In Italia è record d’infetti dalla epatite C. Male anche l'anemia

Redazione DottNet | 11/06/2013 19:41

L'Italia e' il Paese europeo con il maggior numero di persone infette dal virus dell'epatite C: le stime parlano del 3% della popolazione (1,6 milioni di persone), con il 55% che si trova infetto dal cosiddetto 'Genotipo 1', il piu' difficile da trattare.

Il dato arriva dagli esperti, che oggi a Milano hanno presentato la sesta edizione del 'Premio giornalistico Riccardo Tomassetti - ricerca, innovazione e futuro in virologia'.  ''Si calcola che almeno un milione di italiani siano portatori cronici dell'infezione - commenta Massimo Colombo, direttore della Medicina Specialistica e Trapianto d'organi all'Ospedale Maggiore di Milano - e che di questi un terzo abbia sviluppato o stia sviluppando importanti malattie del fegato''. La maggior parte ha contratto il virus negli anni '70-'80 con trasfusioni di sangue infetto, oppure per l'uso di materiale sanitario non sterile. ''Ma altri 200-300mila individui l'hanno contratta a causa di comportamenti a rischio, come rapporti sessuali non protetti, piercing o tatuaggi. A tutti questi bisogna poi aggiungere un sostanzioso numero di migranti che provengono da aree con alti tassi di infezione da epatite C''.  Se l'epatite C ha le dimensioni di un'emergenza, dato che 330mila malati sono evoluti in una cirrosi epatica, l'AIDS non e' da meno: entrambi i virus sono accomunati da meccanismi di 'difesa' contro le terapie, e per questo motivo sono ancora molto difficili da sradicare. ''Non bisogna accontentarsi di mettere a punto terapie innovative - spiega Daria Hazuda, a capo della ricerca infettivologica dei Laboratori Merck - ma attivare una strategia complessiva che permetta la prevenzione, in contenimento e quando possibile l'eradicazione di queste due malattie''. Tra le terapie di ultima generazione c'e' la molecola boceprevir, che secondo gli esperti ''permette l'eradicazione del genotipo 1 dell'epatite C, con una percentuale di guarigione di circa il 70%''.  La sfida, ora, e' quindi quella di avviare le terapie il prima possibile: ma per farlo e' indispensabile che le persone con una malattia virale siano informate.

L'anemia colpisce 1,62 miliardi di persone, il25% della popolazione mondiale, causando 841.000 decessi, nonostante cio' e' una patologia ancora gravata da una condizione di sottostima, poco conosciuta dai pazienti e spesso sottostimata dai medici e per questo difficilmente diagnosticata. Aumentare la consapevolezza della malattia, garantire lo stato di salute, la qualita' di vita e la prognosi del paziente, promuovere programmi di prevenzione, facilitare l'accesso a nuovi farmaci e a nuove tecnologie sono alcuni degli obiettivi del Progetto ''Anemia Alliance Italia''. ''Quando l'anemia si presenta associata ad altre patologie come ad esempio scompenso cardiaco o nelle malattie dell'apparato digerente quali le malattie infiammatorie croniche dell'intestino, viene spesso considerata fattore di comorbidita' indotto dalla malattia di base, cosi' che viene curata solo quest'ultima patologia, immaginando di curare anche la carenza di ferro. Al contrario, l'anemia aumenta la gravita' delle condizioni patologiche di base, determinando una significativa riduzione della qualita' di vita del paziente, accrescendo spesso il tasso di mortalita' e di ospedalizzazione. E' necessario quindi che l'anemia venga curata autonomamente e con terapie mirate'', sostiene il professor Achille P. Caputi, Direttore Unita' Operativa SD di Farmacologia Clinica, Azienda Ospedaliera Universitaria ''G. Martino'' di Messina.  Poco usati, ma gia' disponibili nel nostro Paese, i farmaci iniettabili di ultima generazione che, con un'unica infusione e in tempi ancor piu' rapidi, forniscono la quantita' di ferro necessaria al paziente. La poca conoscenza di questi nuovi farmaci, costringe ad avvalersi di farmaci poco maneggevoli e che richiedono un elevato numero di infusioni. Simili risultati anche per i preparati orali che permettono di assorbire solo il 10-20% causando spesso intolleranza intestinale. ''Per la gravita' delle conseguenze sulla salute e sulla qualita' di vita dei pazienti occorre pensare ad una nuova concezione e una piu' attenta gestione dell'anemia: la multidisciplinarieta' del suo processo di diagnosi e cura, la necessita' di un legame piu' stretto ed un percorso definito tra Ospedale e Territorio. Qui in Sicilia, auspichiamo sia possibile avvalersi di una ''Rete per l'Anemia'', in modo da offrire assistenza ottimale ai residenti nelle zone periferiche dell'Isola - quelle piu' lontane dalle strutture sanitarie - come gia' esiste in Sicilia per altre patologie gravi, come l'Epatite Virale Cronica e la Leucemia Mieloide'', ha affermato il professor Antonio Craxi', Professore Ordinario di Gastroenterologia dell'Universita' di Palermo. ''L'Anemia Alliance Italia e' una piattaforma partecipativa di esperti con competenze diverse, ma con la comune missione di ridurre l'impatto dell'anemia e prevenirne complicanze e disabilita'; tra le prime iniziative ha pubblicato un position paper con le raccomandazioni dalle diverse aree terapeutiche, per una gestione piu' appropriata della patologia'', ha spiegato il professor Francesco Fedele, Direttore DAI Malattie Cardiovascolari e Respiratorie, Azienda Policlinico Umberto I e Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie Cardiovascolari dell'Universita' di Roma 'La Sapienza'. ''A Palermo parte il primo Forum a cadenza annuale per discutere lo stato dell'arte dell'anemia in Italia, cui seguiranno eventi educativi sul territorio, per la formazione della classe medica. 'Anemia Alliance Italia' sara' inoltre attiva sul fronte della ricerca, promuovendo studi clinici, epidemiologici e di costo-efficacia'', ha tenuto a precisare Fedele. 

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Fonte: premio tomassetti, anemia alliance italia

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