Scaccabarozzi rieletto presidente: l'importanza del farmaco

Redazione DottNet | 03/07/2013 12:20

Massimo Scaccabarozzi è stato eletto all'unanimità alla presidenza di Farmindustria per il secondo mandato (2013-2015) dall'Assemblea dell'Associazione.

Lo rende noto l'associazione delle imprese del farmaco. Scaccabarozzi - milanese, 53 anni, laureato in Farmacia - è Presidente e Amministratore Delegato Janssen-Cilag. Presidente di Farmindustria dal giugno 2011 e componente della Giunta di Confindustria, ha ricoperto diverse cariche nel mondo associativo tra cui quella di Presidente IAPG (Italian American Pharmaceutical Group), gruppo delle aziende italiane a capitale americano, componente di Farmindustria.  L'Assemblea ha, inoltre, eletto il Comitato di Presidenza composto da cinque vice-presidenti: Lucia Aleotti (Menarini), Maurizio de Cicco (Roche), Francesco De Santis (Italfarmaco), Daniel Lapeyre (Sanofi), Emilio Stefanelli (Istituto Biochimico Nazionale Savio). Del Comitato di Presidenza fanno parte anche: Pierluigi Antonelli (MSD Italia), Nicola Braggio (Astrazeneca), Alberto Chiesi (Chiesi Farmaceutici), Daniele Finocchiaro (GlaxoSmithKline), Andrea Montevecchi (Sigma Tau), Giorgio Rende (ICI Rende).

L'assemblea di Farmindustria: “Vivere di più e meglio. Dal 1951 ricerca, nuovi farmaci, corretti stili di vita e progressi della medicina hanno contribuito ad aumentare la tua aspettativa di vita di 3 mesi ogni anno. Sei ore al giorno, anche oggi. Quindici secondi al minuto”. È lo slogan scelto da Farmindustria per presentare “L’orologio della vita” che durante l’Assemblea pubblica in corso oggi a Roma misurerà ore, minuti  secondi guadagnati da ciascuno di noi. “E farmaci e vaccini – sottolinea il neo Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi – rivestono un’importanza così grande per la qualità della vita delle persone, da far trascurare talvolta il ruolo per la crescita economica delle imprese che li rendono disponibili grazie a investimenti, ingenti e ad alto rischio, e a processi di R&S lunghi e complessi. E questo accade anche in Italia, che è seconda in Europa solo alla Germania per numero di imprese e per valore della produzione farmaceutica”. A confermarlo i dati recenti di Istat e Banca d’Italia, “che mostrano – spiega Scaccabarozzi – come le imprese del farmaco figurino al primo posto nel panorama manifatturiero per competitività, produttività, intensità di R&S, esportazioni, qualità delle Risorse Umane. Con la sua capacità di produrre e di innovare, l’industria farmaceutica in Italia è una leva importante di sviluppo, non un costo, e come tale dovrebbe essere considerata.”
Per tornare a crescere, l’Italia deve incrementare la produttività superando i vincoli strutturali del Paese e creando le condizioni perché possa aumentare quella delle singole imprese. E per Farmindustria è importante misurare i risultati dei vari settori, valorizzando quelli che hanno maggiori possibilità di crescita: farmaci in testa. I numeri danno l’idea del perché: 174 fabbriche, 63.500 addetti (90% laureati o diplomati), 5.950 alla R&S, 26 miliardi di produzione (67% dovuti all’export), 2,4 miliardi di investimenti (1,2 in R&S e 1,2 in produzione), +44% la crescita dell’export durante la crisi (2007-2012), contro il + 7% della media manifatturiera. Un complesso che tuttavia si trova ad attraversare una fase non facile, ricordano gli industriali: dal 2006 al 2012 sono andati persi 11.500 posti di lavoro, un calo (-15%) molto più grave rispetto a quello degli altri Paesi (-6%). Gli investimenti, malgrado negli ultimi 5 anni siano complessivamente cresciuti, nel 2012 si sono ridotti del 2,5%.  La  Banca d’Italia evidenzia inoltre che attività produttiva e grado di utilizzo degli impianti sono scesi a partire dalla seconda metà del 2012. E le previsioni indicano che il calo si protrarrà per tutto il biennio 2013-2014 (-3% complessivamente), aumentando così i rischi di ulteriori riduzioni dell’occupazione. Inoltre i pagamenti della P.A. sono in media di quasi 250 giorni, con punte di oltre 600, per un credito totale vantato dalle imprese di 4 miliardi (circa il 30% del fatturato a ricavo industria derivante della spesa pubblica), di cui 1,7 relativo a contratti firmati da inizio 2013.

Le proposte di Farmindustria: - siglare un Patto di stabilità di 3 anni senza modifiche del quadro normativo. Le imprese del farmaco negli ultimi 11 anni hanno subito 44 manovre e 4 nel 2012;
- assicurare un rapido accesso ai nuovi farmaci e vaccini. Non è più tollerabile che medicinali per patologie importanti arrivino in Italia anche con 2 anni di ritardo rispetto ai big Ue e che alcuni farmaci  innovativi siano disponibili solo in alcune Regioni;
- superare la frammentazione regionale in Sanità riequilibrando i poteri e le competenze fra Stato e Regioni;
- definire una “cabina di regia” tra Ministeri dello Sviluppo Economico, della Salute, dell’Economia e delle Finanze, del Lavoro e delle Politiche Sociali per rendere compatibili politiche sanitarie e crescita industriale del Paese, rafforzando il ruolo del Tavolo per il settore farmaceutico istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico;
- prevedere un ruolo attivo del Ministero dello Sviluppo Economico all’interno dell’Agenzia Italiana del Farmaco;
- eliminare i tetti per singolo farmaco e per classi terapeutiche essendo la governance della spesa garantita dai tetti generali;
- assicurare, nel rispetto dell’appropriatezza, la libertà prescrittiva del medico nella scelta terapeutica, senza vincoli di carattere economicistico né discriminazioni verso i prodotti con marchio. Misure da accompagnare alla semplificazione burocratica, al rispetto della proprietà intellettuale, alla valorizzazione della presenza industriale attraverso il riconoscimento del marchio, allo sviluppo di Fondi Sanitari integrativi. Senza dimenticare l’introduzione di meccanismi graduali di compartecipazione equa del cittadino, che prevedano esenzioni per patologie e/o livello di reddito, e una più efficiente offerta di beni e servizi applicando i costi standard a tutte le voci di spesa sanitaria. Il farmaco – concludono gli industriali – è infatti oggi l’unico bene della salute che ha un costo standard, decisamente più basso che nel resto d’Europa. E, come riportato nelle Relazioni della Banca d’Italia e della Corte dei Conti, la spesa farmaceutica è in calo a differenza di altre voci della sanità.

Il ministro Lorenzin. Una ''legge quadro che tenga nel nostro territorio italiano l'industria farmaceutica e le migliaia di lavoratori altamente qualificati che vi lavorano''.  E' la priorita' annunciata dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenuta all'assemblea pubblica 2013 di Farmindustria. Questo, ha detto Lorenzin, "non può non essere interesse del Governo. Dobbiamo cioé bilanciare la sostenibilità della spesa ed il mantenimento del sistema industriale in Italia".  A questo proposito, Lorenzin ha ricordato come ben il 12% del pil "si muova intorno alla sanità italiana". Cambiamenti e riforme che possono essere fatti anche a costo zero, ma c'é un punto, ha detto il ministro, che non può essere a costo zero: "é fondamentale investire sulle infrastrutture sanitarie e tecnologiche".  Lorenzin, dinanzi alla folta assemblea di Farmindustria, ha quindi sottolineato che il comparto farmaceutico "gioca una partita strategica per l'Italia. Dal punto di vista sanitario - ha rilevato - noi produciamo innovazione scientifica e partendo da ciò - ha detto - l'altra sfida cui dare risposta è quella dei costi, per renderli sostenibili rispetto ad una spesa sanitaria che deve essere sotto controllo". Riferendosi quindi all'ambito dei farmaci innovativi, Lorenzin ha ribadito che è fondamentale "garantirne l'accesso dalla Sicilia alla Lombardia: su questo - ha avvertito - non credo che possiamo tirarci indietro". Tutti fronti, quelli evidenziati dal ministro, che necessitano però di una prima condizione fondamentale: "dare stabilità al sistema industriale per permettere appunto all'industria - ha concluso - di rimanere in Italia".  Per quanto riguarda la spesa sanitaria il ministro ha detto che "il primo paletto è niente più tagli lineari alla sanità: è impossibile che le Regioni possano riorganizzarsi con altri tagli lineari". Ciò significa, ha rilevato, "che dobbiamo trovare una cornice in cui riorganizzare i tagli alla spesa improduttiva per reinvestirli in sanità. Abbiamo un luogo dove fare ciò, che è - ha concluso - il patto per la salute".  Negli ultimi anni, ha sottolineato il ministro, la spesa sanitaria "é stato comparto più aggredito". Il settore, ha proseguito, "ha già dato e bisogna dunque entrare in una seconda fase". E' dunque vero, ha ribadito, "che la spesa sanitaria è stata la più aggredita di tutte, ma questa è stata una strada necessaria perché il sistema era andato fuori controllo ed a rischio era lo stesso sistema universalistico". Ciò però, ha concluso, "non vuol dire che non si possono cambiare le cose che non vanno".

Se l’articolo ti è piaciuto inoltralo ad un collega utilizzando l’apposita funzione

Fonte: farmindustria

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato