Vendite internet, l’antitrust scende in campo. Monito della Francia

Farmaci | Redazione DottNet | 16/09/2013 19:22

La vendita di medicinali online torna nel mirino dell’Antitrust che ha aperto un'istruttoria nei confronti di tre siti internet dove è possibile acquistare farmaci etici per la cura di disfunzioni erettili. Si tratta di Anagen.net di cui è titolare Giuseppe Pellegrino, 121doc.it che fa capo a Hexpress Ltd e webpharmacy.biz della Web Pharmacy Rx. Coinvolto nel procedimento anche Xavier Buck, registrant del sito 121doc.it.

Secondo l'Autorità, i professionisti coinvolti avrebbero indotto il consumatore italiano a ritenere che la vendita di farmaci etici online in Italia sia del tutto lecita mentre non solo è vietata ma la legge impone sempre la necessaria intermediazione fisica di un farmacista, previa prescrizione medica. La pratica è stata aperta a seguito delle segnalazioni ricevute da Guardia di Finanza, Federfarma, FOFI (Federazione Ordine Farmacisti Italiani) e successivamente di una congiunta pervenuta da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Nas, Ministero per lo Sviluppo Economico e Ministero della Salute.  In particolare, il sito internet anagen.net, spiega l’Autorità, funzionerebbe come sito ponte utilizzato dai professionisti per indirizzare direttamente i consumatori italiani all’acquisto online di farmaci etici a marchio Viagra, Cialis, Levitra e Priligy sul sito internet 121doc.it nonché i farmaci generici ad essi corrispondenti per mezzo del sito webpharmacy.biz.

Intanto – annuncia il ministro Lorenzin - per dicembre, l’Italia dovrà recepire la direttiva 2011/62/Ue sulla contraffazione e sul commercio on line dei farmaci. Esattamente quello che hanno fatto i nostri vicini francesi tra dicembre e primavera, con un decreto che conferma il divieto all’e-commerce dei medicinali con obbligo di prescrizione e consente invece la vendita a distanza dei Sop, ma soltanto da siti che fanno capo a farmacie regolarmente autorizzate. E’ la linea minima consentita dall’Europa e - a “leggere” le anticipazioni di ieri del Ministro – la volontà sarebbe quella di mantenere lo stesso orientamento. Intanto però dalla Francia rimbalzano storie di “hackeraggi” e piraterie che potrebbero aiutare il legislatore italiano recepire la direttiva europea con tutta la severità di cui ci sarà bisogno. A narrare di tali episodi è il Quotidien du pharmacien, che in un articolo pubblicato ieri riferisce di un centinaio di siti illegali in lingua francese aperti nel giro di un paio di mesi (i titolari d’oltralpe sono autorizzati a fare e-commerce dal 12 luglio). Ma quello che più attira l’attenzione sono gli attacchi degli hacker (i pirati informatici) ai siti autorizzati delle farmacie: si sono registrate infiltrazioni dalla Russia, dal Canada e dalla Spagna. Nelle quali i malintenzionati hanno fatto ricorso a tutto il normale armamentario della pirateria informatica. Per esempio il “redirect”, ossia il reindirizzamento: si buca la protezione del server, si ritoccano gli indirizzi e quando il navigatore si connette non entra più nel sito della farmacia ma in un “clone” ospitato su un server di qualche altro paese che vende farmaci contraffatti. Altra tecnica, l’appropriazione dell’indirizzo: il titolare apre un sito con il nome della propria farmacia e dominio nazionale (.fr per la Francia, .it per l’Italia) ma si dimentica di “occupare” il dominio .com; i contraffattori del web, cui non sfugge nulla e considerano oro gli indirizzi vacanti, se ne impadroniscono immediatamente e così sul web il navigatore si ritrova dopo poco con il sito autorizzato www.farmaciarossi.fr e il sito illegale www.farmaciarossi.com. Altro “hackeraggio” di indirizzi: la farmacia chiude il suo sito (oppure passa di proprietà e il suo nuovo titolare non intende proseguire l’attività di e-commerce) e l’indirizzo diventa come un appartamento vuoto che i pirati possono riempire con pagine web di commercio illegale.

 Come detto sono tutte tecniche già utilizzate da tempo. Quello che però colpisce nel caso francese è che nonostante la severità delle norme (che rendono complessa l’apertura di un sito anche agli stessi farmacisti) la Francia è diventata terra di scorribande per i contraffattori di farmaci. Esattamente quello che voleva scongiurare la direttiva europea.

 Proprio per questo, da settimane Federfarma rivolge appelli a Ministero e governo perché nel recepimento delle norme Ue si sia ancora più guardinghi dei francesi. «Per cominciare» ha detto la presidente nazionale del sindacato, Annarosa Racca, nel suo intervento al convegno leccese di Federfarma Servizi della settimana scorsa «sarebbero opportune norme che impedissero il riutilizzo degli indirizzi abbandonati dalle farmacie». E magari, che prevedessero “l’occupazione” automatica dell’indirizzo sui due domini più utilizzati della rete, .it e .com. Ma sul tema, da Lecce arrivano anche le considerazioni di Cosimo Piccinno, comandante dei Nas: «Abbiamo già chiesto» ha spiegato il generale a Filodiretto «che nella legge in arrivo sia affidata proprio ai Nas la vigilanza sui siti di e-commerce farmaceutico. Sarà infatti importante verificare trasparenza e correttezza dei gestori». 

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Fonte: federfarma, antitrust

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