Enpaf, aumentano i crediti per contributi non versati

Redazione DottNet | 09/07/2013 15:01

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Nel 2012 i crediti dell’Enpaf per contributi obbligatori non versati dagli iscritti nel corso dell’anno sono aumentati del 20% circa rispetto ai dodici mesi precedenti. E’ la fotografia della crisi che arriva dall’ultimo consuntivo dell’ente di previdenza dei farmacisti. Un’immagine da leggere in controluce, alla ricerca non tanto di segnali d’allarme quanto piuttosto di elementi che aiutino a capire e reagire.

  E’ appunto il caso dei dati relativi alle quote soggettive: i contributi 2012 che i farmacisti iscritti alla cassa non hanno versato ammontano a 9,2 milioni di euro. Rispetto al totale dei contributi incassati dall’Enpaf – 158,6 milioni di euro – si tratta di una cifra decisamente contenuta, poco più del 5,8%. Nessun rischio, quindi, per la stabilità dei conti dell’ente. Merita invece attenzione il trend: nel 2011, i contributi annuali non riscossi si erano fermati a 7,4 milioni di euro, nel 2010 6,8 milioni, nel 2009 6,3 milioni, nel 2008 poco più di 5 milioni. In parole povere, aumenta nel tempo il numero di coloro che per vari motivi non riesce a pagare la quota contributiva obbligatoria. Ci saranno i soliti sbadati e va messa in conto la quota fisiologica di “furbetti”, ma è evidente che una crescita così netta si può spiegare soltanto con la crisi. Che colpisce tutte le categorie della professione: in quattro anni i crediti Enpaf sulla contribuzione sono poco meno che raddoppiati di valore.  La prova del nove si ottiene dai dati del consuntivo 2012 sui crediti pregressi (relativi cioè agli esercizi finanziari precedenti) che l’ente ancora non è riuscito a riscuotere: in tutto sono 19,3 milioni di euro, anche in questo caso un 20% circa in più rispetto ai 15,3 del 2011. E pure qui il trend è in netta salita: erano 14,8 milioni nel 2010 e 9,7 due anni prima nel 2008. In soldoni, aumenta il numero di farmacisti che non riesce a versare i contributi dell’anno in corso e aumenta anche il numero di quelli che non riescono a pagare quote “saltate” negli anni precedenti. Intanto Equitalia ha allungato fino a 30 anni le dilazioni praticabili sulle somme in riscossione.

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Fonte: enpaf, federfarma