Rapporto Ceis, sanità italiana mai così in basso

Redazione DottNet | 26/09/2013 12:54

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Cala la spesa sanitaria in Italia che oggi è inferiore di quasi un quarto rispetto ad altri paesi che hanno lo stesso livello di sviluppo economico. Sproporzionato il peso degli investimenti privati in sanità, in particolare il loro contributo nel 2011 è stato del 61,2% a fronte però di una maggiore offerta strutturale da parte del pubblico.

Diminuiscono sia i disavanzi sanitari che i finanziamenti ed è da ripensare la politica industriale farmaceutica. Questo il quadro che emerge dal IX rapporto Ceis (Centre for economic and international studies) dell'Università di Roma "Tor Vergata", dal titolo "Crisi economica e sanità" presentato giovedì scorso (clicca qui per scaricare il documento completo). A calare è anche la spesa farmaceutica. "In Italia, è una delle più basse d'Europa, in questo senso serve una seria politica industriale". Commenta a margine del convegno Federico Spandonaro, professore di economia sanitaria presso l'Università di Tor Vergata. "Rispetto agli altri paesi dell'Europa a 12 è del 15% inferiore, a fronte di una più elevata età media. Il che si è tradotto in perdita dei posti di lavoro, ben 10.000 quelli venuti meno negli ultimi 5 anni. Nel ripensare le politiche industriali dovremmo valutare il saldo sociale tra risparmio da un lato e perdita di occupazione", aggiunge. In un momento di crisi congiunturale e riduzione del Pil, fondamentale puntare sull'universalismo selettivo. "Il nuovo Def giustamente lo prende in considerazione, ma senza specificare quali siano i criteri di selettività", spiega ancora Spandonaro, specificando che "deve esser selettivo in base ai bisogni". Nel dettaglio, si legge nel documento, nel 2011 la spesa sanitaria complessiva (pubblica e privata) pro‑capite in Italia èstata inferiore di circa il 23,9% rispetto ai Paesi appartenenti all’EU 15 (- 22,2 quella pubblica e - 29,4 quella privata).  Con un'incidenza complessiva sul PIL che è ormai inferiore al 9% (fonte OECD). Un quadro negativo che si ritrova anche nella spesa pubblica per Protezione Sociale e - soprattutto - per Istruzione che in Italia è inferiore rispetto all’Europa (EU12): rispettivamente, di ‑6,44% e ‑26,95%. Inoltre la nona edizione del Rapporto rimarca anche come nel 2011, per il secondo anno di seguito, la spesa sanitaria pubblica diminuisca: in termini nominali del ‑0,7% (contro il ‑0,8% dello scorso anno). E in questo senso la privata cala più della pubblica. Al palo i finanziamenti. La crescita è piuttosto modesta, e nel 2011 quello reale (depurato dell’inflazione) registra rispetto al 2010 addirittura una diminuzione.

Privato: L’Italia sembra essere propensa a effettuare investimenti strutturali in Sanità, ma a farlo è essenzialmente il settore privato (nel 2011 è a suo carico il 61,2% degli investimenti fissi in Sanità):  lo scenario che si prospetta è quello di strutture pubbliche obsolete, e un settore privato sempre più “appealing”.

Le regioni: I disavanzi regionali diminuiscono, ma restano concentrati in poche Regioni (nel 2011 in Liguria, Lazio, Campania, Calabria e Sardegna si concentra l’87,21% del disavanzo nazionale) Nelle Regioni “meno virtuose” (sottoposte a PdR), ad eccezione dell’Abruzzo, i cittadini pagano sempre più di tasca propria; aumentano le famiglie impoverite in Calabria (+7,8%), Lazio (+4,7%), Campania (+2,9%), Sicilia (+1,5%) e Sardegna (+0,9%), però si registra (nelle stesse Regioni a eccezione di Sardegna e Lazio) una notevole riduzione del numero di famiglie soggette a spese catastrofiche.

Personale: Con riferimento alle dotazioni organiche ospedaliere regionali:  considerando come target gli indicatori delle Regioni "più virtuose" (le prime 3 con il minor numero di personale infermieristico per posto letto e le prime 5 con il minore rapporto medici per infermiere), l’organico non sembra omogeneamente distribuito. Gli scostamenti dal target sono decisamente rilevanti: +23% per il personale infermieristico nelle Regioni del Centro, e oltre il +30% per medici e odontoiatri (rispettivamente -34% e -31% nel Centro e nel Sud). Anche il Nord, se pur più “virtuoso”, dovrebbe ridurre infermieri e medici del -13% e -14%. Complessivamente si evidenzia un surplus di personale di infermieri e medici e odontoiatri, rispettivamente di circa 28.800 e 18.800 unità.

Assistenza primaria: Lo sviluppo dell’assistenza primaria richiede conoscenza dei carichi di lavoro e corretti sistemi di remunerazione: contrariamente a quando ci si potrebbe attendere, l’impegno dei medici di medicina generale sembra maggiore per le classi di età centrali; i contatti degli anziani sono frequenti, ma spesso per esigenze “burocratiche”, come per la ripetizione delle ricette: gli incentivi nel settore vanno certamente rivisti.

Spesa farmaceutica: La spesa farmaceutica italiana pro-capite (€ 389,9) è sotto la media della spesa nei Paesi EU15 (nel 2011 registra un -14,5%, che diventa ‑21,4% standardizzando per età). Nel 2012, in Italia si riducono le aziende farmaceutiche (‑5,0%) e gli occupati (‑2,3%, pari a circa 1.500 addetti in un anno). Nell’ultimo decennio (dal 2002 al 2012) sono oltre 20.000 gli occupati in meno, e diminuisce anche il numero di occupati per azienda: dai 283,6 del 2002 ai 210,3 del 2012.  Ciò significa che le aziende oltre ad essere di meno, sono anche di dimensioni inferiori. Anche l’innovazione farmaceutica ne risente: sempre nel 2012 diminuiscono gli addetti alla R&S (quasi l’1% in meno rispetto al 2011), il numero di brevetti prodotti (‑27,1% nel 2010 rispetto al 2009) e gli investimenti in R&S (-1,6%). E anche l’indotto dell’industria farmaceutica (‑4,4%).

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Fonte: ceis tor vergata