Gli Omega-3 non danno alcun vantaggio ai cardiopatici: studio del Mario Negri con gli Mmg

Redazione DottNet | 08/05/2013 22:21

cardiologia medicina-generale omega-3

Un trattamento farmacologico a base di Omega-3 non comporta vantaggi specifici in pazienti ad alto rischio cardiovascolare. Lo hanno dimostrato i ricercatori dell'Istituto Mario Negri con uno studio su oltre 12 mila pazienti, realizzato con la collaborazione del Consorzio Mario Negri Sud e di 860 medici di Medicina generale.  

 

Lo studio 'Rischio e Prevenzione' (R&P), pubblicato sul New England Journal of Medicine (NEJM), aveva lo scopo di verificare se l'assunzione giornaliera di un grammo di acidi grassi polinsaturi (Omega-3) potesse prevenire, come gia' documentato nei pazienti con infarto del miocardio, le principali complicanze in una popolazione ad alto rischio cardiovascolare.  I pazienti coinvolti, con eta' media di 64 anni, di cui il 39% donne, sono stati seguiti per 5 anni, e i ricercatori hanno potuto evidenziare che un trattamento farmacologico con Omega-3 ''non comporta vantaggi specifici in termini di riduzione di mortalita' e ospedalizzazione per motivi cardiovascolari, se aggiunta ad una buona assistenza medica'' come quella degli 860 medici di base che in tutta Italia hanno partecipato allo studio. Sta anche in questa inedita e originale partecipazione della Medicina generale italiana (Centro Studi e Ricerche in Medicina Generale e altre associazioni)- sottolinea l'Istituto - l' importanza dello studio. Ed e' infatti la prima volta che nel NEJM gli autori sono Medici di Medicina generale di un servizio sanitario pubblico.  Il lavoro e' stato condotto con il supporto delle industrie produttrici del farmaco, ma praticamente su base volontaria da medici, che hanno assicurato, da Nord a Sud, nei piu' diversi contesti, qualita' di dati e affidabilita' d'informazioni all' altezza dei controlli piu' rigorosi ed esigenti.  ''Con i suoi risultati ed i suoi protagonisti - afferma Carla Roncaglioni del Mario Negri - R&P puo' e deve essere considerato un paradigma provocatorio in questi tempi di crisi: per produrre conoscenze innovative e rilevanti non sono necessari solo tagli, ma anche progettualita' capace di fare della medicina pubblica, anche quella tanto a rischio di impiegatizzazione della medicina generale, la partner ideale di istituzioni indipendenti nel laboratorio di ricerca del Servizio Sanitario Nazionale''.

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Fonte: Mario Negri, New England Journal of Medicine