Medici di famiglia in pensione: sostituti dai colleghi dell’Est Europa

Redazione DottNet | 23/10/2013 15:39

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L’allarme è stato lanciato da tempo. A gridare contro il pericolo di un indebolimento dei medici di famiglia sono stati sindacati, società scientifiche, associazioni di categoria. Nei prossimi tre anni molti andranno in pensione e sostituirli sarà difficile anche perché oggi diventare generalista è un’impresa molto più ardua che in passato.

Dopo la laurea occorre superare un concorso e svolgere un tirocinio di tre anni presso un ospedale, l’Asl di appartenenza e un dominus. Al termine di questo percorso va poi superato l’esame finale. Si entra così in una graduatoria regionale da cui vengono selezionati i medici in base alle esigenze del territorio. Facile, quindi, che presto ci sarà un’emergenza medici di base con cui dovrà fare i conti il servizio sanitario regionale per arginare un fenomeno tutto italiano. Tanto che, a colmare i vuoti in organico, ci pensano i camici bianchi provenienti dall’Europa dell’Est.Dal 2016 un’intera generazione di medici di famiglia lascerà, infatti, il lavoro alterando gli equilibri della categoria. Fra tre anni, oltre 100mila medici iscritti al fondo di previdenza della medicina generale compiranno l’età del pensionamento (68 anni) e, pur potendo scegliere di andarci a 70, quasi certamente non lo faranno a causa del crescente burn out cui sono sottoposti professionalmente. E nello stesso anno dalle scuole di formazione in medicina generale è prevista l’uscita di uno sparuto gruppo di nuovi medici di famiglia per cui sarà probabile che l’Italia dovrà chiamare specialisti e generalisti dall’estero. Un altro punto a sfavore arriva dai tagli ai corsi post laurea perché, a causa della scure sulle borse di studio (in quanto i contratti di specializzazione e di formazione costano), non viene messo a bando un numero sufficiente di posti nelle scuole di specializzazione e formazione. La soluzione? Secondo i sindacati (Sumai) sarebbe quella d’istituire il ruolo unico che unisce medici di continuità assistenziale e medici di famiglia, così come previsto dal decreto Balduzzi, sia organizzando il lavoro e impiegando personale di studio appositamente formato.

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Fonte: interna