Farmacie pubbliche, così le dismissioni

Redazione DottNet | 19/09/2013 15:49

La farmacia pubblica gestita in forma di società non è soggetta all’obbligo di dismissione da parte del Comune anche se la sua popolazione risulta inferiore ai 30mila abitanti. E’ quanto scrive la Corte dei Conti delle Marche in un Parere rilasciato ad agosto su richiesta dell’amministrazione di Chiaravalle (provincia di Ancona).

Il quesito riguardava l’estensione alle farmacie comunali di quanto previsto dall’articolo 14, comma 32, del dl 78/2010, che obbliga i comuni sotto i 30mila abitanti a dismettere tutte le partecipazioni in società pubbliche dirette alla produzione di beni o servizi (a meno che tali società non abbiano i bilanci degli ultimi tre esercizi in utile).  Secondo i giudici contabili, in sostanza, c’è una distinzione positiva tra i servizi pubblici locali e le farmacie comunali, che non solo assicurano un servizio ma sono strettamente connesse al diritto alla salute dei cittadini. Di conseguenza, le farmacie non devono entrare nel novero dei servizi aperti alla contesa del mercato e le amministrazioni non sono obbligate a cederne le quote. «Un pronunciamento estremamente positivo» è il commento del presidente di Assofarm, Venanzio Gizzi (nella foto) «che conferma quanto sosteniamo da anni: le farmacie comunali hanno natura e finalità non compatibili con gli obblighi connessi alla disciplina generale dei servizi pubblici locali e del patto di stabilità». 

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Fonte: federfarma

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