Cure primarie: troppe differenze tra le regioni

Redazione DottNet | 06/06/2013 17:11

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Diverse, in alcuni casi diversissime, anche all'interno della stessa area regionale. Per sistema di finanziamento, di erogazione dei servizi e anche di governance delle cure primarie. Sono le Regioni italiane passate sotto la lente della ricerca coordinata dall'Agenas in collaborazione con l'Università Ca' Foscari di Venezia, sui modelli dell'offerta di sanità pubblica nel Paese.

 E il risultato mostra ancora una volta che pur in presenza di un modello nazionale di sistema sanitario le Regioni continuano a presentare forti elementi di distinzione, che vanno dalla prevalenza quasi totale del pubblico a pieno mix tra pubblico e privato (come nel caso della Lombardia) a prevalenza del privato.  Per finanziamento ed erogazione dei servizi 'vince' il modello a prevalenza del pubblico per le risorse e mix nell'erogazione (8 regioni). Ma sotto il profilo della governance la maggior parte delle Regioni (14 su 21) ha una gestione 'mix-ibrida' (cioè alto numero medio di assistiti per i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta e allo stesso tempo alto 'cost-shering', cioe' alti ricavi da ticket e visite a pagamento in regime di intramoenia). Ai due 'estremi', secondo la ricerca, il modello delle Province Autonome di Trento e di Bolzano, a piu' alto grado di presenza pubblica (sia nella regolazione, che nel finanziamento, che nella governance) e quello della Lombardia, dove predomina la dimensione della coesistenza e del mix degli attori e della regolazione. La ricerca ha anche analizzato i modelli di cinque Regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Puglia) in dieci distretti, da cui e' emerso, pur con diverse esperienze positive e innovative, ''un quadro disomogeneo'' che ''puo' minare le basi dell'uguale trattamento dei cittadini''. E ci sono anche diversi fattori 'esogeni' che favoriscono questa disomogeneita', a partire dall'instabilita' politica locale, la crisi economico-finanziaria (in particolare dove ci sono i piani di rientro. Ma anche i processi di costante riforma della normativa nazionale, che rendono pu' difficile l'applicazione dei provvedimenti regionali.  

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Fonte: agenas