Cure primarie, calano gli accessi ai Ps. Troppi gli impropri

Redazione DottNet | 12/06/2013 11:13

Furono oltre 300 i milioni stanziati per finanziare progetti regionali innovativi per le Cure primarie nell’ambito del progetto Psn 2009, che assegnava al settore il 25% delle somme assegnate agli obiettivi prioritari. Con l’obiettivo di ampliare l’assistenza H24 sul territorio, che avrebbe dovuto migliorare i servizi e, in particolare, ridurre gli accessi impropri al Pronto Soccorso.

 L’Agenas ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta proprio per monitorare l’andamento dei progetti regionali realizzati con quel finanziamento, in un Quaderno monotematico della sua rivista Monitor: Assistenza h24 e riduzione degli accessi impropri al Pronto Soccorso. Giovanni Bissoni e Fulvio Moirano, rispettivamente presidente e direttore dell’Agenzia, sottolineano che la riduzione di accessi al PS è solo un aspetto del complessivo progetto di riordino: “il riordino dell’assistenza primaria, nello sviluppare programmi di medicina d’iniziativa per il trattamento della cronicità e della non autosufficienza e nel potenziare il rapporto fiduciario tra la persona e una rete di servizi territoriali, potrà anche apportare senza escludere possibili benefici in termini di riduzione degli accessi improprio al Pronto Soccorso, seppure secondari rispetto agli obiettivi specifici dei programmi di assistenza primaria”.

 

L’accesso di pazienti ai Pronto Soccorso per problemi non urgentiè una costante di tutti i sistemi sanitari, essendo “attestata tra il 9% ed il 54,1% negli USA, tra il 25,5% ed il 60% in Canada, tra il 19,6% ed il 40,9% in Europa”. In Italia la variabilità di questi accessi “impropri” è significativa nelle diverse aree geografiche: se il valore medio nazionale è del 24,18%, al sud e nelle isole sale al 30,94%, al centro invece scende al 17,98%, mentre il nord registra un 23,85%. Resta il dato complessivo, elaborato sulla base dei dati trasmessi dalle Regioni al sistema informativo Emur del Ministero della salute, che nel 2012 fa registrare un milione di accessi in meno nei dipartimenti di emergenza-urgenza in Italia rispetto al 2011, passando dai 14.479.595 del 2011 ai 13.433.427 del 2012.  Un dato che appare sorprendente anche in considerazione del fatto che la situazione di crisi economica spinge i cittadini a scegliere, anche in ambito sanitario, le soluzioni meno costose e il Pronto Soccorso ha anche questa caratteristica. La riduzione degli accessi al P.S. potrebbe allora discendere proprio dalle politiche di rafforzamento dei servizi territoriali, sostenute anche con i finanziamenti del Psn 2009, come indica il monitoraggio realizzato da Agenas. In particolare sono stati realizzati monitoraggi molto sofisticati per quattro “casi studio”, in Calabria, Emilia-Romagna, Toscana e Veneto, che hanno consentito di misurare come all’aumento dell’offerta di servizi della Medicina Generale corrisponda una riduzione di accessi “impropri” nei P.S. della stessa area. In Calabria si è indagato il caso di Lamezia Terme, dove si è sperimentato un modello organizzativo di Assistenza Territoriale Integrata , prima H12 e poi H24, dal 2011. In Emilia-Romagna si è analizzata la situazione di Parma, con un accordo con i mmg che ha prolungato gli orari di apertura degli ambulatori di medicina Generale. In Toscana il monitoraggio ha riguardato la Ausl di Empoli, dove la Casa della salute Sant’Andrea fornisce un servizio H24, alternando medici di Medicina Generale e di Continuità Assistenziale. In Veneto infine la realtà esaminata è quella del comune di Maserà, dove opera una Equipe territoriale di assistenza primaria (Etap) che garantisce un servizio H12.

 

L’analisi dei ricercatori Agenasmette in evidenza come tutti questi interventi abbiano prodotto risultati, riducendo gli accessi impropri ai PS della zona, ma che ciò avviene in modo più incisivo quando sono gli stessi medici di medicina generale a garantire la continuità del servizio ai cittadini. “L’analisi statistica condotta sulle quattro sperimentazioni selezionate dal progetto ministeriale per valutare l’impatto di alcuni specifici modelli organizzativi delle Cure primarie sull’appropriatezza del ricorso al Pronto soccorso – scrivono i ricercatori Agenas – evidenzia risultati già indicativi anche se non ancora del tutto consolidati a causa della durata al momento limitata di tali esperienze”. Comprendere limiti e punti di forza delle esperienze già realizzate è uno strumento essenziale per prendere decisioni e proprio questo è lo scopo del monitoraggio Agenas: “Questa ricerca – sottolineano Bissoni e Moirano presentandola – offre alcuni spunti di miglioramento per l’attivazione e lo sviluppo delle iniziative nell’ambito dell’assistenza primaria, utili tanto ai decision maker di diverso livello istituzionale nella programmazione e controllo quanto ai professionisti per lo svolgimento della pratica clinica”.  

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Fonte: agenas

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