Focus sciopero: i medici una soluzione. Ma molti vecchi e demotivati

Redazione DottNet | 22/07/2013 19:19

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''Occorre il coraggio e la responsabilità di altre e diverse politiche, che guardino ai professionisti come a una soluzione e non a un problema''. Lo afferma in una nota la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), intervenendo sullo sciopero della sanità di ieri.

La protesta, sottolinea la Fnomceo, ''amplifica ulteriormente le preoccupazioni e l'allarme per il presente e il futuro prossimo del nostro Servizio sanitario nazionale. Gli stessi contenuti più strettamente sindacali della piattaforma rivendicativa costituiscono, in realtà, un insieme di richieste per portare a soluzione criticità che, al di là di pur legittimi interessi categoriali, guardano alla tenuta del nostro Sistema sanitario''.  Per la federazione l'esigenza ''di aprire un fisiologico e democratico confronto tra le parti è coerente all'esigenza di incentivare i rimodellamenti delle organizzazioni sanitarie, già in sofferenza per i tagli lineari delle risorse. A ciò si aggiunge un sostanziale impoverimento dei riconoscimenti professionali, la destabilizzazione delle equipe professionali per la presenza di un eccesso di personale precario, infine la stretta tra le riduzioni ope legis delle reti di servizi e la pressione di una domanda in crescita quali - quantitativa''. La Federazione conclude ricordando che ''da troppo tempo la nostra Sanità pubblica è considerata un mero capitolo di spesa, sul quale intervenire con forbici grossolane; anche oggi i medici e i sanitari del Servizio sanitario nazionale richiamano l'attenzione del Paese e dei decisori sulla miopia di queste politiche''.

Medici demotivati: I riposi settimanali saltano, le ore di lavoro da 38 possono arrivare anche a cinquanta ogni settimana, i medici del reparto di Medicina Generale sono appena quattro per 25 posti letto e devono fare anche i turni in Pronto Soccorso. Succede all'ospedale di Cuorgnè, in provincia di Torino, piccolo presidio sanitario pubblico da 120 posti letto. La denuncia è del segretario regionale della Fp- Cigl Medici, Paolo Nuccio, secondo il quale "la situazione e' quasi al limite, anche se in qualche modo i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario provano a farcela". Una rappresentazione, in piccolo, della situazione della sanità in tutta Italia: "I medici del Ssn sono sempre meno, sempre più vecchi, stanchi e demotivati" spiega Nuccio, secondo il quale i problemi legati allo stress e al super lavoro non sono trascurabili "soprattutto in un momento in cui anche a causa della crisi i bisogni di salute sono aumentati". C'è un maggiore rischio di commettere errori ad esempio, ma anche di andare incontro a contenziosi. "Spesso il medico che lavora da sei- otto ore consecutive si trova davanti alle lamentele del paziente che ha atteso per molto tempo in Pronto Soccorso e può essere che non ce la faccia a interagire nella giusta maniera" spiega Nuccio, secondo il quale anche da questo, a volte, possono nascere le denunce per i casi di malasanità. In estate si devono "digerire" i maxi turni fatti per permettere ai colleghi di godere delle ferie, in reparto può capitare a volte di trovarsi a lavorare da soli per garantire sempre ai cittadini un presidio di salute, durante tutto l'anno ci si trova a far fronte continuamente ai disagi causati dal blocco del turn over, che ad esempio in regioni come il Piemonte e' totale (un medico che va via non viene più sostituto): per questo i professionisti dicono ora basta ai tagli sulla sanita'. Lo chiede con forza Nuccio, che spiega come questo sia "l'unico modo per venire fuori da una situazione difficile". "L'alternativa- conclude- e' una redistribuzione dei servizi sul territorio o la decisione di affidare maggiori compiti ai medici di base".

Le richieste: ha fatto registrare un alto numero di adesioni il lunedì nero della sanità, che ha visto incrociare le braccia per quattro ore, secondo i sindacati, il 70% dei medici, veterinari, dirigenti sanitari, amministrativi, tecnici e professionali del Sistema sanitario nazionale. Migliaia di interventi e visite sono state rimandate, anche se sono stati garantiti i servizi di emergenza e urgenza, per una protesta che ha visto i professionisti della sanità scendere anche in piazza, con un sit- in simbolico davanti alla sede del ministero dell'Economia, a Roma. E nessun disagio eccezionale è stato segnalato agli uffici del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha annunciato di lavorare per avviare almeno in questo settore una riqualificazione della professione che, ha detto, "credo sia necessaria anche per non svilire la funzione sociale della professione medica e delle professioni ad essa collaterali". Gli operatori chiedono lo sblocco del turn over e rinnovo del contratto, fermo ormai da quattro anni, azioni incisive sulla responsabilità professionale, perché sempre di più chi opera vive nel timore di essere denunciato, lotta al precariato e investimento sulla formazione, essenziale per garantire un futuro alla sanità pubblica. "Pare che da molti anni la sanità sia diventata un dipartimento dell'Economia - spiega infatti Costantino Troise, segretario nazionale Anaao-Assomed - il problema del taglio del fondi sta avendo la prevalenza su tutto e sta travolgendo la sanità pubblica". "Cinque manovre hanno tagliato pesantemente il Fondo sanitario nazionale" prosegue, evidenziando che tutto ciò ha portato al " taglio sui posti letto, sulle tecnologie, sulla manutenzione". "Abbiamo l'esigenza di lavorare con regole certe " rileva invece Alessandro Vergallo, presidente Aaroi- Emac (Associazione anestesisti, rianimatori ospedalieri italiani emergenza area critica), che denuncia "i turni massacranti, anche di diverso genere in contemporanea" che i professionisti della sanità si trovano ogni giorno ad affrontare. Mentre secondo Massimo Cozza, segretario nazionale Fp- Cgil medici, una delle cose più gravi é che "per la prima volta ci sarà un miliardo in meno per il Ssn e un taglio di posti letto, senza l'alternativa di un'assistenza sul territorio 24 ore su 24". "Stiamo conducendo una battaglia anche per 10mila medici precari, che spesso lavorano in punti nevralgici del sistema come i Pronto Soccorso- prosegue Cozza- chiediamo quindi un'operazione verità sulla loro stabilizzazione". Infine, la preoccupazione per le nuove generazioni di medici, per i quali si chiedono rassicurazioni: molti vanno a lavorare all'estero dopo essersi specializzati in Italia e questo, oltre al problema della perdita di risorse importanti, pone interrogativi anche sul meccanismo con cui avviene la formazione. "Paradossale" lo definisce il segretario della Cgil Medici, perché "non solo c'è il blocco ai test di medicina, ma anche tra chi si laurea solo il 50% avrà la possibilità di specializzarsi".

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Fonte: fnomceo, qs, sindacati