Primo flop delle aggregazioni di medici di famiglia: la Regione Veneto non paga, i camici bianchi si fermano

Redazione DottNet | 20/05/2013 13:35

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La riorganizzazione della sanità veneta era stata annunciata con grande clamore e enfasi, sarebbe stata una svolta epocale e un esempio per le altre regioni. Invece a due anni di distanza è un fallimento su tutti i fronti preannunciato dal Governo che ha bloccato il nuovo piano sociosanitario impugnandolo davanti alla Consulta.

Dopo il fermo delle schede ospedaliere, ora arriva una brusca frenata anche per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale. Già, perché i medici di famiglia dicono stop alla riorganizzazione delle Cure primarie che tanta meraviglia aveva destato per l’organizzazione: i piani, ricalcati sulla Convenzione nazionale di categoria, prevedevano lo sviluppo delle Aft (Aggregazioni funzionali territoriali), e la nascita nel giro di tre anni di una rete di 164 ambulatori h24 (circa 3 per distretto, con un bacino di circa 30mila assistiti e 15-20 camici bianchi ciascuno), operativi 7 giorni su 7 grazie all’integrazione tra medici di famiglia e Guardia medica. Per sostenerli era pronto uno stanziamento regionale di 21.471.000 euro, da corrispondere a tranche tra il 2012 e il 2014, ma dopo il primo finanziamento si è tutto fermato. Ma non basta: i sindacati del medici di famiglia accusano la Regione di aver ridotto nel frattempo le risorse da 21 a 15 milioni, che comunque continuano a non vedersi: due delibere attuative, dicono, sono ferme negli uffici dell’Assessorato e intanto i medici degli ambulatori che già sono stati aperti tirano avanti pagando di tasca propria personale (segreteria e infermieri) e struttura. Di qui la decisione di sospendere l’apertura di nuovi ambulatori, ufficializzata con un comunicato congiunto di tutte le sigle della mg: “E’ stato incrinato il rapporto di cooperazione, collaborazione e fiducia» si legge nella nota «che negli ultimi 20 anni ha consentito lo sviluppo di un modello d’eccellenza nella sanità italiana che purtroppo oggi è arretrato”. La riduzione di posti letto in programma nel Veneto, ricordano in conclusione i medici di famiglia, rende “improrogabile la riorganizzazione dei servizi territoriali: potenziamento delle cure domiciliari, aumento di infermieri e di personale sul territorio e negli studi, potenziamento dei distretti, organizzazione in team dei medici, continuità dell’assistenza 24 ore su 24”.

Le reazioni politiche. “Hanno ragione da vendere i medici di famiglia. Noi stiamo dalla loro parte e da quella degli ammalati”. Lo dice il capogruppo regionale di Italia dei Valori Antonino Pipitone, intervenendo sulla protesta delle sigle sindacali dei medici di base riguardo le Aft, le Aggregazioni funzionali territoriali, che dovrebbero garantire assistenza medica 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ma che non sono mai partite.  “Non è un problema di soldi - afferma Pipitone, medico di professione - ma di cosa vuole fare questa Regione per migliorare le cure primarie, il primo approccio alla salute da parte delle famiglie e degli ammalati veneti”. “Ai piani alti di palazzo Balbi manca - ribadisce Pipitone - una visione chiara sullo sviluppo della sanità, manca una vera politica sanitaria, si naviga a vista e si scarica sui medici di famiglia l'incapacità di capire e gestire positivamente la proposta di salute per gli ammalati”. “In questa vicenda - conclude il dipietrista - emerge netto il conflitto tra l'assessore Coletto e il presidente Zaia, che agisce per mezzo del segretario alla Sanità Mantoan. Un braccio di ferro che, di fatto, sta bloccando la sanità veneta”. Per quali motivi non sono stati ancora adottati i provvedimenti necessari a dare piena attuazione al progetto di Medicina di Gruppo Integrata, da anni sbandierato come il “fiore all'occhiello” del sistema sanitario veneto.  E' la richiesta che i consiglieri regionali del PD, Stefano Fracasso, Claudio Sinigaglia, Bruno Pigozzo, Sergio Reolon e Giampietro Marchese, rivolgono alla Giunta regionale con un'interrogazione presentata la scorsa settimana. I consiglieri democratici ricordano nell'interrogazione che “dal 2011 la Giunta regionale ha avviato il progetto di riorganizzazione dell'Assistenza Primaria, individuando nelle Medicine di Gruppo Integrate il modello organizzativo in grado di assicurare la continuità dell'assistenza e delle cure in modo uniforme e appropriato su tutto il territorio regionale.  Tale modello prevede la creazione di una rete regionale di Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e di Medicine di Gruppo, che dovrebbe consentire a ciascun assistito di trovare assistenza sanitaria 24 ore su 24, pur mantenendo il proprio medico di base. Si tratta - precisano i consiglieri del PD - di una vera “rivoluzione” per il sistema sanitario veneto, che ha l'obiettivo di portare le cure mediche più vicine al cittadino, evitando i disagi legati agli orari degli ambulatori e i relativi accessi impropri al pronto soccorso. Da tempo - precisano nell'interrogazione - le Aziende ULSS venete hanno predisposto i loro piani organizzativi e operativi necessari ad avviare concretamente le strutture territoriali individuate. Di contro, però, i medici di base e i pediatri non ospedalieri, che hanno dato da subito la loro piena disponibilità, esprimono forte preoccupazione e disagio per il pesante ritardo nella definizione delle risorse necessarie a dare concreta attuazione al progetto”.

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Fonte: sindacati Mmg, regione veneto, Idv