Lorenzin, così l’integrazione tra ospedale e territorio

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 10/10/2013 14:48

"E' necessario realizzare la presa in carico globale della persona nei suoi bisogni sanitari, sociali e relazionali, attraverso l'integrazione dei vari attori istituzionali. Dobbiamo però, fare un passo in più. Serve infatti, un cambiamento anche culturale e di fiducia verso la possibilità di riorganizzare la sanità italiana".

E' il messaggio inviato dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin al 46 congresso del Sumai-Assoprof, sindacato che riunisce i medici ambulatoriali, in corso oggi a Catania. L'assistenza sul territorio, tema principale dell'incontro, scrive Lorenzin al segretario generale del Sumai Roberto Lala, deve essere "il più possibile vicino al domicilio" e "non può prescindere dal miglioramento della comunicazione tra ospedale e territorio, anche attraverso la realizzazione delle forme aggregate delle cure primarie per facilitare la continuità assistenziale tra diversi livelli (preventivo, ospedaliero e territoriale)". Quindi l'attenzione si rivolge alle mutate esigenze di salute della popolazione e alla conseguente necessità di rivedere l'organizzazione della rete ospedaliera. "Il cambiamento dello stato generale di salute caratterizzato dall'incremento di patologie croniche e della non autosufficienza vede l'esigenza di nuovi percorsi assistenziali basati su un approccio multidisciplinare del paziente, volto a promuovere meccanismi di integrazione delle prestazioni sanitarie e sociali". Da ciò scaturisce, prosegue, "il cambiamento strategico del ruolo dell'ospedale che dovrà perdere le caratteristiche di generalismo, per diventare sempre più specializzato e tecnologicamente attrezzato per la cura delle malattie acute".

Le richieste del Sumai: Sblocco delle convenzioni e "un'allocazione diversa delle risorse" che punti sullo sviluppo dei servizi sanitari sul territorio, è quanto chiede alla politica il segretario del sindacato dei medici ambulatoriali Sumai, Roberto Lala. La soluzione che consentirebbe di migliorare efficienza e tempistiche del sistema sanitario, ha spiegato, consiste nel "5 - 44 - 51", ovvero "su una suddivisione delle risorse disponibili in 5% per la prevenzione, 44% per la sanità ospedaliera e 51% per quella territoriale". Tra i punti toccati nella relazione esposta al congresso del Sumai-Assoprof, l'invito a investire nell'Health Technology Assessment, ovvero un approccio multidimensionale e multidisciplinare, attraverso cui "trasferire sul territorio una parte delle prestazioni di diagnostica strumentale svolte in ospedale", riducendo le liste d'attesa. Altro elemento su cui puntare, è l'assistenza domiciliare integrata, che deve essere "una reale presa in carico del paziente". Quanto alla responsabilità civile professionale "non si può scaricare sugli operatori sanitari una difficoltà che riguarda il sistema nel suo complesso", perché "le strutture in cui si opera e i modelli organizzativi adottati incidono fortemente sulle singole prestazioni". Perciò, conclude, "è necessario pensare a formule assicurative che tengano conto di questa realtà".

Il commento della Cgil: "Cambiare l'assistenza territoriale per disegnarla a misura del cittadino", con l'obiettivo di "raggiungere una nuova organizzazione orientata a garantire qualità e assistenza h24", ma non senza investimenti. E' la proposta della Fp-Cgil illustrata al Presidente del Comitato di Settore, l'assessore alla Sanità della Regione Liguria Claudio Montaldo, che stamattina, prima di licenziare in Conferenza delle Regioni l'atto d'indirizzo, ha ascoltato i sindacati. "Non si può pensare di cambiare l'organizzazione dell'assistenza territoriale senza investimenti, da inserire nel Patto per la salute", è il commento Nicola Preiti, coordinatore nazionale della Fp-Cgil Medici di medicina convenzionata. "L'assistenza territoriale - aggiunge - richiede un intervento in sintonia con il resto del Sistema Sanitario Nazionale e coerente in tutte le Regioni, perché la sostenibilità del sistema passa dal territorio". La Cgil chiede dunque interventi sulle funzioni dei medici convenzionati, come "l'istituzione del ruolo unico per tutti a partire dalla abolizione della figura della guardia medica" e di orientare l'organizzazione verso una "riduzione del numero massimale di assistiti per garantire un'equa redistribuzione del lavoro a vantaggio della qualità dell'assistenza ai cittadini".

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Fonte: sumai, lorenzin

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