Liste di attesa infinite, malasanità, costi: fotografia dell’Ssn

Redazione DottNet | 16/07/2013 16:57

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Liste di attesa che ormai sembrano quasi infinite, visto che per fare una mammografia si è costretti ad aspettare fino a 13 mesi. E non va meglio per una visita urologica o pneumologica (un anno), o per un ecodoppler o una colonscopia, per i quali si attende fino a 9 mesi.

 E' la fotografia scattata dal Rapporto Pit Salute 2013 del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva (clicca qui per scaricare il documento completo), presentato ieri al ministero della Salute, che ha raccolto nel 2012 27.491 segnalazioni da parte dei cittadini. Le difficoltà relative alle lunghe liste d'attesa sono la prima voce tra le difficoltà riscontrate dai cittadini nell'acceso ai servizi sanitari, il 74,3% del totale (37,2% riguarda le attese per gli esami diagnostici, mentre il 29,8% fa riferimento alle visite specialistiche).

I tempi di attesa:Sono oncologia e ginecologia e ostetricia a prendere la maglia nera nei ritardi all'accesso alle cure. In particolare i ritardi sono in oncologia con il 17,5% delle segnalazioni (20,4% nel 2011) e ginecologia e ostetricia con il 13,6% (nel 2011 14,3%). I valori di Cardiologia e Gastroenterologia rimangono sostanzialmente invariati, rispettivamente con un 9,8% e un 9,7%. Per la specialistica è invece l'oculistica ad essere segnalata come maggiormente a rischio e rappresenta da sola circa un quarto delle segnalazioni (25,6%, mentre era 18,5% nel 2011). Le visite cardiologiche, con un dato anch'esso pari al 25% del totale (il valore era dell'11,5% nel 2011), sono un altro ambito di disagio, assieme a quelle ortopediche (dato 2012: 15,1%; dato 2011: 17%). E i tempi di attesa nella sanità pubblica sono in cima alla lista delle lamentele, anche perché da un anno all'altro, la situazione in molti casi, anziché migliorare peggiora: per una mammografia, infatti, nel 2011 si attendavano, mediamente, 'appena' 11 mesi; per un ecodoppler 6 mesi; per una visita urologica 11 mesi. Un'altra parte rilevante delle segnalazioni (28,1%) si concentra attorno alle richieste di ricovero per intervento chirurgico, mentre quasi il 5% rappresenta gli accessi per terapie oncologiche, quali chemioterapia e radioterapia. Tra le altre segnalazioni: il maggiore ricorso all'intramoenia a causa proprio dei tempi eccessivi nel pubblico (15,4%) e l'insostenibilità dei costi dei ticket (10,3%).

I costi e il privato:Liste di attesa sempre più lunghe, ticket che pesano sempre più sulle prestazioni, fino a rendere più conveniente le cure nel privato, dove peraltro nemmeno si è costretti ad aspettare.  E il problema dei costi, in piena crisi economica, è tra i più sentiti, circa il 12% delle segnalazioni e sul podio i ticket guadagnano il terzo posto (in cima i farmaci, seguiti dalle prestazioni intramoenia). ''La situazione economica - spiega Cittadinanzattiva - ha assunto nel nostro Paese una gravità particolare a causa della mancata individuazione di misure di rilancio e di spinte all'innovazione e alla crescita. Se ieri il cittadino si rassegnava alla necessità di pagare per sopperire a un servizio carente, sospeso o intempestivo, oggi vi rinuncia''. Soprattutto per il peso dei ticket sulla diagnostica e la specialistica (16,3% delle segnalazioni), eccessivamente gravosi dal punto di vista economico, tanto da diventare ''un vero e proprio ostacolo alle cure'', come hanno dimostrato anche i dati del Censis (oltre 9 milioni di italiani rinunciano alle cure) e uno studio dell'Agenas (che mostra una diminuzione delle prestazioni a carico del ssn dell'8,5% delle prestazioni erogate a carico del Ssn). Oltre mille euro spesi di tasca propria per i farmaci, circa 900 per avere prodotti di qualità o in quantità accettabili quando c'è bisogno di protesi o altri ausili. E quasi 14mila euro l'anno per accudire un familiare anziano in una struttura residenziale, o in alternativa, almeno più di 8mila per affidarsi a una badante. Nelle difficoltà di accesso, il problema più sentito dai cittadini-pazienti nel 2012, quello ai farmaci appare l'ambito maggiormente gravoso in termini economici ed è stato segnalato nel 25,7% dei casi. Per quanto riguarda i farmaci in fascia A i cittadini sono costretti a pagare una differenza di prezzo maggiore tra il generico e il griffato. I pazienti, in particolare quelli affetti da patologia cronica e rara, devono pagare di tasca propria farmaci in fascia C, arrivando a spendere in media all'anno 1127 euro, o parafarmaci (1297 euro), nonostante siano per loro indispensabili e insostituibili, e ne debbano fare uso per tutta la vita.  Per quanto riguarda l'assistenza protesica ed integrativa (6,9% delle segnalazioni), i cittadini sono costretti a pagare in media fino a 944 euro annui per avere prodotti di qualità o in quantità accettabili. Oggi i cittadini non hanno accesso gratuito a dispositivi innovativi, personalizzati e di qualità, se non pagando di tasca propria cifre davvero elevate. Se guardiamo alle persone con stomia ad esempio, sono costrette a utilizzare dispositivi di qualità davvero carente, con pesanti ricadute sullo stato di salute, sulla qualità della vita, senza considerare i costi aggiuntivi che ne derivano per il SSN. Se poi in una famiglia è presente un invalido o un anziano, si osserva nel rapporto, c'è davvero di che preoccuparsi: strutture residenziali dai costi esorbitanti (problema indicato nel 7,6% delle segnalazioni), per le quali i cittadini arrivano a pagare in media all'anno 13.946 euro. Gli assegni di cura eliminati o inesistenti e l'insufficiente assistenza domiciliare costringono le famiglie a rivolgersi a badanti privati, determinando un aggravio di costi notevole che arriva in media a circa 8.488 euro annui.

Malasanità:Quasi due cittadini su dieci (il 17,7%) nel 2012 hanno chiamato il Tribunale del malato per casi di presunto errore medico, in crescita di un punto e mezzo rispetto al 2011 (16,3% delle segnalazioni). Secondo il rapporto c'è comunque una diminuzione di presunti errori diagnostico-terapeutici, passati dal (62,7% delle segnalazioni del 2011 al 57% del 2012).  Si sbaglia diagnosi, almeno nelle lamentele dei cittadini, soprattutto nell'area oncologica, che rappresenta il 27,3% delle chiamate per presunti errori medici, dato in lieve aumento rispetto al 26,5% del 2011. La seconda area più segnalata per errori o malpractice resta l'ortopedia, che si attesta ad un 14,3% (ma rimane in testa per gli errori terapeutici, con il 32,1% delle segnalazioni) e a seguire l'area della ginecologia ed ostetricia con il 9,1% delle segnalazioni.  E lo scorso anno sono aumentano di molto le segnalazioni riguardanti le condizioni delle strutture sanitarie, passando dal 15% del 2011 al 23% del 2012. È un dato preoccupante, considerato che l'anno scorso avevamo addirittura registrato una lieve flessione, mentre sono 'stabili' (intorno al 12%) le segnalazioni sulle disattenzioni del personale sanitario, ovvero tutti quei comportamenti che, pur non avendo causato un danno, rappresentano procedure incongrue e potenzialmente rischiose.  Una delle aree nelle quali si riscontrano casi di malpractice risulta essere anche l'utilizzo di protesi difettose. Si tratta del 3,4% dei casi, in particolare relativi a protesi mammarie e protesi d'anca. 

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Fonte: ministero della salute, cittadinanzattiva