Stop ai contratti pubblici per il 2014. I sindacati: i medici dell’Ssn vittime del nuovo welfare

Redazione DottNet | 05/05/2013 13:07

I contratti dei lavoratori della sanità pubblica sono bloccati dal 2009, e c'è il rischio che lo stop venga prorogato al 2014. Dopo una quaresima di quattro anni - durante i quali l’inflazione ha fatto scendere di fatto gli stipendi almeno del 7/8% pari in media a 150 euro al mese - non è un sacrilegio tornare a parlare di aumenti. Ma per capire bene cosa bolle in pentola sul fronte delle buste paga dei medici dipendenti pubblici è bene fare un passo indietro.

 Durante una delle manovre della terribile estate del 2011, il governo Berlusconi confermò il congelamento fino a tutto il 2013 degli stipendi del pubblico impiego. Una tagliola micidiale. Che, assieme al blocco delle assunzioni, ha portato a un crollo fortissimo della spesa per il pubblico impiego che - va sottolineato - è ancora più forte di quanto appare a prima vista per via dell’inflazione maturata nel frattempo: nel 2010 gli statali sono costati agli italiani 172 miliardi contro i 163 circa stanziati quest’anno. Una situazione da tempo denunciata da tutti i sindacati e che si è materializzata con l’ennesimo appello al Governo:  “Mentre si rinnovano i contratti dei dipendenti privati, comprese le municipalizzate e le farmacie comunali, alimentati da fondi statali, e dopo il varo di incentivi fiscali alla produttività, con la sola esclusione dei dipendenti dei servizi pubblici – scrivono i sindacati -  il nuovo Governo trova in eredità una proposta di proroga a tutto il 2014 del blocco dei contratti nazionali, della contrattazione decentrata e delle retribuzioni individuali dei dipendenti della pubblica amministrazione, compresi i medici, i veterinari, i dirigenti sanitari, tecnici, professionali ed amministrativi del SSN”. “I dipendenti del Ssn - prosegue la nota - hanno il contratto di lavoro bloccato dal 2009 e al risanamento del Paese stanno pagando un prezzo elevato in termini di riduzione della occupazione, peggioramento delle condizioni di lavoro, perdita del potere di acquisto delle retribuzioni. Nel momento in cui le altre misure di austerità vengono attenuate o rimosse, l’accanimento selettivo costituirebbe conferma di una ostilità ideologica, che credevamo finita, e della volontà di fare cassetta a spese di chi è impegnato a tutelare beni come sanità, istruzione e sicurezza, contribuendo anche in maniera significativa alla determinazione del PIL”. “Il taglio degli organici e delle risorse - aggiungono i medici e gli altri dirigenti del Ssn - sta determinando nella Sanità un grave peggioramento delle condizioni di lavoro e della quantità e qualità dei servizi erogati ai cittadini, una crescita ed un abuso di contratti atipici spesso incompatibili con le stesse norme di legge, un grave declino del servizio sanitario pubblico fino a metterne a rischio la sopravvivenza. Per di più, il ventilato blocco del turnover, già in vigore nelle Regioni sottoposte a piano di rientro, rallentato dalla riforma delle pensioni, preclude il ricambio generazionale condannando i giovani al precariato di lungo corso ed i meno giovani a condizioni di lavoro al limite degli standard di sicurezza”. “Nuove inique misure creerebbero una rottura profonda tra il Governo ed i professionisti del SSN” che, sottolineano, sono “divenuti ormai vittime predestinate da colpire, rappresentando una negativa anticipazione delle sue intenzioni sul futuro della sanità pubblica in Italia”.  “Un nuovo welfare - sottolineano i sindacati in riferimento al programma del governo Letta -  non può nascere dalla penalizzazione di chi è chiamato a tutelare beni che la Costituzione definisce fondamentali. La reazione delle categorie interessate non potrà che essere all’altezza dell’attacco.  “Le organizzazioni sindacali dei medici, veterinari, dirigenti sanitari, tecnici, professionali ed amministrativi del SSN ed i medici in formazione - concludono - diffidano il nuovo Governo dall’assumere ulteriori iniziative penalizzanti e chiedono l’intervento del Ministro della Salute a difesa del SSN e dei suoi professionisti.  La sanità al tempo della crisi è diventata una emergenza sociale ed il sistema pubblico delle cure costituisce una risorsa su cui investire e non una spesa da tagliare”.

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Fonte: sindacati


 

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