Cure omeopatiche a rischio per gli elevati costi di registrazione

Redazione DottNet | 07/10/2013 15:40

Cure omeopatiche a rischio, se non si interverrà riducendo la nuova tassa per la registrazione dei farmaci "naturali". Per ottenere l'autorizzazione all'immissione in commercio (Aic) di prodotti omeopatici, la normativa prevista dal decreto Balduzzi richiede, a produttori e importatori, il pagamento di una somma pari, che, secondo stime delle associazioni, sarebbe di circa a 20.000 euro a farmaco a fronte dei 31 precedenti, con un rincaro di circa 700 volte.

Le imprese parlano di una "tassa sproporzionata" rispetto alla realtà economica del settore che dimezzerà il fatturato e metterà a rischio, oltre migliaia di posti di lavoro, anche la produzione di alcuni farmaci meno utilizzati, quelli per i quali gli oneri di autorizzazione alla commercializzazione saranno maggiori dei guadagni derivanti dalle venditi. La risposta delle aziende è stata un ricorso al Tar mentre il comitato 'Difendiamo l'Omeopatia' ha avviato una raccolta firme per chiedere di cambiare le norme attualmente in vigore raccolta, riducendo costi e procedure burocratiche. La registrazione secondo i nuovi canoni Ue andrà completata entro fine 2015 ma, a mettere ancor più in agitazione il settore, la decisione dell'Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) di richiedere l'invio delle schede relative a ciascun prodotto, entro il mese di ottobre 2013.

 

I commenti: "La situazione è drammatica. Se non si interviene subito, questo provvedimento metterà in ginocchio l'intera produzione italiana di medicinali omeopatici e metterà milioni di pazienti nelle condizioni di non potersi curare". Simonetta Bernardini, presidente della Siomi, la Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata fa un nuovo appello al Governo e all'Agenzia del Farmaco (Aifa), affinché si rimetta mano alle tabelle introdotte dal decreto Balduzzi per la registrazione dei farmaci omeopatici. "Siamo contenti che abbiamo deciso di registrare medicinali che fino ad ora avevano solo un'autorizzazione 'ope legis', in forza di legge - spiega -. Il problema sono i costi. Per ogni azienda, una spesa di media di 20.000 euro a medicinale. Sono prezzi che non possono esser sostenuti da chi produce sostanze che vendono sulle 2.000 dosi al giorno o magari 200 l'anno. Evidentemente c'è stato un problema di valutazione. Chiediamo che un semplice Consiglio dei ministri adegui i prezzi richiesti alla tipologia di mercato e di prodotto", aggiunge Simonetta Bernardini. "Oggi inizia lo start di Aifa per la registrazione dei medicinali, ma alcuni di questi non li commerciamo già più, perché le aziende non possono più permettersi di produrli", cosa che "configura una discriminazione nei confronti di coloro che si curano con l'omeopatia e che non sono a carico del Servizio sanitario nazionale", conclude presidente della Siomi. 

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Fonte: siomi