Industria farmaceutica, la crisi preme sul settore: i dati e i riflessi sull’indotto

Aziende | Redazione DottNet | 20/04/2013 15:21

Cresce l’export ma non il mercato interno. L’industria farmaceutica italiana soffre, come conferma il calo degli occupati che nel 2012 ha visto espellere dal ciclo produttivo 11mila addetti. Restano 64mila dipendenti – oltre il 90% sono laureati o diplomati - che lavorano nei 174 impianti produttivi con  seimila impiegati nell'attività di ricerca e sviluppo.

 Secondo l'Istat, le imprese farmaceutiche (nella foto il presidente di Farmindustria Scaccabarozzi) sono le più competitive del manifatturiero made in Italy: fatta 100 la media di tutto il manifatturiero, il pharma è superiore a 150, con una capacità produttiva seconda in Europa solo alla Germania. Il valore alla produzione è di 26 miliardi di euro, mentre la quota dell'export è del 67%. E proprio dall'estero nel 2012 è arrivato un forte segnale positivo con una crescita del 12,5%. Negli ultimi tre anni le esportazioni sono cresciute più di quelle degli altri Paesi della Ue a 15 (+35% rispetto al +19% dell'Europa). Ma, come dicevamo in apertura, il mercato interno  è in costante flessione con un -2,7% nel 2012 compensato dall’export, altrimenti la produzione dello stesso anno sarebbe crollata del 5,3 per cento. Due ultimi dati da rilevare sulla carta di identità dell'industria farmaceutica italiana. Il primo: il 60% delle aziende in attività sono a capitale estero, il restante 40% sono imprese nazionali, piccole e medie ma altamente specializzate.

Le aziende in Italia.Menarini (oltre 3 miliardi di fatturato), Chiesi, Recordati (800 milioni), Zambon (600), Rottapharm, Dompè, Sigma Tau (600), Italfarmaco (500) sono ai primi posti nel settore. A queste si affiancano  Boehringer Ingelheim, che di recente ha investito 70 milioni per produrre principi attivi nell'impianto di Bergamo; Eli Lilly con 82 milioni investiti nelle produzioni biotecnologiche nel polo di Firenze; Janssen Cilag, 60 milioni impegnati nella produzione nel centro di Latina; il colosso Novartis con 100 milioni l'anno investiti in produzione e ricerca nell'impianto di Siena e altri 15 milioni impiegati per gli insediamenti di Origgio e Torre Annunziata.Un know how di tutto rispetto che tuttavia sta affrontando una svolta epocale verso un cambiamento che potrebbe trasformarsi in spostamento delle sedi produttive verso aree più attraenti nonostante la preparazione e la qualità del personale italiano.  Inoltre continuano a diminuire le risorse dedicate alla realizzazione degli studi clinici: i farmaci ospedalieri rappresentano la fetta più importante dal punto di vista del valore industriale e brevettuale. Eppure la spesa procapite italiana per farmaci è tra le più basse tra i Paesi europei, meno 26%: al netto del meccanismo del payback, lo Stato spende circa 16 miliardi l'anno, ovvero 80 centesimi al giorno per ognuno di noi, secondo i dati di Farmindustria. Se a questo aggiungiamo che nei prossimi cinque anni scadranno numerosi brevetti, riducendo il valore del portafoglio delle aziende; che i Paesi di nuova industrializzazione stanno innalzando il tenore di vita e quindi la domanda/capacità di acquistare farmaci di nuova generazione; che nel 2014 la spesa pubblica per farmaci scenderà all'1% del Pil, alla luce di tutto ciò è comprensibile il grido di allarme degli industriali italiani e di quelli stranieri che lavorano in Italia: «La farmaceutica non è un problema, ma una grande opportunità di crescita e di sviluppo, non mettiamola alle corde». Infine i tempi di lancio dei farmaci innovativi sono lunghi (12 mesi dopo l’autorizzazione europea e altri 12 per l’accesso a livello regionale). E i pagamenti della P.A. sono in media di 250 giorni, con punte di oltre 600, per un credito totale vantato dalle imprese di 4 miliardi (circa il 30% del fatturato a ricavo industria derivante della spesa pubblica).

L’indotto. L’industria farmaceutica è un tutt’uno con il suo indotto hi tech. Il collante è dato dalla tecnologia che unisce le imprese del farmaco e quelle che producono macchinari, fiale, blister e tutto il necessario per la loro attività industriale. Due mondi sinergici cresciuti in Italia in decenni di reciproca collaborazione fino ad esprimere eccellenze riconosciute a livello internazionale e a contare insieme 124 mila addetti (pari a quelli dell’industria tessile). Pharmintech ne è una vetrina importante: una fiera che si è conquistata un posto di rilievo in questa area, in una città che vede la presenza di campioni globali dell’indotto di qualità. E proprio all’interno di Pharmintech si è svolta a seconda tappa del tour promosso da Farmindustria, “Produzione di Valore. L’industria del farmaco: un patrimonio che l’Italia non può perdere”. Un evento che ha lo scopo di presentare il ruolo dell’industria farmaceutica per il nostro Paese e per i singoli territori.  L’Italia compare anche due volte nella classifica dei primi 10 cluster di eccellenza farmaceutica in Europa, con la Lombardia al secondo posto e il Lazio al sesto (fonte Boston Consulting Group, BCG). Anche in Emilia Romagna, le imprese del farmaco rappresentano una realtà significativa con 3.400 addetti (soprattutto a Parma, Bologna, Modena) e una presenza produttiva e di Ricerca legata a importanti aziende  italiane, sempre più internazionalizzate e a grandi imprese a capitale estero. Un indotto di qualità e la produzione conto terzi. I risultati dell’industria farmaceutica derivano anche dall’indotto hi tech. Un network che ha un valore superiore a quello delle due realtà prese separatamente. Le aziende dell’indotto, con le loro soluzioni hi tech, rappresentano parte importante dell’eccellenza delle imprese del farmaco grazie alla loro capacità di fare rete e alla loro competitività internazionale. L’ indotto impiega circa 60.000 occupati e vanta un export che può raggiungere il 95% della produzione.  Le imprese del farmaco possono contare anche su un contract manufacturing in espansione. Un fenomeno sviluppato sulla base di risorse specializzate, di comprovata qualità dei prodotti ed elevata efficienza degli stabilimenti di produzione, che occupa 2.700 addetti e investe 60 milioni all’anno, come mostrano i dati del gruppo Produttori Conto Terzi di Farmindustria. I settori che lo compongono sono tanti dai macchinari ai servizi di automazione ai materiali di imballaggio e accessori in vetro, plastica e carta. In totale gli addetti stimati nel 2012 sono 59.806. La produzione e' stata pari a 13.588 milioni, il valore aggiunto e' stato di 4.312 milioni, i salari, 1.608 milioni mentre gli investimenti sono stati di 515 milioni. Per valutare la congiuntura dell'indotto, e' stato selezionato un campione di 155 imprese. Dalle risposte fornite, e' emerso un quadro tutto sommato positivo: nel II semestre del 2012, sono infatti circa il 30% le imprese che hanno visto crescere il fatturato, poco piu' del 40% l'ha visto invece restare stabile. Ancora migliore la performance dell'export: in crescita per oltre il 30% del campione e stabile per oltre il 50%. Per quanto riguarda l'occupazione, e' stata stabile nel 70% dei casi, ed e' cresciuta per quasi il 20%. Un quadro, questo di fatturato, export e tenuta dell'occupazione, che e' confermato dalle aspettative per il I semestre 2013.

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Fonte: Osservatorio Pharmintech, farmindustria

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