Commissione europea: rispettare il diritto al riposo dei medici dipendenti pubblici. Contratti bloccati per il 2014

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 30/05/2013 18:38

La Commissione europea ha chiesto all'Italia di rispettare il diritto dei medici che lavorano in strutture sanitarie pubbliche a periodi minimi di riposo giornaliero e settimanale, come stabilito dalla direttiva sull'orario di lavoro.

 In base alla legislazione italiana numerosi diritti fondamentali stabiliti nella direttiva sull'orario di lavoro, quali la durata media dell'orario di lavoro settimanale limitata a 48 ore e un periodo minimo di riposo giornaliero di 11 ore, non si applicano agli "amministratori" che lavorano presso il servizio sanitario nazionale. 'I diritti dei medici devono essere rispettati come prescrive la direttiva europea sull'orario di lavoro'', scrive la Commissione Ue. In base alla legge italiana infatti, molti diritti chiave contenuti nella direttiva, come il limite delle 48 ore lavorative in media a settimana e le 11 ore consecutive di riposo giornaliere, non si applicano ai manager del settore pubblico. La direttiva consente agli Stati di escludere i manager e chi ha poteri decisionali dalla legislazione Ue, ma i medici italiani del settore pubblico sono formalmente chiamati 'manager' senza necessariamente godere delle prerogative manageriali o dell'autonomia sulle loro ore di lavoro. ''Questo significa che sono ingiustamente privati dei loro diritti'', scrive Bruxelles. Inoltre, la legge italiana contiene altre regole che escludono i lavoratori della sanità pubblica dal diritto di riposo giornaliero e settimanale minimo. La Commissione ha ricevuto molti ricorsi perche', a causa della direttiva non applicata, i medici sono obbligati a lavorare molte ore consecutive senza riposo. L'Italia ha ora due mesi di tempo per modificare la legge e notificare le modifiche alla Commissione, altrimenti sara' portata davanti alla Corte di giustizia.

Il periodo minimo di riposo giornaliero per i mediciè posto a garanzia della sicurezza delle cure al cittadino e deve essere tutelato. Come ricorda la Commissione europea al Governo italiano. Soprattutto alla luce del blocco del turnover e dell'aumento dei contenziosi in sanità, frutto anche dell'enorme carico di lavoro a cui i medici sono costretti. Ora il Governo intervenga modificando la legge". Ad affermarlo è il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Costantino Troise, che commenta così il sollecito della Commissione europea che ha chiesto all'Italia di rispettare il diritto dei medici che lavorano in strutture sanitarie pubbliche a periodi minimi di riposo giornaliero e settimanale, come stabilito dalla direttiva sull'orario di lavoro. "L'Anaao ha sollevato questo problema in passato e quanto oggi suggerisce la Commissione europea non ci sorprende - aggiunge Troise - fu il Governo Prodi a stabilire la deroga per il periodo minimo di riposo compensativo per i dirigenti del Ssn, confondendo una dirigenza in piena autonomia e autogoverno con un'altra, medica, con altri contenuti professionali e che non si autodetermina". Troise ricorda come "oggi in Europa l'orario di lavoro dei medici è variabile nei singoli stati, ma - precisa - le nostre 38 ore sono tra gli orari più lunghi. E soprattutto in Europa sono più attenti ai carichi di lavoro. Mentre in Italia - conclude - per colpa di scelte politiche fatte in passato abbiamo colleghi di 68 anni che fanno ancora turni di notte e riposano poco".

Contratti pubblici bloccati per tutto il 2014e con l’incognita di un possibile sblocco per il 2015 tutta affidata al miglioramento della congiuntura economica. “Mi auguro che ci possa essere lo sblocco del rinnovo contrattuale dal 2015, ma dipende da come andrà l'economia del Paese”, annuncia il ministro della Pubblica amministrazione Gianpiero D'Alia confermando quindi di fatto il blocco degli aumenti salariali dei dipendenti pubblici fino a fine 2014.  Il blocco nel pubblico impiego fino al 2014, specifica D’Alia “non toglie che al tavolo con i sindacati la prossima settimana si possa discutere anche di questo per cercare un percorso che possa introdurre novità sul rinnovo del contratto, possiamo cominciare a discutere della parte normativa”. Le risorse, precisa, “non ci sono” perché il governo ha altre priorità “come lavoro e fisco”. D'Alia ha in ogni caso sottolineato la consapevolezza che è “un grosso sacrificio per i dipendenti pubblici ma fa parte dei sacrifici che stanno facendo tutti gli italiani”.

Protesta della Cosmed.“Dopo 5 anni di blocco contrattuale il Ministro della Funzione Pubblica, oltre ad estendere fino a tutto il 2014 il blocco, non dà alcuna garanzia sul futuro della contrattazione del pubblico impiego, “augurandosi il ritorno alla normalità nel 2015”, beninteso se l’economia del Paese lo permetterà”. La Cosmed lancia l’allarme sulla contrattazione dei dipendenti della sanità: “Il contratto resta così bloccato a tempo indeterminato. Se questa è la posizione del Governo c’è da temere il peggio per i professionisti e per la sanità. Il Governo, che nemmeno provvede alla definizione delle aree contrattuali, di fatto mira a cancellare anche l’intero contratto nazionale del triennio 2013-2015, dopo quello del 2010-2012, continuando ad erodere le risorse dei precedenti contratti, mentre mantiene il blocco del turn over e la vergognosa condizione dei 10.000 dirigenti medici e sanitari precari da anni”. Secondo il sindacato, la mancanza di nuove risorse è un pretesto per continuare a penalizzare il pubblico impiego e contribuire al progressivo smantellamento del servizio pubblico in settori vitali per la civiltà di un Paese restringendo il perimetro delle tutele. “Il Governo – chiede la Cosmed - dia un segnale positivo sul piano della contrattazione, almeno su quella aziendale, rendendosi conto che se è vero che tutti gli italiani stanno facendo sacrifici è altrettanto vero che i professionisti del Ssn hanno già pagato un prezzo altissimo in tema di peggioramento delle condizioni di lavoro e perdita del potere di acquisto”. “La frattura che il Governo sta aprendo con chi lavora per lo Stato in condizioni sempre più gravose e rischiose – continuano dal sindacato - e paga le tasse prima ancora di ricevere lo stipendio, alimenta la sfiducia nella politica e nelle istituzioni. Il Ministro della Funzione Pubblica semina vento con parole gravi fino alla provocazione. Il Governo non si meravigli se raccoglierà tempesta”.

Il rapporto della Corte dei Conti. Migliorano intanto i conti della sanità italiana. Le ''uscite complessive a consuntivo hanno raggiunto i 110,8 miliardi in termini di contabilità nazionale'' nel 2012, con una flessione di ''2,7 miliardi'' rispetto al valore previsto con l'aggiornamento del Def 2012 di ottobre a ''113,6 miliardi'', e con il disavanzo delle Regioni che si attesta intorno al miliardo (1,066 miliardi di euro) contro i quasi due miliardi del 2011 (1,826 miliardi di euro), con un calo del 41,6%. I risultati sono illustrati dalla Corte dei Conti nel 'Rapporto 2013 sul coordinamento della finanza pubblica' (clicca qui per scaricare il documento completo), ottenuti grazie al contenimento della spesa e ''all'assorbimento dei disavanzi nelle regioni in squilibrio''.  Nel Rapporto si sottolinea però che ''il settore si trova oggi di fronte a scelte impegnative'' perché ''sono forti le tensioni che si cominciano a manifestare sul fronte della garanzia di adeguati livelli di assistenza''. E ''la mancata definizione nel corso nel 2012 del nuovo Patto della salute - si osserva nel Rapporto - è la rappresentazione di sintesi della difficile fase che ancora attende la sanità nonostante i progressi che si sono compiuti in questi anni''.  Per la Corte c'è ''l'urgenza di potenziare gli strumenti a disposizione delle amministrazioni territoriali, di accelerare gli interventi di riadeguamento delle strutture e di miglioramento dell'appropriatezza delle prestazioni rese ai cittadini e di portare a regime la revisione dei meccanismi che governano il funzionamento del settore''.  Tante le criticità da affrontare secondo il rapporto, a partire da un ulteriore potenziamento del ''sistema di monitoraggio dei fattori di spesa così da meglio conciliare la necessità di contenimento dei costi con quello di una effettiva erogazione dei Lea''. Ma bisognerà anche ''avviare la definizione dei costi standard e individuare le regioni di riferimento; verificare l'effettivo operare della recente rimodulazione tariffaria e completare il processo anche per la gestione ospedaliera; accelerare la razionalizzazione della rete ospedaliera e incrementare l'appropriatezza nel ricorso ai ricoveri ospedalieri; ridefinire le regole di governance dei settore dell'assistenza farmaceutica e dei dispositivi medici; potenziare l'assistenza ai pazienti anziani e agli altri soggetti non autosufficienti; procedere nel percorso di miglioramento nella qualita' dei dati contabili, di struttura e di attività ''. Altro capitolo da affrontare quello della ''revisione della normativa che governa i Piani di rientro'', oltre a ''rivedere le problematiche relative alla mobilita' sanitaria interregionale'' e ''il tema del finanziamento degli investimenti''.

Cala la spesa per il personale. I conti della sanità migliorano per effetto delle misure di contenimento della spesa, in particolare per il personale delle Aziende sanitarie, Aziende ospedaliere, Aziende ospedaliere universitarie e IRCCS pubblici (che si è attestata a 35,6 miliardi, in calo dell'1,4% rispetto al 2011) e per la farmaceutica convenzionata (costata 9 miliardi, in calo dell'8,5%). E' quanto emerge dal 'Rapporto 2013 sul coordinamento della finanza pubblica' presentato questa mattina al Senato dalla Corte dei Conti.  Per il personale il Rapporto evidenzia che ''manifestano i loro effetti gli interventi di contenimento diretto'' introdotti nel 2009 e con la manovra del 2010 che ''ha disposto il blocco dei rinnovi contrattuali per il periodo 2011/2013''.  Sul fronte degli acquisti di beni, invece, ''il costo si mantiene superiore ai 15 miliardi aumentando del solo 0,4 per cento rispetto al 2011. All'ulteriore rallentamento della spesa (era aumentata del 2,4 e del 4,7 per cento negli scorsi due esercizi) hanno contribuito le procedure di acquisto messe in atto soprattutto dalle regioni in piano di rientro, con forme di aggregazione a più livelli (sovra-aziendale e/o regionale) o convenzioni attivate da agenzie regionali'', procedure rafforzate, si osserva, con la spending review. Sugli acquisti, precisa il Rapporto, ''ha inciso il ricorso alla distribuzione diretta dei farmaci, che continua ad essere incentivata, su tutto il territorio nazionale, per contenere la spesa farmaceutica erogata attraverso le farmacie convenzionate'' e che ''incide sul totale nella misura del 53 per cento circa ed e' incrementato rispetto al 2011 del 5,3 per cento''. Oltre alla farmaceutica convenzionata ''flette di oltre l'8,7 per cento anche l'ammontare del recupero della quota eccedente il tetto alla spesa attraverso il meccanismo del pay back (a carico delle aziende farmaceutiche)''. Il costo dei medici di medicina generale rimane sostanzialmente invariato (+0,4%) a ''6,6 miliardi'', mentre ''si interrompe il processo di crescita della spesa per specialistica da privato: +0,4 per cento l'aumento contro le variazioni del 10,4 e del 3,3 per cento dell'ultimo biennio''.  ''In sintesi - spiega il Rapporto - il freno alla crescita della spesa e' da ricondurre alla efficacia delle misure di contenimento messe in campo sia a livello nazionale (blocco dei contratti collettivi nazionali di lavoro, interventi in materia di contenimento della spesa farmaceutica), sia a livello regionale in attuazione dei piani di rientro e dei programmi operativi (accreditamento degli operatori privati con l'assegnazione di tetti di spesa e attribuzione di specifici budget, riorganizzazione della rete ospedaliera ecc.)''.

Aumentano i ticket.Nel 2012 e' cresciuto del 13,4% l'impatto dei ticket sulla specialistica (visite ed esami diagnostici) e del 5,2% per i farmaci. Lo rileva la Corte dei Conti nel 'Rapporto 2013 sul coordinamento di finanza pubblica', sottolineando che una ''reimpostazione del sistema della compartecipazione alla spesa sanitaria'' anche in vista di ''ulteriori consistenti aumenti con decorrenza dal 2014'' e' ''uno dei temi piu' urgenti''.  ''Negli ultimi anni - si legge nel Rapporto - le entrate da sistemi di compartecipazione alla spesa hanno giocato un ruolo crescente e articolato sul territorio'' e nel 2012 ''hanno subito una ulteriore accelerazione. Nel complesso le entrate di questa tipologia son risultate superiori ai 2,9 miliardi, di cui 1,5 miliardi per la specialistica e altre prestazioni e 1,4 miliardi per la farmaceutica. L'aumento rispetto al 2011 e' superiore al 9%: +13,4% per la specialistica e altre prestazioni e +5,2% per i farmaci. Guardando agli importi pro capite si va dai 64 euro del Veneto ai 32 euro della Sardegna''.  Nel Rapporto si ricorda anche che gia' nel corso del 2012 sono state esaminate diverse ipotesi di riforma del sistema dei ticket, puntando ''ad innalzare la percentuale di prestazioni soggette a compartecipazione (stimata attualmente pari al 30 per cento), accrescere le entrate regionali e garantire maggiore equita' attraverso la differenziazione dei livelli di contribuzione''. Tra le ipotesi studiate, oltre a quella del ticket-franchigia sulla base del reddito o dell'Isee, il Rapporto riferisce anche quelle di ''introdurre nuovi ticket e/o inasprire ticket gia' esistenti su alcune aree dell'assistenza ospedaliera, quali ad esempio il ricovero diurno e ordinario ed il pronto soccorso ospedaliero, e su alcune tipologie di assistenza territoriale e farmaceutica''. E si osserva anche che ''l'eventuale innalzamento da 65 a 70 anni del limite di eta' consentirebbe di rivedere la soglia per le esenzioni in base al reddito familiare rispetto ai 36.000 euro attuali''.

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