Emilia Romagna, flop della ricetta elettronica. Tutto da rifare

Redazione DottNet | 17/06/2013 19:31

Un flop la ricetta elettronica in Emilia Romagna. La decisione arriva al termine di una lunga riunione tra Regione, Federfarma e Cup2000, la società a partecipazione regionale che gestisce la rete informativa sanitaria Sole.

 E pare che la causa dell’insuccesso sia da attribuire proprio alla società Sole che – è quanto affermano i manager dell’azienda - in poche settimane di sperimentazione (avviata da marzo in tre farmacie dell’imolese) hanno potuto constatare che Sole mal digerisce il Numero della ricetta elettronica (Nre), ossia il codice identificativo della prescrizione digitale. Sono stati fatti anche altri tentativi, pur di dare una risposta alle esigenze, come ad esempio era stato chiesto alle farmacie di spedire le ricette due volte, su carta e attraverso la rete informativa (che nella terminologia della Sogei diventa Sar, Sistema di accoglienza regionale), ma la cosa ha obbligato poi i farmacisti ad attuare di fatto una doppia tariffazione da cui incombenze burocratiche insostenibili. Insomma alla fine si è preferito spegnere tutto e provvedere agli aggiustamenti del caso. “Nelle prossime settimane la Regione insedierà una commissione tecnica nella quale saremo presenti anche noi - spiega Achille Gallina Toschi, vicepresidente di Federfarma Emilia Romagna -, poi il collaudo ripartirà. L’amministrazione vorrebbe da luglio, vedremo prima che cosa esce dal tavolo”. La richiesta del sindacato, in particolare, è quella che da tempo Promofarma suggerisce alle Federfarma territoriali quando c’è da trattare l’avvio delle sperimentazioni regionali: si consenta che le farmacie spediscano le ricette digitali dal Sac (Sistema di accoglienza centrale, il portale Sogei) anziché dal Sar. Si evitano adeguamenti regionalizzati nei gestionali e si semplificano le procedure e soprattutto si ha un solo interlocutore tecnologico così da far parlare tutti i sistemi regionali con un unico portale. Intanto nubi si stanno addensando anche sul Piemonte dove il Sindacato Snami annuncia che si andrà al ritiro della firma dall'accordo sulla ricetta elettronica siglato nel maggio scorso tra Medici di Medicina Generale e l'Assessore alla Sanità della Regione Piemonte Ugo Cavallera. “Il senso di responsabilità che abbiamo dimostrato con la sottoscrizione dell'accordo non ha avuto riscontri adeguati da parte degli organismi istituzionali regionali – sostengono i sindacalisti -. I patti, anche verbali, assunti, non sono stati rispettati e quindi se la Regione non rispetterà gli accordi presi il Sindacato Snami ritirerà la propria firma”.

La telemedicina in Italia. I fondi stanziati dal governo per il fascicolo sanitario elettronico sono 'un buon inizio, ma non basteranno'. Lo ha affermato il presidente della Società italiana di Telemedicina Gian Franco Gensini a margine di un congresso sulle linee guida in sanità elettronica.  Nell'ultimo decreto varato dal governo sono previsti 10 milioni per il 2014 e 5 per il 2015. ''Queste risorse sono poche - ha affermato Gensini - non basteranno, ma è importante che le Regioni comincino a spenderle. Troppo spesso si prende la mancanza di fondi come scusa per non fare neanche quello che si potrebbe. L'importante è che si inizi''.  In questo campo, hanno sottolineato gli esperti al congresso, alcune realtà locali sono già attrezzate, ma manca una visione d'insieme: ''Invece i servizi di sanità elettronica andrebbero diffusi a tutti - ha sottolineato il vicepresidente della società Mario Costa - perché le tecnologie innovative si trasformano in vite in più salvate e migliori prestazioni''. “Dallo smartphone che registra quanta attività fisica si fa durante il giorno al controllo della glicemia o della pressione da casa alla semplice possibilità di scaricare da Internet i risultati delle analisi, la Sanità italiana avrebbe spazio per una grande iniezione di telemedicina, che porterebbe a miliardi di risparmi”, affermano gli esperti riuniti a Firenze per il congresso sulle Linee Guida della Sanità Elettronica, da cui è emerso però che il nostro paese è molto indietro in queste applicazioni. Uno studio presentato durante il congresso ha stimato in 14 miliardi di euro l'anno i risparmi possibili con una 'digitalizzazione estrema' della sanità, ad esempio introducendo prenotazioni on line e cartella clinica elettronica. Più difficile stimare invece i vantaggi economici di teleassistenza e altri servizi di telemedicina, che però migliorano gli esiti soprattutto nei pazienti con patologie croniche, oltre che la loro soddisfazione. ''In Italia in passato si è avuto un approccio troppo sperimentalistico in questo settore - ha spiegato Gian Franco Gensini, presidente della società italiana di Telemedicina - c'è stato un eccesso di idee portate avanti in maniera isolata''. A contribuire a uniformare il sistema italiano, spiega Gensini, contribuiranno le linee di indirizzo su sanità elettronica del Consiglio Superiore di Sanità, attualmente in fase di condivisione con le Regioni. L'opinione diffusa è comunque che il destino della sanità sia digitale: ''La sanità elettronica è il presente, non è il futuro - ha affermato Monica Calamai Direttore generale dell'ospedale Careggi di Firenze - perché permette di portare l'ospedale dentro le case dei pazienti, e per le malattie croniche è fondamentale''.

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Fonte: regione Emilia Romagna, snami, federfarma,

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