Finzi (Astraricerche): il farmacista pensa sempre positivo

Regina Mezzera | 08/10/2013 18:17

«Seppure con grande disagio, la categoria dei farmacisti c’è, è in campo e intende giocare la sua partita», con questo messaggio positivo Enrico Finzi, presidente di AstraRicerche, ha concluso a Verona, nel corso di Farmadays, la presentazione dei risultati dell’indagine, “I titolari delle farmacie italiane, le categorie merceologiche trattate e i servizi offerti”, condotta in giugno su un campione di 500 titolari.

La ricerca, commissionata da Utifar, nella prima parte si è focalizzata sulla percezione che il titolare ha della propria professione, mentre la seconda parte ha preso in considerazione i singoli settori delle attività della farmacia. Come sono gestiti? Come sono vissuti dai clienti? E dal farmacista? Quali le possibilità di sviluppo? Il chiaroscuro dei dati emersi merita più di una riflessione. A fronte della crisi di redditività che ha contribuito a scoraggiare quel farmacista su 16 che si è dichiarato pronto a lasciare l’esercizio e ha perso entusiasmo verso la professione, non mancano aspetti positivi a partire dalla persistente elevata soddisfazione che la gran parte dei farmacisti prova quando riflette sul proprio ruolo di professionista della salute e sul valore sociale del proprio rapporto con il cittadino. Interrogati sul livello di soddisfazione su 19 diversi aspetti dell’attività della farmacia, è emerso che gli aspetti più gratificanti riguardano la relazione con la clientela, la richiesta e la fornitura del consiglio, l’apprezzamento da parte dei cittadini; così come sono risultati molto positivi, sempre parola dei titolari, il rapporto con i collaboratori e l’apprezzamento da parte della comunità locale. Promosso dunque a pieni voti l’aspetto relazionale della professione, il disagio si registra nei rapporti con le Asl e con il Ssn, nella redditività complessiva dell’impresa farmacia; mentre è vissuta addirittura come drammatica la perdita di valore patrimoniale della farmacia (per esempio in caso di cessione). Un ragionamento a parte merita il tema dei servizi in farmacia. Anche se i farmacisti riportano un livello di soddisfazione da parte dei clienti che risulta quasi sempre buono e ottimo, a guardare il fenomeno dalla parte del titolare, i risultati sono ben diversi. Dal punto di vista della soddisfazione professionale il farmacista si sente discretamente gratificato per l’holter cardiaco o pressorio, per i trattamenti estetici, l’autoanalisi del sangue e per le intolleranze alimentari, ma a guardare la redditività la soddisfazione crolla drammaticamente, considerata discreta solo per i trattamenti estetici, appena appena sufficiente per test delle intolleranze e insufficiente per tutti gli altri. Sui servizi, secondo Finzi, esiste una duplice criticità che riguarda i costi e la comunicazione al cittadino: «C’è un deficit di informazione nella popolazione che vede ancora la farmacia come luogo che vende solo prodotti. Va, quindi fatta informazione su che cos’è la farmacia dei servizi per valorizzarla». Quanto ai costi: «Mentre per la misurazione della pressione l’investimento è minimo, le cose cambiano per altri servizi che necessitano di strumenti tecnologici». Ecco perché vanno fatti dei ragionamenti su un contributo da parte dei clienti che usufruiscono dei servizi, su un accordo per la remunerazione del farmacista altrimenti la farmacia dei servizi difficilmente decollerà. «I costi», ha aggiunto Finzi, «vanno valutati sul lungo termine: se si investe per creare le condizioni per fare prevenzione non ci può che essere un risparmio per il Servizio sanitario nazionale».

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Fonte: interna

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