Lorenzin, stiamo lavorando per rinviare l’assicurazione obbligatoria

Redazione DottNet | 16/07/2013 15:40

La scorsa settimana Raffaele Calabrò capogruppo Pdl presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ci aveva preannunciato che si sta lavorando su un rinvio dell’obbligo di assicurazione.

Un’altra conferma questa volta arriva dal ministro Lorenzin che rilancia proprio sul tema dell’obbligo di assicurazione per i professionisti che dovrebbe scattare il 13 agosto. “Sulle assicurazioni – spiega il Ministro - stiamo lavorando al regolamento. Va precisato però che il decreto Balduzzi prevedeva un termine (scaduto il 30 giugno) e ciò ci ha posti davanti ad un lavoro non portato a compimento. Ciò non toglie che dobbiamo dare risposte certe sui problemi assicurativi”. Sulla proroga il ministro è stato chiaro “Me la stanno chiedendo in modo molto forte anche dal Parlamento e quindi stiamo valutando sul come procedere, anche se siamo al Governo da appena due mesi. Di certo c’è da dire che prima del 13 agosto daremo una risposta certa”. Calabrò sull’argomento è stato chiaro: “Una legge sul rischio clinico non è materia tecnica: la posta in gioco è alta toccando la libertà del medico di lavorare in serenità, in piena coscienza e scienza, e ciò nell'interesse esclusivo del diritto alla salute sancito all'art.32 della Costituzione. Oggi, invece, i camici bianchi vivono con il timore di doversi imbattere in cittadini dalla denunzia facile, avvocati che offrono patrocino legale gratuito fuori gli ospedali e premi assicurativi dai prezzi proibitivi, anche di 10mila euro l’anno. Cifre che penalizzano ovviamente i più giovani”. E questa potrebbe essere la nuova norma: La responsabilità civile dev’essere a carico della struttura sanitaria, fermo restando che il paziente, che sia realmente vittima di dolo o colpa grave da parte del professionista, ha diritto a vedersi risarcito il danno dal professionista. Un’altra novità è contenuta nell’articolo 5, che prevede un tentativo obbligatorio di conciliazione tra il danneggiato (o gli eventuali aventi diritto al risarcimento) e il professionista. L’obiettivo è cercare di ridurre la mole del contenzioso, che sta facendo lievitare i costi della medicina difensiva, con cui si intendono tutte le pratiche messe in atto dal medico per difendersi da eventuali azioni civili e penali dei pazienti. La legge deve anche prevedere un'unità di risk management capace di prevenire e valutare gli errori sanitari: un medico che lavora in condizioni sempre più difficili per i continui tagli inferti al sistema sanitario, eccesso di ore di straordinario per carenza di personale, sovraffollamento dei Pronto Soccorso, può più facilmente cadere in errore non imputabile alla sua sola condotta. “La responsabilità civile – aggiunge Calabrò -  dev’essere a carico della struttura sanitaria, fermo restando che il paziente, che sia realmente vittima di dolo o colpa grave da parte del professionista, ha diritto a vedersi risarcito il danno dal professionista. Un’altra novità è contenuta nell’articolo 5, che prevede un tentativo obbligatorio di conciliazione tra il danneggiato (o gli eventuali aventi diritto al risarcimento) e il professionista”. L’obiettivo è cercare di ridurre la mole del contenzioso, che sta facendo lievitare i costi della medicina difensiva, con cui si intendono tutte le pratiche messe in atto dal medico per difendersi da eventuali azioni civili e penali dei pazienti. La legge deve anche prevedere un'unità di risk management capace di prevenire e valutare gli errori sanitari: un medico che lavora in condizioni sempre più difficili per i continui tagli inferti al sistema sanitario, eccesso di ore di straordinario per carenza di personale, sovraffollamento dei Pronto Soccorso, può più facilmente cadere in errore non imputabile alla sua sola condotta.

Denunce al Tdm: Quasi due cittadini su dieci (il 17,7%) nel 2012 hanno chiamato il Tribunale del malato per casi di presunto errore medico, in crescita di un punto e mezzo rispetto al 2011 (16,3% delle segnalazioni). Il dato emerge dal XVI Rapporto Pit salute, presentato oggi a Roma al ministero della salute, secondo il quale c'è comunque una diminuzione di presunti errori diagnostico-terapeutici, passati dal (62,7% delle segnalazioni del 2011 al 57% del 2012). Si sbaglia diagnosi, almeno nelle lamentele dei cittadini, soprattutto nell'area oncologica, che rappresenta il 27,3% delle chiamate per presunti errori medici, dato in lieve aumento rispetto al 26,5% del 2011. La seconda area più segnalata per errori o malpractice resta l'ortopedia, che si attesta ad un 14,3% (ma rimane in testa per gli errori terapeutici, con il 32,1% delle segnalazioni) e a seguire l'area della ginecologia ed ostetricia con il 9,1% delle segnalazioni. E lo scorso anno sono aumentano di molto le segnalazioni riguardanti le condizioni delle strutture sanitarie, passando dal 15% del 2011 al 23% del 2012. È un dato preoccupante, considerato che l'anno scorso avevamo addirittura registrato una lieve flessione, mentre sono 'stabili' (intorno al 12%) le segnalazioni sulle disattenzioni del personale sanitario, ovvero tutti quei comportamenti che, pur non avendo causato un danno, rappresentano procedure incongrue e potenzialmente rischiose. Una delle aree nelle quali si riscontrano casi di malpractice risulta essere anche l'utilizzo di protesi difettose. Si tratta del 3,4% dei casi, in particolare relativi a protesi mammarie e protesi d'anca.

Gli errori in ostetricia: secondo lo studio Marsh (clicca qui per il documento completo) i parti sono una delle fonti di rischio più elevato e la fase più delicata è il travaglio, durante il quale si concentrano quasi la metà dei sinistri denunciati. L'analisi ha passato al setaccio le richieste di risarcimento specifiche per eventi reclamati in seguito a parti avvenuti in circa 82 strutture sanitarie tra il 2004 e il 2011 –; seguono poi gli errori in fase espulsiva 21%, l’errore anestesiologico 8%, l’errore nell’apposizione del forcipe 6%, i problemi durante la rianimazione neonatale 5%, i problemi nell’esecuzione dell’episiotomia 7% e l’errore diagnostico 4%. Sulla base del campione analizzato, sono 85 le richieste di risarcimento all’anno (80 secondo la precedente edizione del report) e circa 3,75 per ogni singola struttura sanitaria, per un totale di 665 negli otto anni di analisi (2004-2011) su un campione medio annuo di circa 158 mila nascite. A livello nazionale il dato è di 8,3 eventi ogni 10 mila bambini nati, in riduzione del 7% rispetto al report precedente. Il valore assicurativo di ogni nato è pari a 208 euro, in aumento del 20%. Le strutture di base hanno un tasso di eventi denunciati pari a 10 ogni 10 mila parti, gli ospedali specialistici 6, i policlinici 3,3 e gli ospedali monospecialistici ad ambito ostetrico ginecologico e materno infantile il tasso di eventi è di 9. I casi di richieste di risarcimento danni in seguito a parti cesarei sono il 21,5% mentre il 78,5% è legato a parti fisiologici. In quasi 9 casi su 10 l’evento è riferito a problematiche collegate al bambino e solo 1 su 10 alla madre, con un 13% che ha comportato il decesso della madre o del bambino.
A livello economico negli 8 anni di analisi sono stati risarciti complessivamente 43 milioni di euro con un liquidato medio di 368 mila euro mentre sono riservati circa 132 milioni di euro con una riserva media di 274 mila euro. Nella terza edizione sono state analizzate le tipologie di lesioni che possono essere così riassunte: 41% per sofferenza fetale, 15% per distocia di spalla, 9% per abrasioni sul bambino, 8% per abrasioni sulla madre, 8% per problematiche anestesiologiche e rianimatorie, 4% per emorragie materne, 2% per malformazioni genetiche. La tipologia di richieste di risarcimento è in prevalenza stragiudiziaria (63%) seguita dai procedimenti civili (29%) e da quelli penali (8%), con tempi di denuncia che si stanno accorciando nel tempo. Il 45% delle richieste danni viene denunciata entro un anno e un ulteriore 15% entro due anni. Complessivamente entro 3 anni viene denunciato il 70% delle richieste, per arrivare al 91% entro i 6 anni. Resta ancora alto il numero di richieste aperte e riservate pari al 72%, percentuale invariata rispetto all’edizione precedente. Le pratiche chiuse sono quasi il 17% e quelle senza seguito sono il 6%.
In questa terza edizione sono stati analizzati anche i casi di medmal per problematiche legate al parto anche nella sanità privata; in questo caso il campione di riferimento è più ristretto con una conseguente numerosità di richieste danni inferiore. Lo studio nella sanità privata è stato effettuato su 10 strutture e complessivamente sono state analizzate circa 80 richieste danni. La media è di circa 10 sinistri complessivi annui e di circa 2,5 eventi per singola struttura. Il 73% delle richieste danni è stragiudiziario mentre il 12% è un procedimento civile ed un restante 9% e un procedimento penale. La maggior parte delle pratiche è ancora aperta e riservata (66%), il 17% è chiuso e il 17% è senza seguito. A livello economico negli 8 anni di analisi sono stati risarciti complessivamente 1,5 milioni di euro con un liquidato medio di 114 mila euro, mentre sono riservati circa 9 milioni di euro con una riserva media di 168 mila euro. Secondo un primo confronto, i tempi di denuncia delle richieste danni nelle strutture private sono analoghi rispetto a quelle degli ospedali pubblici. Mediamente si può affermare che avvengono meno eventi negli ospedali pubblici e che quelli che accadono degli ospedali privati sono risarciti con importi inferiori.

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Fonte: ministero della salute

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