Caccia in tutta Italia agli evasori del ticket. I medici: noi non abbiamo colpe

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 15/05/2013 16:56

E’ caccia in tutta Italia agli evasori del ticket: a Scalea 53 persone sono state denunciate dalla Guardia di Finanza perché avrebbero ottenuto il tesserino di esenzione dal pagamento dei ticket sanitari senza averne diritto.

 L'indagine svolta dai finanzieri in sinergia con la Procura della Repubblica di Paola, ha preso in esame 3827 autocertificazioni. Incrociando i dati sono emerse le posizioni irregolari di quanti avevano beneficiato, illegittimamente, dell'esonero dai ticket. La colpa è della crisi che taglia il reddito delle famiglie italiane e svuota le casse del sistema sanitario nazionale: dal 2011 al 2012 le prescrizioni di ricette esenti dal ticket per motivi di reddito sono passate da poco più di 64 milioni a quasi 67 milioni: 2,7 milioni in più. Lo scorso anno, in Italia, il 70% delle ricette per esami, visite specialistiche, analisi di laboratorio, lastre, risonanze, ecografie e altre prestazioni di diagnostica strumentale è stato esente dal ticket: 145 milioni su 207 milioni. Una percentuale che in alcune regioni raggiunge vette da record: 86% in Campania, 84% in Calabria, 82% in Puglia, 80% in Sicilia. In Trentino Alto Adige, invece, la percentuale delle ricette sulle quali non si paga il ticket è del 53% (987 mila su 1,8 mln). Ancora più evidente lo scarto per motivi di reddito: 67 milioni su 145 milioni. Ad esempio in Campania su 11 milioni di ricette con esenzione ben 6,2 milioni lo sono per motivi di reddito. Un’enormità che ha fatto aprire gli occhi all’Asl. E i risultati sono arrivati presto, facendo evidenziare solo per la città di Napoli un danno per le casse dell'Asl Napoli 1 provocato dalle persone che negli anni hanno goduto in maniera impropria o truffaldina dell'esenzione ticket che ammonta a quattro milioni e 300mila euro circa. A denunciarlo è il direttore dell'azienda, Ernesto Esposito che è riuscito a stanare i furbetti grazie a una vera e propria task force dell'azienda che ha incrociato i dati delle autocertificazioni dei pazienti con quelli dell'anagrafe tributaria regionale. Il risultato è una cifra che supera i 4 milioni e, annuncia Esposito, ''ci stiamo già preparando a recuperare''. ''In tempi brevi - dice - chiuderemo un accordo con Equitalia o con le Poste in modo da rientrare in possesso di questa cifra''. Intanto però monta la polemica per la decisione della Regione Campania di sospendere, dal prossimo primo giugno, l'esenzione ticket E05, quello per le fasce di reddito inferiori ai 10.000 euro. La decisione è stata presa proprio per procedere con le verifiche anti-truffe, ma in attesa dell'esito di queste verifiche saranno in 600.000 a non godere più dell'esenzione.

Il commento dei medici. ''E' un fatto gravissimo - dice il presidente nazionale del Sindacato medici italiani (Smi), Giuseppe Del Barone - A essere coinvolte sono le fasce più deboli, quella parte di popolazione che si trova già in una condizione di forte disagio. Con il taglio alle esenzioni c'è il rischio che i pazienti si curino male o addirittura smettano di curarsi del tutto con un conseguente aumento delle malattie e un aggravarsi del disagio sociale''.  E se per il numero uno del sindacato dei medici di famiglia sono da condannare i comportamenti fuori legge, dall'altro lato è ferma la difesa della classe medica. ''E' grave che in passato non siano stati fatti i controlli - dice Del Barone - ma i medici non possono essere considerati responsabili di quanto accaduto. E' illogico - prosegue - che alcuni sindacati della medicina specialistica facciano passare il messaggio che da questa situazione ne traggano vantaggio proprio gli stessi colleghi specialisti. E' assurdo pensare che questi comincerebbero a offrire una sanità a basso costo e conseguentemente anche di minore qualità. La legge è legge, va rispettata da tutti e vanno colpiti i furbi. Ma bisogna scindere le questioni: guai a mettere in dubbio la professionalità e l'onestà dei medici, che si tratti di quelli di famiglia o degli specialisti ambulatoriali o ospedalieri. Idee simili sono da esposto all'Ordine. Piuttosto si dica che i medici, in questi anni, hanno ampiamente fatto la loro parte e lo dimostra che la spesa farmaceutica non è aumentata, che è diminuito il numero di prescrizioni, delle ricette e dei ricoveri''.

I dati italiani. Se a Napoli le cose vanno male, altrove non si festeggia: in Sicilia su poco meno di 11 milioni di ricette sulle quali non si paga ticket oltre 6 milioni sono esenti per reddito. E ancora. Nel Lazio su 14,7 milioni di prescrizioni con esenzione, 6,6 milioni lo sono per reddito; in Calabria 2,5 milioni su 4,3 milioni. A chiedere l'esenzione per motivi economici non sono però solo i cittadini del Sud. Al Nord, anche se con percentuali un poco più basse, sono tante le ricette esenti dal ticket per reddito. Ad esempio in Veneto su 10,6 milioni di prescrizioni con esenzione 4,5 milioni lo sono per reddito. Più o meno la stessa proporzione si registra in Emilia Romagna (4,4 milioni su 10,9 milioni), Lombardia (11,6 milioni su 25,1 milioni), Liguria (1,7 milioni su 3,3 milioni). Dal 1 luglio 2011 al 30 giugno 2012 nelle 11 Regioni che hanno reso disponibili i dati (pari a 46,5 milioni di abitanti) per le prestazioni specialistiche sono stati riscossi 1,7 miliardi di euro di compartecipazione, sommando sia i ticket che il cosiddetto super-ticket da 10 euro su visite specialistiche e analisi mediche. Ciò significa che per ogni abitante in media sono stati incassati 37 euro, cosa che porterebbe a una stima nazionale di 2,2 miliardi di euro. Secondo l'analisi, l'impatto del ticket sui cittadini che lo pagano è però ben più pesante.

La Cgil e le sue richieste.“Bisogna superare questo sistema iniquo e controproducente, decidendo di fermare i ticket previsti dal prossimo anno e, da subito, trovando una soluzione per una 'moratoria ticket' che permetta alle persone di non rinunciare alle cure”, affermano in una nota il segretario Confederale della CGIL, Vera Lamonica, e il responsabile Politiche della Salute del sindacato, Stefano Cecconi, chiedendo al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, l'avvio di “un confronto con il sindacato per affrontare l’emergenza ticket”. Un confronto che i due dirigenti sindacali ritengono “indispensabile anche perché è necessario 'mettere in sicurezza' il nostro Servizio sanitario nazionale: la tutela della salute e le cure non sono merci ma diritti universali di cittadinanza”. Secondo Lamonica e Cecconi, “esiste un’emergenza sociale che non può più essere ignorata: milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici. E’ ormai chiaro che il ticket fa male ai cittadini e ai conti del Servizio sanitario nazionale, che incassa molto meno del previsto, perché chi non può rinuncia alla prestazione o perché spesso conviene pagarla privatamente quando costa meno del ticket”, concludono. 

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Fonte: Asl Na1, Smi, Cgil

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