Cresce il settore del farmaco Biotech, ma occorrono leggi stabili

Redazione DottNet | 07/05/2013 15:15

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In controtendenza rispetto alla crisi economica cresce il settore del farmaco biotech, con un aumento del fatturato delle imprese del 5% che ha permesso di generare un +3,1% degli investimenti in ricerca e sviluppo.

 E' quanto emerge dal rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia nel 2013, realizzato da Farmindustria in collaborazione con Assobietec su un campione di 175 imprese. Un comparto, si legge nel documento, ''sempre piu' competitivo e selettivo nel quale la qualita' e l'efficienza della ricerca rappresentano i fattori critici di successo''. Nel segmento del farmaco di origine biotecnologica, utilizzato nella cura di alcune forme di tumori, malattie rare o patologie come anemia o leucemia, a fronte di una riduzione del 4,9% del numero delle imprese in Italia (da 184 a 175) - dovuto soprattutto dall'uscita dal mercato di piccole e medie imprese - si registra un incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo, che si attestano sui 1.410 milioni di euro. Il fatturato complessivo ha toccato quota 6.052 milioni di euro, rispetto ai 5.762 dello scorso anno. Quello del farmaco biotech si conferma uno dei primi settori per l'attivita' di ricerca in Italia, con un numero medio di addetti e investimenti circa quattro volte superiore rispetto ai settori a media-alta tecnologia e circa nove volte rispetto al manifatturiero.  Le grandi imprese comprendono il loro ruolo di traino nel settore del farmaco biotech, con le micro e piccole imprese che tendono a specializzarsi in fase di 'discovery' e in aree terapeutiche di nicchia grazie a una sinergia tra aziende di diverse dimensioni che garantisce la coesistenza. ''Si potrebbe pensare che le grandi imprese 'mangino' le piccole - ha spiegato Antonio Irione di Ernst&Young, la societa' che ha si e' occupata del rapporto -, invece piccole, medie e grandi imprese coesistono grazie a un modello che garantisce il successo. Le grandi imprese si avvalgono dei servizi delle piccole - ha sottolineato - e queste restano sul mercato e sopravvivono, puntando molto sulla ricerca''. In Italia sono 114 le micro e piccole imprese, che hanno visto un aumento del fatturato del 5,6% e una contrazione del 2,7% del numero di addetti in ricerca e sviluppo nonostante una crescita del 3,2% degli investimenti. Le 29 medie imprese hanno invece ridotto dell'1,4% gli investimenti nella ricerca, ottenendo un fatturato pari a a 479 milioni di euro. Grazie all'attivita' di ricerca sono 43 i nuovi prodotti per la cura di alcune forme tumorali che potrebbero essere introdotti sul mercato in un breve arco di tempo. E' infatti l'oncologia  l'area terapeutica con il numero piu' elevato di progetti di ricerca e sviluppo nel settore del farmaco biotech: 158, la maggior parte dei quali in fase di sviluppo avanzata. E tra gli oggetti di studio figurano gravi patologie come melanoma, tumore al seno o al polmone. Sempre per quanto riguarda le attivita' di ricerca tra le aree terapeutiche l'oncologia e' seguita da infiammazioni e malattie autoimmuni (38 prodotti in fase di sviluppo), neurologia (32 progetti), malattie metaboliche epatiche ed endocrine (31) e malattie infettive (30). Fanalino di coda l'area delle patologie respiratorie, con 7 progetti in fase di sviluppo. 

Scaccabarozzi. Per ''dare slancio'' al settore del farmaco biotech in Italia e' necessario ''un quadro normativo stabile, condizioni competitive con i principali Paesi europei con tempi piu' brevi per l'accesso e il pagamento e una politica che sappia valorizzare la capacita' in ricerca e sviluppo''. Ad affermarlo e' il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, (nella foto) che ha presentato il rapporto 2013 sulle biotecnologie del settore farmaceutico. ''Non ci puo' essere innovazione senza una tutela dei brevetti e senza norme stabili - ha spiegato - ad esempio lo scorso anno sono state fatte quattro azioni da parte del Governo con limitazioni all'industria farmaceutica e a volte le stesse Regioni attuano politiche restrittive che non tutelano le aziende sul territorio. Nel nostro Paese ostacoli regolatori e legislativi limitano o addirittura impediscono l'accesso all'innovazione - ha sottolineato - con blocchi di carattere economicistico volti unicamente al contenimento della spesa pubblica''. Scaccabarozzi punta il dito sui tempi lunghi per l'introduzione sul mercato di un nuovo farmaco:12/15 mesi per l'autorizzazione nazionale dopo quella comunitaria, 12 per l'inserimento nei prontuari regionali e infine due per l'effettivo utilizzo negli ospedali. ''Un ritardo che penalizza sia l'industria che i pazienti - ha proseguito -. Gli ostacoli descritti e una politica disattenta allontanano nuovi investimenti e pongono a rischio quelli esistenti - ha concluso - e' necessario puntare sulla capacita' di attrarre risorse fresche perche' se le imprese decidessero di delocalizzare non ci guadagnerebbe nessuno''. Un'opinione condivisa da Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec. ''Se l'industria biotech per la salute investe in Italia oltre 1,7 miliardi di euro e' ora che questo sforzo sia riconosciuto - ha spiegato - e che sia premiato il valore dei prodotti innovativi che arrivano sul mercato''. 

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Fonte: Farmindustria, assobiotec