I certificati online sono al 98 per cento. Risparmi per 14 miliardi digitalizzando la sanità

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 18/05/2013 15:26

Sono trascorsi tre anni da quando il sistema della certificazione digitale della malattia, voluto dall’ex Ministro Brunetta, mosse i primi passi tra polemiche e problemi tecnici. Dall’aprile 2010 ad oggi sono stati trasmessi all’Inps 50.107.849 con una percentuale di trasmissione on line che ad aprile 2013 ha raggiunto il 98,1%.

I dati diffusi dal ministero della Funzione Pubblica (clicca qui per scaricare la tabella e il documento completo) confermano che ormai ogni criticità appare superata: dall’inizio dell’anno sono stati trasmessi per via telematica all’Inps 9.146.611 certificati medici. La maggioranza (7.770.896) riguardano i privati Inps, cui segue il settore pubblico (911.159) e i privati ‘non Inps’ a quota 464.556.  Le Regioni che ne hanno trasmessi di più (anche perché sono le più popolose) sono la Lombardia con 1,66 mln cui segue il Lazio con 1,14 mln e l’Emilia Romagna con 826 mila.  Da notare come per i certificati nel settore pubblico quasi la metà (50,5%) dei 911 mila totali provengano da 6 Regioni del centro sud: Lazio (130.627, ma in questo caso si deve ricordare la presenza di molti uffici pubblici centrali), Sicilia (122.246), Campania (94.216), Puglia (55.843), Calabria (33.392) e Sardegna (23.937).

Risparmi con la sanità elettronica.Ammonterebbero ad oltre 14 miliardi di euro le economia consentite dallo sviluppo della digitalizzazione in sanità. Lo afferma la sesta edizione della ricerca “ICT in Sanità: perché il digitale non rimanga solo in agenda”, presentata lo scorso 7 maggio a Milano e realizzata attraverso casi di studio e questionari rivolti a 109 Chief Information Officer, 166 Direttori generali, amministrativi, sanitari delle principali strutture sanitarie, referenti e dirigenti in ambito sanitario di 10 Regioni, un campione statisticamente significativo di Medici di Medicina Generale e di cittadini.

L’Ssn nazionale indietreggia. Il rapporto tra la spesa sanitaria pro-capite e l’efficacia è diminuita in Italia: in soli 3 anni (dal 2009 al 2012) quello che era considerato uno dei migliori sistemi sanitari del mondo è sceso dal 15° al 21° posto sui 35 sistemi sanitari censiti, collocandosi dietro ai Paesi del nord Europa, ma anche a Stati quali Slovenia, Rep. Ceca e Rep. Slovacca. I Paesi che si posizionano in cima alla classifica sostengono livelli di spesa tecnologica molto superiori a quelli affrontati in Italia.  Secondo le stime dei ricercatori dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, la spesa complessiva per la digitalizzazione della sanità italiana nel 2012 è stata di 1,23 miliardi, pari all'1,1% della spesa sanitaria pubblica. In Italia si spendono 21 euro per abitante in tecnologie informatiche, valore leggermente in diminuzione rispetto al 2011 (in cui la spesa pro-capite ammontava a 22 euro) e molto distante da quanto speso in Danimarca, Svezia, Gran Bretagna e Francia (rispettivamente 70, 63, 60 e 40 euro per cittadino).

I benefici. I benefici ottenibili dalla digitalizzazione in sanità farebbero  risparmiare circa 6,8 miliardi l'anno, di cui 160 milioni per le prenotazioni on line, 370 milioni di euro grazie alla consegna dei referti via web, 1,39 miliardi con l'introduzione della Cartella Clinica Elettronica, 3 miliardi grazie alla deospedalizzazione di pazienti cronici e all’assistenza domiciliare, 860 milioni per la dematerializzazione di referti e immagini, 860 milioni attraverso sistemi di gestione informatizzata dei farmaci, 150 milioni con il progressivo utilizzo di tecniche di virtualizzazione. A questi benefici, sono da aggiungere i possibili risparmi economici per i cittadini, grazie al miglioramento del livello di servizio reso possibile dalle tecnologie digitali, stimabili complessivamente in circa 7,6 miliardi di euro, così ripartiti: 4,6 miliardi di euro grazie ai servizi di ritiro e download dei documenti clinico-sanitari via web; 2,2 miliardi di euro attraverso soluzioni di telemedicina e assistenza domiciliare; 640 milioni di euro grazie alla prenotazione via web e telefonica delle prestazioni; 170 milioni di euro grazie alle soluzioni di gestione informatizzata dei farmaci. In particolare, per i servizi digitali al cittadino il 75% delle strutture sanitarie ha speso, nel 2012, 15 milioni e per il 2013 è previsto un incremento del 2,3% del budget. L'utilizzo dei servizi è però ancora parziale: nel 2012 solo il 7% delle prenotazioni sono state effettuate via web, solo il 13% dei referti è stato consegnato via web (13%), e solo il 6% dei pagamenti è stato fatto on line.  Altri ambiti di innovazione su cui le strutture sanitarie stanno investendo sono i sistemi per la gestione documentale e la conservazione sostitutiva, la cartella clinica elettronica, le soluzioni per la gestione informatizzata dei farmaci, i sistemi di business intelligence e clinical governance, le soluzioni per la medicina sul territorio e l'assistenza domiciliare, il cloud computing e la virtualizzazione.

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Fonte: Ministero della funzione pubblica, osservatorio Ict politecnico di MIlano

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