Anziani sempre più in difficoltà: il ruolo dell’Mmg

Redazione DottNet | 26/09/2013 12:14

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Italia longeva ma con una qualità della vita ancora troppo bassa. Secondo l’ultima rilevazione effettuata dalla rete di sorveglianza “Passi d’argento” promossa dal Ministero della Salute e coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità – Cnesps, attiva a livello di Asl e Regioni, i dati confermano quanto sia complesso essere anziani nel nostro Paese.

 I dati sono stati presentati nel corso di un convegno svoltosi ieri presso l’Istituto superiore di Sanità. I risultati si riferiscono ad un campione di circa 24.000 ultra 64enni in 18 regioni italiane e la Pa di Trento, intervistati a casa propria, al telefono o di persona, dagli operatori della propria struttura territoriale di assistenza sanitaria o sociale. Circa il 60% degli intervistati dichiara di avere difficoltà economiche, il 20% vive da solo, il 51% riceve aiuto nelle attività principali della vita quotidiana. Il 9% della popolazione intervistata fuma e circa il 19% ha un consumo di alcool considerabile a rischio. Il 38% dichiara di non essere stato vaccinato contro l’influenza nell’ultima stagione.  In media le persone che hanno difficoltà in 2 o più attività quotidiane (come usare il telefono, prendere le medicine, fare compere, cucinare o riscaldare i pasti, prendersi cura della casa e altro) sono il 37% con un gradiente dal 27% per le regioni del Nord Italia, al 34% al Centro e al 49% nel Sud e Isole. Le persone con disabilità (non in grado cioè di muoversi da una stanza all’altra, lavarsi, farsi il bagno o la doccia, vestirsi, mangiare, essere continenti, usare i servizi igienici autonomamente) sono in media il 16% con un gradiente Nord-Sud dal 12% al 22%. Una proporzione di circa il 14% non vede bene, una quota del 18% ha problemi di udito e un 15% di masticazione. Il 60% degli intervistati dichiara di essere iperteso. Il 64% soffre di almeno una malattia cronico-degenerativa (33% malattie cardiovascolari, 13% tumori, 20% diabete, 25% malattie respiratorie croniche) di queste patologie e ben il 13% di 3 o più anche queste con forti differenze fra regioni (ancora con un gradiente geografico dal 10% per le regioni del Nord Italia, al 13% al Centro e al Sud e Isole del 17%.) ma prima di tutto per età, dove la fascia degli ultra64enni più giovani (65-74 anni) rispetto agli altri (75 e più anni) mostra delle prevalenze molto differenti (9% vs 17%). I sintomi della depressione sono più diffusi tra le donne: 26%, contro il 14% degli uomini. La depressione si associa al rischio di isolamento sociale e alla mancanza di attività fisica. Passi d’Argento rileva nel nostro Paese una situazione estremamente varia con un valore di attività fisica massimo in Valle d’Aosta e un minimo in Campania. Nella popolazione considerata è noto che l’attività motoria è correlata direttamente alle condizioni complessive di salute, in particolare allo sviluppo di osteoporosi e al rischio di cadere. Le cadute nei 30 giorni prima dell’intervista sono state riferite dall’11% delle persone, ma si verificano in circa 1 persona su 4 del gruppo di ultra64enni con disabilità a rischio di conseguenze catastrofiche facilmente immaginabili per la qualità di vita delle persone coinvolte. Rispetto alla rilevazione precedente la frequenza delle cadute non si è ridotta né d’altro canto è aumentato l’applicazione domestica delle misure di prevenzione delle cadute (maniglioni, tappeti anti-scivolo e altri) la cui presenza si rileva in misura insufficiente nelle abitazioni. Nel complesso, il 75% degli intervistati dichiara facilità di accesso al medico di medicina generale, mentre tale proporzione diminuisce se riferita ai servizi della propria Asl (66%). Una recente classifica mondiale sul carico di malattie (global burden of diseases, pubblicato su Lancet) nei diversi Paesi ha collocato l’Italia al secondo posto per attesa di vita, dopo il Giappone, ma al primo in Europa. Rispetto alla stessa valutazione fatta venti anni prima, l’Italia ha scalato positivamente la classifica (eravamo terzi) a fronte di una spesa sanitaria relativamente contenuta, mentre altri importanti Paesi hanno perso terreno anche con costi maggiori. A livello europeo è stato sviluppato un indicatore per misurare il grado di invecchiamento attivo ed in buona salute della popolazione oltre i 64 anni di età e secondo tale indicatore, nel 2012, l’Italia si classifica solo quindicesima (su 27). L’obiettivo della strategia intersettoriale europea Active and Healthy Ageing è di ridurre di almeno 2 anni la disabilità che accompagna gli ultimi 10-15 anni di vita dei nostri anziani entro il 2020. 

Fonte: ministero della Salute