Codici invita a segnalare casi di malasanità. Il ruolo degli avvocati

Redazione DottNet | 10/07/2013 18:42

professione sanità-pubblica malasanità

Undici casi di presunta malasanità in meno di un mese. E' quanto denuncia il Codici (Centro per i diritti del cittadino) riportando i casi resi noti dalla stampa nelle ultime 4 settimane in Italia.

 ''Nonostante i numeri parlino chiaro - commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici - e descrivano una realtà tutt'altro che rosea, i nostri parlamentari si mobilitano andando in direzione contraria a quella che è la tutela del malato ed il diritto alla salute. Alla Commissione Affari sociali del Parlamento sono all'esame le 'Disposizioni in materia di responsabilità professionale del personale sanitario', che prevedono la deresponsabilizzazione dei medici''.  Il Codici, si legge in una nota, si indigna e protesta ed invita i cittadini a segnalare casi di malasanità. Lo sportello ''Indigniamoci'' ed i suoi legali offriranno consulenze e assistenza legale. Casi che appassionano anche gli avvocati che cercano di reclutare i familiari del defunto, convincendolo del fatto che il povero estinto (magari ultraottantenne e malato terminale) “poteva forse non morire se fosse stato curato con maggiore professionalità”. Persuadendo, così, il congiunto del morto ad avviare un’azione legale per colpa medica.  Tuttavia queste azioni penali, nella stragrande maggioranza dei casi, non si trasformano neppure in processo: vengono archiviate nove denunce su 10. E meno ancora in condanne: un medico su cento subisce una condanna. L’aumento di esposti, rispetto agli anni precedenti, è verosimilmente, nella maggior parte dei casi, frutto di tentativi di manovre speculative. Tant’è che, come detto, solo una minima parte delle denunce evolve in processo. Il 99% di questi procedimenti nasce dalla denuncia di privati. Vale a dire di familiari di pazienti deceduti. E solo l’1% su iniziativa della polizia giudiziaria. Questo la dice lunga sulla effettiva responsabilità dei medici. Sta di fatto, comunque, che l’aumento dei procedimenti non vuol dire che i medici sbagliano di più. Ma che ci sono più denunce determinate, come abbiamo detto all’inizio, dal suggerimento di avvocati spregiudicati. Ma torniamo alla polemica sulle assicurazioni: la quotazione dipende da una serie di elementi con un costo che varia, per esempio, se il medico è un ospedaliero o un libero professionista. Nel primo caso il medico, coperto già da un’assicurazione dell’ospedale, contrae una polizza solo per la cosiddetta ”colpa grave”. Per esempio un ginecologo che lavora al policlinico ha una tariffa ridotta. Ma se è un libero professionista la cifra lievita moltissimo. In soldoni un ginecologo libero professionista paga tra i 14mila e i 24 mila euro. Il ginecologo dipendente di una struttura ospedaliera, sempre per la colpa grave, paga sette-ottomila euro all’anno. In ogni caso la compagnia chiede al cliente di compilare una sorta di questionario per poter definire la quota da pagare. Per la somma finale uno dei riferimenti più importanti, ovviamente, è il massimale che la compagnia è disposta a risarcire in caso di danni gravi. Le categorie più a rischio, lo ricordiamo, oltre a quelle dei ginecologi sono quelle dei chirurghi plastici e degli ortopedici: un ortopedico libero professionista paga mediamente dodicimila euro.

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Fonte: Codici, sindacati