno migliorato le prospettive di sopravvivenza dei pazienti, in particolare coloro affetti da linfomi: neoplasie in costante aumento anche a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione, con un’incidenza di 11.000-11.500 nuovi casi all’anno solo in Italia. Il Prof. Antonio Pinto, Direttore del Dipartimento di Ematologia e Direttore della Struttura Complessa di Ematologia Oncologica, Istituto Nazionale Tumori IRCCS, Fondazione Pascale di Napoli, si è invece soffermato sull’innovazione della nuova via di somministrazione del rituximab, «Gran parte dei farmaci utilizzati per la cura dei linfomi viene somministrata per infusione endovenosa costringendo i pazienti ad una lunga permanenza in ospedale. Inoltre, le ripetute infusioni danneggiano le vene ed obbligano i sanitari ad inserire un catetere venoso in permanenza con i relativi problemi di manutenzione che comporta». «Gli studi in corso» - precisa il Prof. Pinto - «dimostrano che i farmaci somministrati per via endovenosa possono essere somministrati per via sottocutanea senza alterarne l’efficacia, presentando indubbi vantaggi in una terapia rapida e meno invasiva per il paziente ed ottimizzando anche l’organizzazione del personale dedicato».

Il Prof. Felicetto Ferrara, Primario della Divisione di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera Cardarelli di Napoli, sottolinea: «Solo alcuni centri sono attivamente coinvolti nella sperimentazione clinica, percepiamo la necessità di creare una rete che deve favorire una collaborazione sistematica tra le diverse strutture ematologiche, finalizzata alla realizzazione di percorsi assistenziali integrando anche gli MMG». «Il nostro obiettivo» - continua il Prof. Ferrara - «è quellodi garantire facile accesso alle cure ai pazienti ematologici ed una continuità assistenziale. In questo modo assicuriamo chiarezza delle informazioni cliniche sui pazienti relative al loro iter diagnostico e riduciamo contestualmente il rischio di sovrapposizioni e duplicazioni di test, quali TAC e PET, che gravano sulla spesa sanitaria ottimizzando l’uso delle risorse economiche del sistema».

I Centri di Eccellenza napoletani, pur con mission diverse, hanno una vision comune ossia la centralità del paziente in un circuito d’innovazione ed un accesso omogeneo alle nuove terapie farmacologiche: oltre al rituximab, che resta il farmaco biologico d’elezione nel trattamento dei linfomi, la ricerca prosegue su altri anticorpi monoclonali e la loro somministrazione per via sottocutanea.

Fonte: Atti della Conferenza “Linfomi e malattie del sangue: Napoli fronte avanzato della ricerca”. Napoli, 9 Aprile 2013

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