Rapporto Osmed. 2: cardiovascolari i più acquistati

Redazione DottNet | 24/09/2013 16:57

Complessivamente in Italia sono state consumate, nel corso del 2012, 1.627 dosi di medicinali al giorno ogni 1.000 abitanti (ovvero, considerando anche i consumi in ospedale, in media ogni cittadino italiano, includendo anche i bambini, assume ogni giorno 1,6 dosi di farmaco), il 71% delle quali è stato erogato a carico del Servizio Sanitario Nazionale, mentre il restante 29% è relativo a dosi di medicinali acquistati direttamente dal cittadino.

I FARMACI PER IL SISTEMA CARDIOVASCOLARE PRIMI PER CONSUMO E SPESA

Nel 2012, i dati relativi alla spesa convenzionata (farmaci erogati dal Servizio Sanitario Nazionale attraverso le farmacie pubbliche e private) e alle strutture pubbliche, hanno evidenziato che i medicinali per il sistema cardiovascolare hanno rappresentato la categoria di farmaci maggiormente consumata dagli italiani (516 DDD ogni 1.000 abitanti die) e a maggior spesa (4.350 milioni di euro, 73,2 euro procapite). La spesa per i farmaci cardiovascolari a carico del SSN è stata pari a 3.980 milioni di euro, in riduzione del −12,4% rispetto all’anno precedente, nonostante l’incremento dei consumi del +0,7%, in linea con il trend di consumo degli ultimi 7 anni.  L’Italia è il terzo Paese europeo con la più alta incidenza della spesa pubblica e privata per farmaci cardiovascolari erogati attraverso le farmacie territoriali (ovvero 24,7%, esclusa la quota di spesa erogata in ambito ospedaliero), dopo Grecia (31,5%) e Portogallo (27,9%). L'incremento dell’uso dei farmaci cardiovascolari aumenta al crescere dell’età per entrambi i sessi, negli uomini con più di 74 anni si arriva a una percentuale di circa l’80%. Parallelamente, anche la spesa pro capite sostenuta dal SSN aumenta con l’età dei pazienti fino a raggiungere il livello massimo di 203 euro pro capite nella fascia di età con più di 74 anni, con minime differenze tra i sessi. Nello specifico dell’assistenza convenzionata i farmaci più utilizzati continuano ad essere gli ACE-inibitori (88,5 DDD/1000 ab die) seguiti dalle statine (60,4 DDD/1000 ab die), dai sartani (54,5 DDD/1000 ab die), dai calcio-antagonisti diidropiridinici (54,3 DDD/1000 ab die) e dai beta-bloccanti (34,1 DDD/1000 ab die). Le statine mantengono il primo posto in termini di spesa (12,4 euro pro capite).

I FARMACI DELL’APPARATO GASTROINTESTINALE E METABOLISMO AL SECONDO POSTO

Nel 2012 i farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo hanno rappresentato la seconda categoria sia in termini di consumi (242,2 DDD ogni 1.000 abitanti die) sia in termini di spesa farmaceutica complessiva (3.434 milioni di euro). Il 55,5% è stato erogato a carico del SSN in regime convenzionale (1.907 milioni di euro), il 31% è costituito dalla spesa privata sostenuta direttamente dal cittadino (1.062 milioni di euro) e il restante 13,5% è relativo all’acquisto da parte delle strutture sanitarie pubbliche (465 milioni di euro). La spesa pro capite totale per i farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo è stata pari a 57,8 euro e, in sede di confronto europeo, l’Italia è risultato il terzo Paese con la più alta incidenza della spesa pubblica e privata (medicinali dispensati attraverso le farmacie territoriali) per i farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo, con una quota del 17,8%, preceduta solo da Irlanda (20,7%) e Finlandia (18,4%). In termini di spesa e di consumi erogati a carico dal SSN la spesa per i farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo è pari a 2.372 milioni di euro in crescita del +4% rispetto all’anno precedente e parallelamente sono in incremento anche i consumi del +3,7%, in linea con il trend dei consumi degli ultimi 7 anni. L’analisi per fascia d’età e sesso conferma l’incremento dell’uso dei farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo al crescere dell’età, in particolare a partire dalla categoria degli ultrasessantacinquenni in cui arriva ad oltre il 60% della popolazione in queste fasce d’età. Parallelamente, anche la spesa pro capite sostenuta dal SSN aumenta con l’età dei pazienti fino a raggiungere il livello massimo di 108,7 euro pro capite nella fascia di età con più di 74 anni, senza differenze di genere significative. Nello specifico dell’assistenza convenzionata gli inibitori della pompa protonica mantengono il primo posto sia in termini di consumi (69,7 DDD ogni 1.000 abitanti die) sia in termini di spesa (15 euro pro capite). Il lansoprazolo è la molecola che si associa alla più alta spesa pro capite (4,5 euro) e rappresenta la maggiore incidenza sulla spesa farmaceutica convenzionata dei farmaci attivi sull’apparato gastrointestinale (14%); i consumi evidenziano una lieve riduzione del -0,2% rispetto all’anno precedente. Questo principio attivo e gli altri inibitori di pompa protonica che seguono in ordine decrescente di spesa (pantoprazolo, omeprazolo e esomeprazolo) evidenziano anche i più alti livelli di consumo nella categoria terapeutica, insieme alla metformina. Il lansoprazolo è l’inibitore di pompa protonica che si colloca al terzo posto tra i primi 30 principi attivi in termini di spesa (con una spesa convenzionata di 267 milioni di euro), sebbene in termini di consumi abbia perso la propria posizione (collocandosi al 6° posto) a vantaggio dell’atorvastatina.

AL TERZO POSTO PER CONSUMI I FARMACI DEL SANGUE ED ORGANI EMOPOIETICI

Nel 2012 i farmaci del sangue ed organi emopoietici si sono collocati al terzo posto in termini di consumi (218 DDD ogni 1.000 abitanti die) e al sesto posto in termini di spesa farmaceutica complessiva con 1.950 milioni di euro. La spesa pro capite totale per farmaci del sangue ed organi emopoietici è pari a 32,8 euro. Nello specifico dei medicinali dispensati attraverso le farmacie territoriali, ad un confronto tra i Paesi europei (tabella 6.3) si evidenzia che l’Italia è il Paese con la più bassa incidenza della spesa pubblica e privata per farmaci del sangue ed organi emopoietici (3,3%; esclusa la quota di spesa erogata in ambito ospedaliero), dopo UK (2,0%), Portogallo (2,7%) e Irlanda (3,0%). In termini di spesa e di consumi erogati a carico del SSN, la spesa per farmaci del sangue ed organi emopoietici è stata pari a 1.767 milioni di euro, in riduzione rispetto all’anno precedente sia in termini di consumi (-6,1%) sia in termini di spesa (-0,2%).  L’analisi del profilo di farmaco-utilizzazione per fascia d’età e sesso evidenzia nelle donne in età fertile una maggiore prevalenza d’uso verosimilmente collegata all’utilizzazione dei farmaci antianemici; mentre si osserva all’aumentare dell’età un incremento di prescrizione più marcato negli uomini, probabilmente conseguente alle esigenze d’impiego dei medicinali nella prevenzione cardiocerebrovascolare. L’incremento dell’uso dei farmaci del sangue ed organi emopoietici raggiunge i valori massimi di prevalenza nel 60% degli uomini con più di 74 anni e nel 58% delle donne nella medesima fascia di età. Parallelamente, anche la spesa pro capite sostenuta dal SSN aumenta con l’età dei pazienti fino a raggiungere i livelli massimi di 96,0 euro e 75,7 euro pro capite nella fascia di popolazione più avanzata, rispettivamente tra gli uomini e le donne. Nello specifico dell’assistenza farmaceutica convenzionata la categoria terapeutica più frequentemente utilizzata è rappresentata dagli antiaggreganti piastrinici (65,9 DDD/1000 ab die), mentre al primo posto in termini di spesa si collocano le eparine (4,5 euro pro capite). Sul versante degli acquisti di farmaci del sangue e degli organi emopoietici da parte delle strutture sanitarie pubbliche, la categoria più frequentemente utilizzata è data dai medicinali eparinici (5,5 DDD/ 1000 abitanti die; comprendente la ticlopidina, clopidogrel, ecc.), seguita dagli antiaggreganti piastrinici, esclusa l'eparina (4,7 DDD/ 1000 abitanti die), e dagli altri preparati antianemici (2,8 DDD/ 1000 abitanti die). Invece, le categorie a maggiore incidenza sulla spesa delle strutture sanitarie pubbliche sono rappresentate dai fattori della coagulazione del sangue (6,6 euro pro capite), seguiti dai preparati antianemici (tutte le eritropoietine; 5,5 euro pro capite). Enoxaparina e acido acetilsalicilico sono i due principi attivi appartenenti alla categoria dei farmaci del sangue e degli organi emopoietici compresi tra i primi 30 a maggiore incidenza sulla spesa farmaceutica convenzionata. L’acido acetilsalicilico è il secondo principio attivo per consumo in regime di assistenza convenzionata, mentre le preparazioni a base di ferro si trovano al 20° posto.

I FARMACI DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE AL QUARTO POSTO PER CONSUMI. ANTIDEPRESSIVI (SSRI) I PIÙ UTILIZZATI

Nel 2012 i farmaci del Sistema Nervoso Centrale si collocano al quarto posto sia in termini di consumi (161 DDD ogni 1.000 abitanti die) sia in termini di spesa farmaceutica complessiva con 3.310 milioni di euro. Il 43% della spesa è stato erogato a carico del SSN in regime convenzionale (1.426 milioni di euro), il 40% è costituito da spesa privata sostenuta direttamente dal cittadino (1.330 milioni di euro) e infine il 17% è dovuto all’acquisto delle strutture sanitarie pubbliche (553 milioni di euro). La spesa pro capite totale per farmaci del Sistema Nervoso Centrale è pari a 55,7 euro, mentre a livello europeo l’Italia risulta in assoluto il Paese con la più bassa incidenza della spesa pubblica e privata per questa categoria (14,2%; esclusa la quota di spesa erogata in ambito ospedaliero), rispetto ai valori di spesa in tutti gli altri Paesi. In termini di spesa e di consumi erogati a carico del SSN, la spesa per farmaci del Sistema Nervoso Centrale è pari a 1.979 milioni di euro e risulta invariata rispetto all’anno precedente, nonostante il moderato incremento dei consumi del +1,4%, in linea con il trend costruito sulla base dei consumi degli ultimi 7 anni. I farmaci del Sistema Nervoso Centrale vengono consumati di più al crescere dell’età, con una maggiore prevalenza d’uso nelle donne rispetto agli uomini a partire dai 35 anni, coerentemente con le differenze di genere nella frequenza delle malattie neuropsichiatriche. Infatti, nelle donne con meno di 54 anni la frequenza di utilizzazione dei farmaci attivi sul Sistema Nervoso Centrale è maggiore di circa il +6% rispetto alla prevalenza negli uomini nella medesima fascia di età; tale differenza tra i sessi cresce con l’aumentare dell’età raggiungendo un +8% nelle donne con più di 74 anni. La spesa in regime di assistenza convenzionata per questi farmaci ha fatto registrare un calo del -0,5% rispetto al 2011, e tale variazione di spesa è derivata da un lieve aumento del +1,1% dei consumi, da un calo dei prezzi (-4,6%) e da un effetto mix positivo (+3,2%). Invece, l’acquisto di farmaci per il Sistema Nervoso Centrale da parte delle strutture sanitarie pubbliche ha evidenziato un lieve aumento rispetto al 2011 sia in termini di spesa (+1,5%) sia in termini di consumi (+1,7%). In termini di consumi in regime di assistenza convenzionata si confermano al primo posto gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina – più conosciuti come SSRI, con 27,8 DDD ogni 1.000 abitanti die. Gli SSRI, insieme agli “altri antiepilettici” (ad es. topiramato, levetiracetam, pregabalin, ecc.) sono risultati anche la prima categoria in termini di spesa tra i farmaci attivi sul Sistema Nervoso Centrale erogati in regime di assistenza convenzionata (4,9 euro pro capite). Escitalopram, pregabalin, levetiracetam e duloxetina sono i primi quattro principi attivi nell’ambito della categoria dei farmaci attivi sul Sistema Nervoso Centrale a maggiore impatto sulla spesa farmaceutica convenzionata, che sono anche gli unici principi attivi di questa categoria a rientrare tra le prime 30 molecole a maggiore impatto sulla spesa.

I FARMACI DELL’APPARATO RESPIRATORIO QUINTI PER CONSUMI

Nel 2012 la spesa per i farmaci dell’apparato respiratorio si colloca al quinto posto in termini di consumi (95 DDD ogni 1.000 abitanti die) e al settimo posto in termini di spesa farmaceutica complessiva con 1.734 milioni di euro. Se si considera la distribuzione della spesa in funzione delle diverse modalità di erogazione, il 61% della spesa è stato erogato a carico del SSN in regime convenzionale (1.059 milioni di euro), il 36% è stata la spesa privata sostenuta direttamente dal cittadino (624 milioni di euro) e il residuale 3,0% è la spesa relativa all’acquisto da parte delle strutture sanitarie pubbliche (52 milioni di euro). La spesa pro capite totale per farmaci dell’apparato respiratorio è stata pari a 29,2 euro. Nello specifico dei medicinali dispensati attraverso le farmacie territoriali, l’Italia si colloca in una posizione intermedia tra i Paesi europei con la più alta incidenza della spesa pubblica e privata per farmaci dell’apparato respiratorio (11,3%, esclusa la quota di spesa erogata in ambito ospedaliero), dopo Inghilterra (18,6%), Spagna (14,5%), Belgio (13,4%), Finlandia (13,3%) e Irlanda (11,7%). In termini di spesa e di consumi erogati a carico del SSN, la spesa per farmaci dell’apparato respiratorio è stata di 1.111 milioni di euro, in riduzione del −2,1% rispetto all’anno precedente, contestualmente ad una contrazione dei consumi del -3,6%, facendo registrare un’inversione di tendenza rispetto ai precedenti 6 anni. L’analisi del profilo di farmaco-utilizzazione per fascia d’età e sesso conferma l’incremento dell’uso dei farmaci dell’apparato respiratorio nelle fasce d’età estreme; infatti, in circa il 30% dei bambini al di sotto dei 4 anni si riconosce il prevalente utilizzo (rispetto all’età adulta) di medicinali per il trattamento delle affezioni delle vie respiratorie o dell’asma. In particolare, nell’età adulta si riconosce una prevalenza d’uso dei farmaci in entrambi i sessi (anche se lievemente superiore nelle donne) verosimilmente derivante dall’impiego di medicinali per il trattamento e/o la prevenzione delle malattie allergiche, oltre che dell’asma. Infine, è riconoscibile l’incremento della prevalenza d’uso di farmaci nell’età avanzata, in particolare negli uomini con più di 64 anni, legato ai trattamenti della broncopneumopatia cronica ostruttiva. La prima categoria terapeutica in termini di consumi e di spesa in regime di assistenza convenzionata è rappresentata dagli antiasmatici adrenergici ed altri antiasmatici (11,7 DDD/1000 ab die e 8,0 euro pro capite), seguiti dagli anticolinergici (2,9 euro pro capite) e dai glicorticoidi (2,7 euro pro capite); seguono, invece, nel consumo i glicocorticoidi (10,3 DDD/1000 ab die) e gli altri antistaminici per uso sistemico (6,3 DDD/1000 ab die) (Tabella 6.5). Il salmeterolo+fluticasone è il secondo principio attivo tra i primi 30 a maggiore impatto sulla spesa farmaceutica convenzionata (tabella 7.2.19), che include anche il tiotropio (9° posto) e il formoterolo in associazione con altri antiasmatici (11° posto).

I FARMACI ANTINEOPLASTICI E IMMUNOMODULATORI: TERZI PER SPESA FARMACEUTICA COMPLESSIVA

I farmaci antineoplastici e immunomodulatori rappresentano la terza categoria terapeutica in termini di spesa farmaceutica complessiva (3.323 milioni di euro) e la dodicesima categoria in termini di consumi, pari a 13,5 DDD ogni 1.000 abitanti die. Il 91,3% della spesa deriva dall’acquisto dei farmaci antineoplastici ed immunomodulatori da parte delle strutture sanitarie pubbliche (3.034 milioni di euro), mentre una quota pari al 7,8% della spesa è stata erogata in regime di assistenza convenzionale (260 milioni di euro) e il restante 0,9% è attribuito alla spesa privata sostenuta direttamente dal cittadino. La spesa pro capite totale per farmaci antineoplastici ed immunomodulatori è pari a 55,9 euro e nello specifico dei medicinali dispensati attraverso le farmacie territoriali, l’Italia è il secondo Paese con la più bassa incidenza della spesa pubblica e privata per farmaci antineoplastici ed immunomodulatori (1,2%; esclusa la quota ospedaliera), dopo il Portogallo (0,4%). In termini di spesa e di consumi erogati a carico del SSN, la spesa per farmaci antineoplastici ed immunomodulatori è pari a 3.294 milioni di euro, in crescita del +11,7% rispetto all’anno precedente, accompagnata da una crescita dei consumi (+3,6%), e comunque in linea con il trend dei consumi degli ultimi sette anni. Anche per questa categoria di farmaci si conferma un consumo progressivamente maggiore all’avanzare dell’età, con un netto aumento della prevalenza d’uso nelle donne rispetto agli uomini a partire dai 35 anni. Questo andamento, accentuatosi nel corso degli ultimi anni, è legato alla prescrizione della terapia del cancro alla mammella, a seguito della frequenza della patologia e della maggiore capacità di diagnosi in stadi precoci, oltre che delle numerose linee di terapia disponibili e del loro impiego per lunghi periodi di tempo in una patologia che registra un aumento della sopravvivenza. Gli inibitori enzimatici rappresentano la prima categoria terapeutica a maggior incidenza sulla spesa convenzionata (circa il 31%), con consumi medi in crescita del +1,4%, pur in presenza di una netta riduzione del costo medio per DDD del -43,7%, essenzialmente derivante dalla perdita della copertura brevettuale di tutti i principi attivi compresi in questa categoria (ad es. anastrozolo, letrozolo ed exemestane). Al secondo posto si colloca la categoria degli immunosoppressori, relativa agli inibitori della calcineurina, che evidenziano una riduzione della spesa convenzionata del -4,6%, parallelamente ad una riduzione sia dei consumi (-4,3%) sia del costo medio per DDD del -0,4%. La ciclosporina è il primo principio attivo a maggiore incidenza sulla spesa convenzionata per farmaci antineoplastici ed immunomodulatori (24%) in decremento rispetto al 2011, sia in termini di spesa (-3,9%) che di consumi (-4,1%). Nessun principio attivo antineoplastico o immunomodulatore risulta compreso tra i primi 30 principi attivi a maggiore spesa e consumo in regime di assistenza farmaceutica convenzionata. Sul versante dell’acquisto di farmaci da parte delle strutture sanitarie pubbliche le categorie a maggior spesa sono rappresentate dagli anticorpi monoclonali (10,2 euro pro capite), dagli inibitori del fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α) (9,2 euro pro capite) e dagli inibitori della proteina chinasi (7,6 euro pro capite). Per tutte e tre le categorie descritte si registrano aumenti sia in termini di spesa sia in termini di consumi rispetto all’anno precedente.

CONSUMO DI FARMACI DI CLASSE A-SSN IN REGIME DI ASSISTENZA CONVENZIONATA

Per quanto concerne il consumo di farmaci in regime di assistenza convenzionata, il valore più alto, con 1.110 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti (DDD/1000 ab. die), si riscontra in Sicilia. Seguono il Lazio (1.097,3 DDD/1000 ab. die), la Sardegna (1.082,5 DDD/1000 ab. die) e la Puglia (1.081,9 DDD/1000 ab. die). Al contrario, il valore di consumi più basso è registrato dalla Provincia Autonoma di Bolzano (743,1 DDD/1000 ab. die), seguita dalla Provincia Autonoma di Trento (864,9 DDD/1000 ab. die), dalla Liguria (881,9 DDD/1000 ab. die) e dalla Valle d’Aosta (896,1 DDD/1000 ab. die). Il maggiore incremento del consumo di farmaci si è riscontrato in Sardegna e in Lombardia (+2%). Le maggiori riduzioni nei consumi si sono verificate in Liguria (-2,5%) e in Basilicata (-2,2%).

RELAZIONE TRA SPESA E CONSUMO

Ad un’analisi della relazione tra consumo e spesa di farmaci erogati in regime di assistenza convenzionata, Lombardia e Molise sono quelle che consumano mediamente di meno rispetto alla media nazionale, spendendo mediamente di più; al contrario la Regione Umbria è l’unica regione nella quale si registra un consumo medio superiore a quello medio nazionale, spendendo mediamente meno. In termini di spesa per l’acquisto di medicinali da parte delle strutture sanitarie pubbliche, la spesa pro capite nazionale è risultata di 132,9 euro per la dispensazione in media di 6,9 confezioni nell’anno, con un range variabile tra la spesa pro capite più bassa del -23,8% della Valle d’Aosta e quella più alta del +20% della Puglia. L’analisi della relazione tra spesa e consumi nello specifico dei medicinali acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche pone a un estremo la Campania, le cui strutture sanitarie pubbliche hanno acquistato dosi di medicinali in quantità mediamente inferiori rispetto alla media nazionale, a un costo unitario mediamente più elevato; all’estremo opposto l’Emilia Romagna, le cui strutture sanitarie pubbliche hanno acquistato dosi di medicinali in quantità mediamente superiori rispetto alla media nazionale, a un costo unitario mediamente più basso. Combinando i dati della spesa convenzionata a carico del SSN con la spesa a fronte dell’acquisto di farmaci da parte delle strutture sanitarie pubbliche, nello specifico dei medicinali di fascia A erogati in distribuzione diretta e per conto, la Provincia Autonoma di Bolzano ha fatto riscontrare la più bassa spesa pubblica territoriale (173 euro pro capite) e anche la più bassa spesa territoriale totale (273 euro pro capite, comprensiva della spesa privata). Invece, la Campania è la regione con la più alta spesa pubblica territoriale (290 euro pro capite), mentre il Lazio, per effetto di una spesa privata maggiore, è quella con la più alta spesa territoriale totale (398 euro pro capite, comprensiva della spesa privata). Analogamente agli anni precedenti, sono emerse differenze regionali nel ricorso alle specifiche categorie terapeutiche; tali differenze non sono sempre spiegabili alla luce delle evidenze epidemiologiche.  Per quanto concerne i farmaci per il sistema cardiovascolare la spesa oscilla dai 45,3 euro pro capite della Provincia Autonoma di Bolzano, ai 74,6 euro pro capite della Sicilia. Per le quantità prescritte (media nazionale: 463,2 DDD/1000 abitanti die) si passa dalle 348,9 DDD/1000 abitanti die della Provincia Autonoma di Bolzano ai 538,1 dell’Umbria. I farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo mostrano un’ampia variabilità regionale sia in termini di prescrizione (da 83,5 DDD/1000 abitanti die della Provincia Autonoma di Bolzano a 219,8 della Sicilia) che di spesa (dai 16,5 euro pro capite della Provincia Autonoma di Bolzano ai 52,1 euro pro capite della Sicilia). Anche per quanto riguarda il consumo e la spesa dei farmaci antimicrobici generali per uso sistemico si continua ad assistere a un’ampia variabilità regionale; la minor spesa pro capite (7,4 euro) e il minor numero di prescrizioni (13,5 DDD/1000 ab. die) si osservano nella Provincia Autonoma di Bolzano, mentre la maggiore spesa pro-capite (25 euro) e il più elevato numero di DDD prescritte (32,9 DDD/1000 ab. die) sono registrate in Campania.

INCIDENZE DI SPESA RISPETTO ALLA MEDIA NAZIONALE

Anche nel 2012 si assiste ad un’ampia variabilità regionale nei consumi e nella spesa farmaceutica. La spesa erogata dalle Regioni in regime di assistenza convenzionata incide per il 45% della spesa totale a livello nazionale. Rispetto a questa percentuale l’Italia appare divisa in due: le regioni del Nord con incidenze inferiori a quella media nazionale e le regioni del Centro, del Sud e delle isole con valori superiori. Relativamente alla spesa privata sostenuta direttamente dal cittadino emergono minime differenze tra le regioni, con l’unica eccezione della spesa per automedicazione che evidenzia incidenze sulla spesa regionale mediamente più elevante nelle regioni del nord Italia. La spesa sostenuta per l’acquisto di medicinali da parte delle strutture sanitarie pubbliche incide per il 31% della spesa totale a livello nazionale, con un valore massimo del 37% in Basilicata e nella Provincia Autonoma di Bolzano e con un valore minimo del 25% in Sicilia.

SPESA FARMACEUTICA CONVENZIONATA DEI FARMACI DI CLASSE A-SSN

La spesa farmaceutica convenzionata 2012 si è ridotta ovunque rispetto all’anno precedente, principalmente a causa di una generale diminuzione dei prezzi, con variazioni più significative nella Provincia Autonoma di Bolzano (-17%), in Liguria (-16,6%), in Basilicata (-15,7%) e in Emilia Romagna (-14,3%). La Provincia Autonoma di Bolzano registra la spesa convenzionata pro capite più bassa con un valore minimo di 132,5 euro (a fronte di una media nazionale di 193,0 euro pro capite), seguita dall’Emilia Romagna (153,3 euro), dalla Toscana (153,4, euro), dalla Provincia Autonoma di Trento (153,9 euro) e dalla Liguria (166,8 euro). Il massimo valore di spesa convenzionata pro capite è registrato dalla Sicilia (245,2 euro pro capite), seguita dalla Campania (231,2 euro pro capite), dalla Sardegna (229,4 euro pro capite) e dalla Calabria (223,0 euro pro capite). Lo spostamento più significativo delle prescrizioni verso specialità mediamente più costose (effetto mix positivo) si è registrato in Sardegna (+4,7%), mentre la tendenza opposta (effetto mix negativo) si è verificata nella Provincia Autonoma di Bolzano (-2,9%). È importante sottolineare che in questa analisi non si tiene conto dell’effetto della distribuzione diretta e per conto (la distribuzione diretta è intesa come la dispensazione, per il tramite delle strutture sanitarie, di medicinali ad assistiti in dimissione da ricovero ospedaliero o a seguito di visite specialistiche; questa distribuzione può avvenire anche attraverso specifici accordi con le farmacie territoriali, pubbliche e private e in tal caso si tratta di distribuzione per conto). Ad esempio la Regione Sicilia registra una quota di spesa per i farmaci in distribuzione diretta e per conto inferiore rispetto a quella della Provincia Autonoma di Bolzano.

SPESA FINALE

Nel 2012  la spesa farmaceutica nazionale totale (che comprende i farmaci distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private e quelli acquistati e dispensati dalle strutture sanitarie pubbliche ), è stata pari a 25,5 miliardi di euro (circa 430 euro pro capite), circa il 76% dei quali rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La spesa farmaceutica territoriale complessiva, pubblica e privata, è stata pari a 19.389 milioni di euro con una riduzione del -5,6% rispetto all’anno precedente. La spesa farmaceutica territoriale a carico del SSN è composta dalla spesa per medicinali erogati in regime di assistenza convenzionata a cui si aggiunge la spesa per medicinali erogati in distribuzione diretta e per conto di classe A. La spesa pubblica è risultata pari a 11.823 milioni di euro (199,0 euro pro capite) che rappresenta il 61% della spesa farmaceutica territoriale. Rispetto al 2011, la spesa ha evidenziato una riduzione del −8%, principalmente dovuta alla flessione del −10,3% della spesa farmaceutica convenzionata netta, mentre è risultata sostanzialmente invariata la spesa per medicinali di classe A erogati in distribuzione diretta e per conto (+0,2%). La spesa a carico dei cittadini [composta dalla spesa per compartecipazione da parte del cittadino (ticket regionali e differenza tra il prezzo del medicinale a brevetto scaduto consegnato al cittadino e il corrispondente prezzo di riferimento), dalla spesa per i medicinali di fascia A acquistati privatamente e da quella per farmaci di classe C] è stata di 7.566 milioni di euro, in riduzione del -1,5% rispetto al 2011. Ad influire maggiormente su questa flessione è stato il decremento della spesa a carico dei cittadini per l’acquisto di medicinali di classe C con ricetta medica (-6,5%), in parte compensato dall’incremento della spesa relativa alla compartecipazione a carico del cittadino (+5,2% rispetto al 2011), dall’incremento dell’acquisto privato di medicinali di fascia A (+0,6%) e dall’incremento della spesa per medicinali di automedicazione (+0,7%). La spesa per l’acquisto di medicinali da parte delle strutture sanitarie pubbliche (ospedali, ASL, IRCCS, ecc.) è risultata pari a circa 7,9 miliardi di euro (132,9 euro pro capite). Questa voce di spesa rappresenta il 31% della spesa farmaceutica totale pubblica e privata nel 2012 e ha fatto registrare nel corso dell’anno un incremento del +12,6% rispetto al 2011. Le Regioni in cui sono stati registrati i valori di spesa per i farmaci erogati dalle strutture sanitarie pubbliche più elevati sono Puglia (159,7 euro pro capite), Sardegna (156,0 euro pro capite) e Toscana (155,8 euro pro capite); al contrario in Valle d’Aosta (101,3 euro pro capite), Lombardia (113,5 euro pro capite) e nella Provincia Autonoma di Trento (113,6 euro pro capite) si rilevano i valori più bassi. Tutte le Regioni evidenziano un incremento nella spesa, con le maggiori variazioni rispetto al 2011 nei casi di Campania (+20,3%) e Molise (+20,2%).

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Fonte: aifa

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