Aggregazioni Mmg: avanti in Toscana e Abruzzo. I dati del Lazio

Redazione DottNet | 21/07/2013 10:28

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Un passaggio che sta avvenendo in sordina, ma non per questo inosservato: nelle regioni del centro-nord continua, anche se lentamente, il processo di transizione della medicina di famiglia verso le aggregazioni complesse previste dalla Convenzione di categoria.

Cominciamo dalla Toscana, dove il modello di riferimento è rappresentato dalle Case della Salute, e più precisamente ad Arezzo dove Asl e sindacati dei generalisti (Fimmg, Snami e Smi, in ordine di rappresentatività) hanno firmato l’intesa che ridisegna l’organizzazione sul territorio. In sostanza, i 280 mmg della provincia vengono inquadrati in 13 Aft (Aggregazioni funzionali territoriali) con 20 medici circa ciascuna e 20-25mila pazienti. Ogni Aft graviterà attorno a una Casa della Salute (otto quelle già finanziate, altre cinque le programmate) o una medicina di gruppo che faranno da sede operativa; nelle aree di minore urbanizzazione, il medico potrà conservare il proprio studio dove comunque assicurerà una presenza ridotta. Nelle Aft verranno anche inquadrati i medici della Continuità assistenziale (ex guardia medica), che integreranno il servizio per assicurare orari h12 (dalle 8 alle 20) e quindi nel tempo h24 assieme al 118. L’accordo, inoltre, prevede per i medici il passaggio al cosiddetto Chronic care model, ossia la medicina d’iniziativa per il paziente cronico: non si attende più che sia il paziente a venire in studio ma si programmano visite di controllo, check up e richiami per monitorare lo stato di salute e prevenire le complicanze. Il tutto grazie anche agli strumenti per la diagnostica di base di cui dovrebbero essere dotate Case della Salute e medicine di gruppo: ecografi, elettrocardiografi, spirometri eccetera.

Le aggregazioni complesse crescono pure in Abruzzo, dove il governatore della Regione, Gianni Chiodi, ha inaugurato la seconda Uccp (Unità complessa di cure primarie, una versione modificata delle Case della Salute) del teramano: ubicata a Sant'Egidio alla Vibrata, servirà un bacino di 30-35 mila assistiti, riunirà mmg, guardia medica, pediatri e specialisti ambulatoriali e sarà aperta h24. I programmi prevedono a breve l’apertura di altre tre Uccp ma le farmacie del territorio fanno fatica a essere contente a causa dei programmi della Regione che peccano di chiarezza. Più articolato invece il discorso del Lazio che registra 4284 medici di medicina generale, a fronte di circa 5 milioni e 500mila abitanti. La qualità del servizio erogato "si evince dal numero di ricoveri richiesti, pari a 155 ogni 100mila abitanti, il numero più basso di tutta Italia, a fronte dell'alto numero di contatti telefonici, che sono stati 330mila", come si legge nel 1° rapporto sull'attività della medicina generale del Lazio, elaborato dalla Fimmg Roma, che evidenzia anche un altro dato di particolare interesse: tra aprile 2012 e 2013 il progetto AmbMed ha garantito un risparmio di circa 2,8 milioni di euro.  I medici di medicina generale, nel corso degli ultimi anni, hanno mostrato un'efficace capacità drenante rispetto ai Pronto Soccorso. Nel 2004, infatti, sono state instaurate in via sperimentale le Unità di cure primarie (Ucp), costituite appunto dai medici di medicina generale. Un intervento che ha prodotto effetti benefici, se si pensa che nel 2012 e in questa prima parte del 2013 gli accessi intercettati al Pronto Soccorso da parte delle Ucp oscillano tra 150mila e 200mila. Un importante contributo al processo di deospedalizzazione è poi arrivato da AmbMed, progetto che ha ricevuto stanziamenti pari a 2,5 milioni di euro. Di questi, 1 milione e 737mila euro sono stati utilizzati per i medici di Medicina generale e per il personale di coordinamento. "Moltiplicando il costo medio di spesa del Pronto soccorso - sottolinea il rapporto - per i codici bianchi e verdi di 242 euro, si ricava che in una struttura di Pronto soccorso si sarebbero spesi, per trattare i 38mila accessi che sono stati smaltiti all'interno di Ambmed, più di 9 milioni di euro".  Se poi si sommano i costi fissi di gestione della struttura "pari a 4 milioni e 598mila euro e la spesa per i medici e coordinatori, che si attesta a 1 milione e 737mila euro, emerge come con il progetto Ambmed, per realizzare lo stesso servizio, siano stati spesi 6 milioni e 335mila euro. Circa 2,8 milioni in meno rispetto ai 9 milioni necessari al Pronto Soccorso".  "La capacità di risposta del sistema ospedale è diminuita - ha sottolineato Pier Luigi Bartoletti, segretario regionale Fimmg Lazio - La domanda di salute si è progressivamente spostata sull'unica area che ancora, in virtù di un rapporto personale e fiduciario, consente di avere delle risposte: quella dei medici di Medicina generale. Risposte che vengono fornite grazie all'impegno di singoli professionisti sia pur con sempre maggiore difficoltà, ma che non sempre sono risolutive".  A livello complessivo Bartoletti ha assicurato di nutrire "fiducia in questa nuova amministrazione regionale". E i primi segnali positivi, "che hanno rappresentato una decisa inversione di rotta rispetto alle precedenti gestioni, si sono registrati rispetto alle Case della salute. Finalmente è stato definito un piano chiaro, con una precisa divisione di compiti e funzioni. Iniziamo quindi a ragionare di ipotesi concrete, caratterizzate da un approccio pragmatico che assicura - ha concluso - una maggiore vicinanza agli effettivi bisogni dei cittadini".

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Fonte: federfarma, regioni, fimmg