Lorenzin, l'Ue farà chiudere i Pronto soccorso. Sanità, così i tagli

Redazione DottNet | 21/10/2013 14:58

Sull'obbligo dei tempi di riposo per i medici "noi siamo in infrazione europea; se applicassimo la direttiva Ue dovremmo chiudere i pronto soccorso". Lo ha affermato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin riferendosi al richiamo dell’Unione Europea sull’orario di lavoro del personale medico.

"In questo momento - ha detto il ministro - ci sono lavoratori pubblici che fanno grandissimi sacrifici". A queste persone, ha detto il ministro, "bisogna prospettare almeno un percorso per far recuperare ciò che si perde ora nel momento in cui si uscirà dalla fase di crisi. Questo - ha rilevato - è un ragionamento difficile per i sindacati, ma oggi il sistema si regge grazie a una grande responsabilità da parte di tutti". Nei mesi scorsi il ministro aveva inviato una nota indirizzata al ministro degli Affari europei in cui promuoveva l'esigenza di avviare un rapido confronto anche con il ministero del Lavoro e delle politiche sociali e con il dipartimento della Funzione pubblica per condividere soluzioni volte a rispristinare anche per il personale medico sanitario la validità delle disposizioni sull'orario massimo di lavoro settimanale e sul diritto di riposo di cui la direttiva 2003/88 per garantire piena corrispondenza a quanto sollevato dalla commissione europea. La direttiva 2003/88 della comunità europea contiene norme sull'organizzazione dell'orario di lavoro per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. In attuazione, aveva spiegato Lorenzin, in Italia è stato emanato il decreto legislativo dell'8 aprile 2003 n. 66 che nel regolamentare l'articolazione dell'orario di lavoro detta principi in materia di riposo, ferie, lavoro notturno e straordinario. Ma con la legge 24 dicembre 2007 n. 244 (finanziaria 2008) è stata introdotta una prima deroga per i riposi del personale di area dirigenziale del servizio sanitario nazionale, prevedendo la non applicazione della norma, ma delle disposizioni contrattuali in materia di orari di lavoro, nel rispetto dei principi generali della protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori. Successivamente la legge 133/2008 oltre alla normativa su riposo è stata derogata anche quella relativa sul limite massimo dell'orario di lavoro settimanale. La commissione europea - ritenendo che la repubblica italiana sia venuta meno agli obblighi imposti dalla direttiva 2003/88 - aveva avviato nei confronti del governo italiano una procedura per chiedere chiarimenti sulla mancata applicazione della stessa e nonostante la risposta della Salute, ha emesso il 30 maggio parere motivato per il mancato recepimento dell'ordinamento giuridico nazionale della direttiva 2033/88. Pertanto, disse per l’occasione Lorenzin, “la stessa commissione invita l'Italia - pena il possibile deferimento alla corte di giustizia europea - ad adottare le misure necessarie per conformarsi alla normativa richiamata entro 2 mesi dal recepimento del suddetto parere motivato”. 

I tagli alla sanità: Il servizio sanitario nazionale non esce del tutto indenne dalla legge di stabilità. Dopo le vivaci proteste delle Regioni e del ministro Beatrice Lorenzin era stato cancellato l’articolo che prevedeva decurtazioni da realizzare con interventi sulla spesa farmaceutica e sull’assistenza specialistica e ospedaliera; ma il testo definitivo della legge contiene comunque dal 2015 un taglio del finanziamento dello Stato, conseguito attraverso l’applicazione al settore (compreso il personale convenzionato) del blocco dei contratti fino al 2014 e di altre misure per il pubblico impiego. La stretta sui rinnovi contrattuali estesa fino alla fine del prossimo anno e la riduzione dell’indennità di vacanza contrattuale si applicheranno ad una platea in ogni caso più vasta di quella prevista nel 2010, quando la stretta fu introdotta per la prima volta. Tra l’altro è prevista una definizione più larga delle amministrazioni pubbliche interessate: vi rientrano tutte quelle inserite nell’apposito elenco redatto dall’Istat, che comprende anche realtà non del tutto pubbliche come le casse di previdenza professionali. Nel pacchetto pubblico impiego è poi inserito il taglio delle risorse destinate al trattamento accessorio.

La protesta di Cgil: La riduzione del finanziamento al Servizio Sanitario Nazionale ''c'è e vale 1,1 miliardi di euro (540 milioni nel 2015, 610 dal 2016). E' contenuta, al netto di auspicabili modifiche del testo definitivo, nel comma 21 dell'art.11 della Legge di Stabilità''. Lo affermano Fp-Cgil e Fp-Cgil Medici, secondo cui si tratta di ''uno schiaffo per medici, operatori e cittadini'' e di un ''accanimento''. Di questo importo, sottolineano in una nota congiunta Cecilia Taranto, segretaria nazionale Fp-Cgil, e Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil Medici, ''800 milioni di euro vengono recuperati dalla retribuzione accessoria dei lavoratori della sanità, prima congelata fino al 31-12-2013, adesso fino al 2014, ma con la novità della decurtazione permanente a partire dal 2015. Si tratta di un vero e proprio taglio lineare che colpisce tutto il pubblico impiego e in primo luogo i medici e gli operatori dell'Ssn''. Si elimina ''per sempre - aggiungono i due sindacalisti - la possibilità di utilizzare queste risorse per la valorizzazione professionale e la produttività a livello di contrattazione decentrata. Uno schiaffo che si aggiunge a quelli ricevuti con il blocco dei contratti, il congelamento della retribuzione individuale anche per il prossimo anno, l'inasprimento del blocco del turn over, la mancanza di risorse per i precari e l'allontanamento della liquidazione. Ma è soprattutto un fatto che smentisce le rassicurazioni del Presidente del Consiglio e autorevoli esponenti del Governo". ''Ci batteremo con tutti gli strumenti sindacali utili, a partire dallo sciopero di 4 ore proclamato da Cgil, Cisl e Uil, affinché il Parlamento - concludono - ponga fine a una stagione di accanimento contro chi è impegnato a offrire servizi di pubblica utilità. Alla Ministra Beatrice Lorenzin, che parla di ulteriori 7 miliardi di risparmi, ricordiamo che già oggi la nostra spesa è sottodimensionata''.
 

I finanziamenti ridotti: Per la sanità l’effetto è di 540 milioni per il 2015 e di 610 milioni l’anno a partire dal 2016: lo Stato ridurrà quindi in proporzione il livello del proprio finanziamento. Come di consueto, toccherà alle Regioni ripartire al proprio interno la minore disponibilità, con decisione da prendere entro il 30 giugno del prossimo anno: qualora ciò non avvenisse, si procederà secondo i criteri di ripartizione del fabbisogno sanitario nazionale standard. Nella manovra ha poi trovato posto un’altra novità potenzialmente di grande rilevanza: a partire dal 2015 anche le società (non quotate) possedute dalle Regioni e dagli enti locali dovranno concorrere agli obiettivi di finanza pubblica e saranno quindi sottoposte al patto di stabilità interno. Prudentemente, nella relazione tecnica alla legge non è quantificato l’effetto positivo sui conti, che però almeno sulla carta potrebbe essere di tutto rispetto; nell’ultimo decennio Regioni e Comuni hanno spesso fatto ricorso a società esterne (in molti casi create ad hoc) per aggirare i vincoli finanziari imposti dallo Stato centrale.

Giù i compensi: Le novità riguarderanno aziende speciali, istituzioni e società non quotate a partecipazione pubblica di maggioranza, che abbiano servizi in affidamento da soggetti pubblici per una quota superiore all’80 per cento del valore della produzione. Per tutte queste realtà scatta l’obbligo di conseguire un saldo economico (inteso come margine operativo lordo) non negativo. Chi non centra l’obiettivo, l’anno successivo dovrà automaticamente ridurre i propri costi in proporzione al disavanzo e non potrà assumere personale sotto nessuna forma. Inoltre per il presidente, l’amministratore delegato e i componenti del consiglio di amministrazione scatterà una riduzione dei compensi dell’ordine del 30 per cento.

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Fonte: ministero della salute

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