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Regina Mezzera | 15/10/2013 18:10

Scaccabarozzi, l’industria farmaceutica usata come bancomat «Se fossero confermate le sorprendenti indiscrezioni, a cui vorremmo non credere, che circolano in questi giorni su ulteriori tagli alla farmaceutica, il Governo approverebbe, nei fatti, un piano tragicamente efficace: Destinazione Estero. L’esatto opposto del Piano “Destinazione Italia”.

 

In tal caso l’attuale coalizione – che dovrebbe avere i numeri e il coraggio per fare scelte forti anche in materia di sanità, tagliando le spese improduttive e le inefficienze e puntando sull’appropriatezza della spesa di tutti gli altri comparti – continuerebbe invece sulla strada dei precedenti Governi di sinistra e di destra.  Con tagli che penalizzerebbero per l’ennesima volta le imprese del farmaco che investono nel Paese. Perché è proprio in questo contesto che le aziende a capitale estero sarebbero costrette a disinvestire e quelle a capitale italiano ad abbandonare i confini dell’Italia o addirittura a cessare le attività, con gravi danni all’occupazione e all’export. Ancora una volta la scure ricadrebbe pesantemente sui farmaci, unica voce controllabile e tracciabile della spesa pubblica in sanità, non più in grado di sopportare il seppur minimo taglio. Ancora una volta l’industria farmaceutica sarebbe usata come un bancomat.  Dopo le undici misure degli ultimi sei anni con manovre sulla farmaceutica per quindici miliardi di euro, era necessario un Governo di coalizione e di larghe intese per affossare definitivamente e dare il colpo di grazia al settore a maggiore presenza produttiva nella sanità, che può rappresentare una delle poche leve di crescita per l’Italia?  Chi risponderebbe dei costi economici e sociali per il Paese e delle conseguenze sull’occupazione e lo sviluppo?».  

Fonte: Farmindustria

 

La crisi investe anche il mercato dei medicinali

«Il mercato dei farmaci vive una fase di stallo e i canali alternativi alla farmacia, in assenza di una liberalizzazione organica e incisiva, non riescono più a garantire i prezzi competitivi di qualche anno fa sui farmaci senza obbligo di ricetta, completamente a carico del cittadino». È quanto emerge dall’inchiesta condotta da Altroconsumo sui prezzi dei farmaci e i canali di vendita. L’indagine ha scattato una foto precisa: tra aprile e giugno sono stati rilevati i prezzi di 69 farmaci da banco, i più noti e utilizzati, in dieci città (Milano, Roma, Torino, Napoli, Genova, Verona, Bologna, Firenze, Bari e Palermo). Sono stati coinvolti 139 punti vendita: 109 farmacie, 15 parafarmacie, 15 ipermercati. Quasi diecimila i prezzi raccolti per valutare quanto variano i prezzi di uno stesso farmaco nei diversi punti vendita di ciascun canale (farmacia, parafarmacia o ipermercato), stabilire quale di questi tre canali sia il più conveniente e capire come è evoluto il mercato. Gli ipermercati, pur aumentando i prezzi del 9,1 per cento in due anni, sono ancora il canale più conveniente: comprare i farmaci nella grande distribuzione costa circa il 14 per cento in meno rispetto sia alle farmacie sia alle parafarmacie. Queste ultime nell’ultimo biennio hanno aumentato i prezzi del 7,1 per cento, di fatto allineandoli a quelli delle farmacie. Altroconsumo, però, non si è limitato a fotografare la situazione, ma ha anche invitato i consumatori a continuare a esercitare un ruolo attivo nel districarsi tra i farmaci per risparmiare, per esempio optando sempre per il generico-equivalente, cercando di memorizzare il prezzo dei farmaci che si acquistano abitualmente, non facendosi problemi se il prezzo sembra troppo alto, a chiedere uno sconto o a cambiare punto vendita. «Se non si spezza il vincolo alla distribuzione la liberalizzazione non parte» è il commento conclusivo di Altroconsumo, che ha inviato i risultati dell’indagine ai ministeri dello Sviluppo economico e della Salute assieme alla richiesta di «interventi risolutori sulla distribuzione dei farmaci per il rilancio della concorrenza nel settore». Differente la lettura dell’indagine che arriva da Federfarma: «I risultati non mi sorprendono» osserva la presidente nazionale del sindacato, Annarosa Racca «e richiamano alla mente l’indagine presentata nell’agosto scorso dall’Autorità per l’energia, secondo la quale a dieci anni dalle liberalizzazioni i prezzi di luce e riscaldamento sono più alti sul mercato libero che non su quello tutelato. Quanto poi alle comparazioni, se la Gdo ha ancora prezzi di poco inferiori alle farmacie è solo perché non trattano tutte le referenze che dobbiamo trattare noi – con i costi che ciò comporta – e perché scaricano buona parte di questi ribassi sulle aziende fornitrici».  

Fonte: altroconsumo, federfarma

Indagine sul web: solo un terzo degli italiani a favore dei vaccini

1.751 messaggi, postati su blog e social forum, raccolti tra gennaio e agosto 2013, questo il bacino di dati utilizzati nella ricerca sul social web realizzata da Eikon e commissionata da Pfizer. Ne risulta che il 52 per cento degli italiani a cui viene chiesto di esprimere un pensiero sulle vaccinazioni si dice contrario, mentre il 15 per cento esprime ancora perplessità. Quando si parla di immunizzazione, inoltre, si pensa ai bambini e c’è completa indifferenza, invece, nei confronti del vaccino in età adulta.

Fonte: pfizer 

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