Export, cresce il farmaceutico

Redazione DottNet | 17/07/2013 20:09

Nel 2012, nonostante la “fase di rallentamento nel ritmo degli scambi” e la fase di recessione in atto, le imprese esportatrici italiane hanno aumentato le vendite oltre confine del 3,7 per cento.

È uno dei dati compresi nella 27esima edizione del Rapporto Ice presentato a Roma assieme all’annuario statistico Istat-Ice 2013. Un risultato cui ha contributo la maggiore competitività dei prezzi dei prodotti industriali nostrani anche grazie all’andamento dei tassi di cambio. Dati che hanno portato a un miglioramento del saldo commerciale, passato da un saldo negativo di –25,5 a uno positivo di 11 miliardi di euro tra 2011 e 2012, nonostante il passivo ancora elevato della voce energetica (superiore a 60 miliardi di euro). La crescita delle esportazioni p stata trainata soprattutto i prodotti energetici raffinati, i farmaceutici, gli alimentari, la gioielleria, gli articoli in pelle e i prodotti in metallo. “Tra i settori che trainano l'export c'è quello farmaceutico, che però sconta una contrazione del mercato interno che mette a rischio le produzioni nazionali, che le grandi aziende straniere potrebbero delocalizzare”, commenta Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. “La situazione della farmaceutica italiana è contro natura - afferma Scaccabarozzi - di solito si dovrebbe avere un mercato interno florido che favorisce le esportazioni. Nel nostro caso i continui tagli alla spesa hanno fatto sì che il mercato interno sia in contrazione continua, e questo potrebbe indurre gli investitori stranieri a decidere di portare la produzione in paesi dove si vende di più''. Per il rilancio del settore, ha spiegato il presidente di Farmindustria, serve prima di tutto più stabilità, e la fine dello stillicidio continuo di tagli.  ''Al tavolo sul settore che si è tenuto al ministero della Salute ho visto una grande disponibilità - sottolinea - confido in una sorta di 'patto di stabilità' con le istituzioni. Noi abbiamo avanzato anche una serie di proposte a costo zero ma molto importanti per noi, che speriamo vengano accolte, a partire dall'utilizzo dei dati Aifa e non di quelli comunicati dalle Regioni per il monitoraggio della spesa ospedaliera''. In crescita, e in controtendenza rispetto al 2010, anche il numero delle aziende esportatrici, soprattutto grazie agli operatori più piccoli: migliaia di imprese di piccole e piccolissime dimensioni si sono affacciate all’estero, spesso per la prima volta. Insieme al continuo ingresso di nuove imprese esportatrici i dati confermano che la crisi ha avviato un processo di selezione tra le imprese stabilmente esportatrici, testimoniato dalla generale diminuzione della loro numerosità negli ultimi anni. Resta evidente la difficoltà per l’Italia di attrarre investimenti, non solo a causa del rallentamento della domanda mondiale.

Se l’articolo ti è piaciuto inoltralo ad un collega utilizzando l’apposita funzione

Fonte: Istat, farmindustria

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato