Intramoenia, slitta al 2012 l'obbligo di aprire spazi alle attività dei medici

Redazione DottNet | 07/11/2008 12:15

Con un emendamento al Decreto legge sugli enti locali, approvato al Senato, è stato posticipato a fine 2012 la data entro cui gli ospedali e le aziende sanitarie sono obbligate a mettere a disposizione, all'interno delle loro strutture, spazi adeguati da destinare all'attività intramoenia dei medici.

 Lo ha reso noto Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sul SSN, spiegando che questo obbligo era previsto dalla legge 120 del 2007, approvata lo scorso anno all'unanimità da maggioranza e opposizione. ''Con un semplice emendamento la maggioranza ha sconfessato se stessa per dare un messaggio chiaro: non ci sarà da parte di questo Governo nessun controllo e nessuna verifica sull'attività libero professionale dei medici, quindi vale la regola del 'liberi tutti', e che i pazienti si arrangino e paghino se necessario, in nero!''. L'auspicio di Marino è che l'emendamento sia ridiscusso ed eliminato alla Camera e che la maggioranza comprenda che ''in sanità la parola d'ordine non può essere 'rimandare' ma piuttosto obbligare tutti al rispetto di regole che sono state ampiamente condivise non solo dalla politica ma anche dalla classe medica''. Quella legge, continua Marino, ''è stato il frutto di un lungo lavoro di analisi e di condivisione non solo politica ma anche con i medici. Tutti, alla luce dei dati disastrosi sulle liste d'attesa e del tasso di evasione fiscale registrata dalla Guardia di Finanza fuori dagli studi medici, hanno concordato che fosse necessario rimettere le cose in ordine. Ricordo che la Guardia di Finanza ha registrato tassi di evasione fiscale che andavano dal 40% in città come Genova al 100% di Palermo. Non mi pare si possano avere delle perplessità nel definire tale situazione di sostanziale anarchia''. ''Ritengo saggio e realistico l'emendamento approvato dal Senato che proroga la libera professione intramoenia, in scadenza il prossimo 31 gennaio''. E' quanto afferma Giuseppe Garraffo, segretario generale Cisl Medici, augurandosi che ''anche la Camera lo approvi al più presto, per da dare serenità ai medici del Servizio sanitario nazionale che entro il 30 novembre devono decidere sull'opzione''. ''La Cisl Medici - si legge in una nota - ritiene che la regolamentazione complessiva della materia libera professione debba essere demandata alla contrattazione nazionale e a una legge cornice che riguardi lo stato giuridico dei medici del Servizio sanitario e la tutela dal rischio sanitario per cittadini e medici, come proposto dal Ministro Sacconi, anche attraverso un tavolo di concertazione Governo-Regioni''.
''La proroga di quasi 4 anni colpisce cittadini e medici''. E' il commento di Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici. ''I cittadini - sostiene il sindacalista - vedono allontanarsi regole trasparenti sulla prenotazione e la riscossione degli onorari delle visite in libera professione intramoenia da parte delle stesse aziende''. La Cgil chiede ''una modifica della norma alla Camera, che non consenta la distruzione della vigente legge sulla libera professione - peraltro approvata nel 2007 con un consenso bipartisan del Parlamento - con un danno ai cittadini ed una penalizzazione dei medici pubblici che hanno scelto l'esclusività ''. Il via libera ''all'emendamento presentato dalla maggioranza sull'attività libero professionale dei medici vanifica il lavoro'' fatto sia sul piano della ''politica'', sia ''con le associazioni mediche''. E' quanto afferma Daniele Bosone, vice presidente della commissione Sanità del Senato. Secondo Bosone ''si è giunti alla decisione di oggi senza una verifica dello stato di fatto e senza un vero confronto all'interno della commissione. La proroga a fine 2012 - aggiunge - appare esagerata e fa sorgere dubbi su quali siano gli intendimenti del governo e di questa maggioranza sull'intramoenia, in considerazione anche della radicale revisione della stessa annunciata dall'Esecutivo''. Bosone ricorda che per ''l'esercizio dell'intramoenia sono stati stanziati dei fondi e ad oggi non si sa dove e in che modo sono stati impiegati''. Su una materia ''così delicata - conclude - bisogna avviare un confronto vero, ma vogliamo che non sia fatto surrettiziamente e a colpi di emendamenti''.

 

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