Fratture al femore, troppi ritardi prima dell’intervento

Redazione DottNet | 03/10/2013 17:20

Abitare nel Centro e nel Nord Italia può fare la differenza, se ci si imbatte in una frattura al collo del femore, molto comune tra gli anziani: più di otto pazienti su dieci entrano in camera operatoria nei tempi previsti per evitare complicazioni, ‘percentuale residuale, invece, al Sud’.

A confermare ancora una volta la grande eterogeneità tra le prestazioni degli ospedali italiani, è il Programma nazionale esiti dell’Agenas, agenzia che si occupa di valutare i livelli di assistenza sanitaria nelle regioni. Rispetto alla frattura al collo del femore, problema per il quale gli studi dimostrano che ‘a lunghe attese per l’intervento corrisponde un aumento del rischio di mortalità’, le risposte della sanità italiana sono complessivamente ancora sotto le aspettative: solo il 40,16 % dei ricoverati riesce infatti ad essere operato entro le 48 dall'ingresso in ospedale. Il dato è tuttavia molto migliore rispetto al 33,11% del 2011. In vetta alle migliori prestazioni, l’Ospedale Sant'Eugenio di Roma, dove ben il 94,2% dei pazienti sale sul lettino operatorio entro i due giorni dal ricovero. A dir poco ‘fortunati’ rispetto a quelli che finiscono nell'ospedale Grottaglie di Taranto, dove la percentuale di possibilità scende all'1%. Tra gli indicatori utilizzati dall’Agenas per valutare le strutture sanitarie pubbliche e convenzionate, anche i risultati delle operazioni per tumore maligno dello stomaco, che rappresenta la seconda causa di morte per tumore nel mondo: tra le dieci strutture che hanno avuto un esito pari allo 0%, cinque sono in Lombardia con in testa l’Istituto nazionale dei tumori di Milano (160 interventi). In fondo alla ‘classifica’, l’ospedale Misericordia e Dolce di Prato che a fronte di 67 interventi valutati ha visto un indice di mortalità del 20,9%. 

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Fonteagenas

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