L’Aifa a Federfarma: le farmacie facciano ordini diretti contro le carenze di prodotti

Redazione DottNet | 06/05/2013 15:34

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Il fenomeno delle carenze di farmaci nel circuito distributivo può essere risolto solo con «il coinvolgimento delle istituzioni e di tutti gli operatori coinvolti nella filiera». Nel frattempo, i titolari che dovessero fronteggiare episodi di irreperibilità hanno sempre dalla loro l’articolo 105, comma 4, del d.lgs 219/06, che «obbliga i titolari di Aic a evadere direttamente gli ordinativi alle farmacie richiedenti senza nessuna specifica restrizione».

E’ quanto scrive l’Aifa nella lettera inviata ieri a Federfarma in risposta all’indagine condotta un mese fa dal sindacato titolari di Salerno. Per fare luce sul fenomeno dei contingentamenti nella provincia, l’associazione titolari aveva lanciato un sondaggio tra le farmacie associate i cui risultati sono stati poi trasmessi all’Aifa. In particolare, dalla ricerca è emerso che il 90% dei medicinali sui quali le farmacie salernitane hanno riscontrato carenze risultano sotto brevetto (cioè non hanno competitors tra gli equivalenti) e sono utilizzati in terapie croniche; le farmacie rurali con basso fatturato sono quelle che più spesso incontrano difficoltà ad approvvigionarsi; infine, quando non evadono gli ordini (o li evadono con consistenti tagli), le aziende impongono condizioni insostenibili per le piccole farmacie, come tetti minimi agli ordinativi troppo onerosi per il titolare oppure l’acquisto di un certo quantitativo di generici in proporzione ai pezzi di etico richiesti. «A nostro avviso» è la conclusione con cui Federfarma Salerno ha trasmesso i dati raccolti all’Agenzia «sembra indispensabile un maggior controllo delle attività dei nuovi distributori, in particolare per quanto attiene al rispetto di tutte le normative in materia, e una maggior attenzione al rilascio delle autorizzazioni». Dal canto suo, l’Aifa replica chiamando in causa il parallel trade: «L’ipotesi» si legge nella lettera dell’Agenzia «è che nel fenomeno della carenza dei medicinali possa avere un peso determinante l'esportazione parallela, come anche dichiarato da alcune delle ditte interpellate in merito alle criticità segnalate». Difficile dunque mettere in campo contromisure, «perché la normativa comunitaria consente l'esportazione parallela e finora non sono stati individuati accorgimenti tecnici a livello internazionale che possano impedire il fenomeno». In ogni caso, ricorda ancora l’Aifa, tutte le volte in cui «si sono verificate segnalazioni precise di contingentamento o mancanza dì fornitura da parte dei titolari Aic, l’Agenzia è sempre intervenuta, anche con diffide formali, per garantire il corretto approvvigionamento». Intanto però alla porta dell’Aifa bussano anche le cooperative dei farmacisti. Nelle settimane scorse, infatti, le associate di Federfarma Servizi hanno inviato all’Agenzia una sorta di “autocertificazione” nella quale ciascun firmatario dichiara di non effettuare esportazioni parallele. «Condividiamo con lei» recita la lettera, inviata dalle singole cooperative sulla base di un testo concordato «la nostra preoccupazione in merito alla carenza di farmaci nel nostro territorio. Essa rappresenta, infatti, un danno economico per la nostra Società e una perdita di quota di mercato a favore dei nostri competitors». «Il problema dei contingentamenti va risolto al più presto» aggiunge a Filodiretto il direttore generale di Federfarma Servizi, Giancarlo Esperti «con questa iniziativa volevamo tirare una linea perché ormai i nostri ordini vengono letteralmente dimezzati dall’industria. Che taglia senza distinguere tra chi esporta e chi non lo fa. Sia chiaro, il parallel trade è un’attività legale e non la contestiamo, ma non è giusto che le cooperative vengano trattate dai produttori alla stregua dei distributori che rivendono all’estero».

Intanto il 9 maggio è previsto l’incontro tra le sigle della filiera per discutere di carenze. Dovrebbero essere presenti tutti, Farmindustria compresa.

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Fonte: Aifa, Federfarma