Eutanasia, medico a giudizio per un’iniezione di cloruro di potassio

Redazione DottNet | 11/04/2013 16:56

eutanasia sanità-pubblica medicina-interna

Prima udienza dibattimentale a Bologna per il processo sul caso di presunta tentata eutanasia di cui e' imputato il cardiologo bolognese Franco Naccarella, nei confronti dello zio settantenne e ammalato gravemente, avvenuto il 3 febbraio 2004. E' stato sentito il principale teste dell'accusa, l'infermiere che vide il medico praticare l'iniezione di cloruro di potassio all'uomo mentre era nella sala rianimazione di una struttura sanitaria.

 L'uomo poi sopravvisse all'arresto cardiaco provocato dal farmaco, e mori' sei mesi dopo per cause naturali. ''Ho visto la mano allungata con la siringa - ha detto il teste - e iniettava dentro al catetere venoso centrale''.  L'infermiere ha poi spiegato che la siringa era da 20 cc, affermazione contestata dalla difesa (avv. Michele Jasonni) che ha chiesto al teste perche' questo dettaglio (nell'inchiesta si era sempre ipotizzato l'uso di una siringa piu' piccola, da 10 cc) sia emerso solo in sede di dibattimento: ''nessuno me lo aveva mai chiesto'' la risposta del teste.  Sentito anche il figlio della vittima che ha raccontato che in famiglia non si era mai parlato di eutanasia, ma che si era affrontato il tema del non prolungare inutilmente l'agonia. Quando il pm, Augusto Borghini, gli ha chiesto se avesse mai domandato allo zio se avesse praticato l'iniezione, ha risposto ''mi giuro' su suo figlio che non aveva fatto niente''.L'imputato ha sostenuto infatti che a praticare l'iniezione mortale fosse stata la madre, sorella del paziente, allora 91enne. E che lui era intervenuto solo per bloccarla quando si era reso conto di cosa stesse facendo. Inizialmente il Pm Luigi Persico aveva accusato la donna di aver praticato materialmente il tentativo di eutanasia dopo aver chiesto consigli al figlio. Era stato pero' il Gup Pasquale Gianniti a chiedere di riscrivere l'imputazione, perche' il fatto era diverso da quello contestato, respingendo il patteggiamento richiesto dalla donna e il rito abbreviato per il medico. L'inchiesta passo' al pm Lorenzo Gestri che chiese il rinvio a giudizio per tentato omicidio volontario per il cardiologo, e l'archiviazione per la madre. Sentito oggi anche il medico legale Giuseppe Fortuni, cui il gip Gianniti aveva affidato una consulenza per capire se l'iniezione avesse capacita' letale. Il medico ha spiegato che le analisi eseguite dopo l'arresto cardiaco certificano la somministrazione del farmaco, visto il tasso di cloruro di potassio presente. Ma ha anche spiegato che con una siringa da 10 cc, anche utilizzando la massima concentrazione della soluzione presente in commercio, si possono iniettare fino a 20 ml equivalenti della sostanza, e che invece la dose letale oscilla tra 60-80, tanto che per le esecuzione giudiziarie si usa quella da da 80-100. 

Fonte: tribunale di Bologna