Campania, la sclerosi si cura con l'e-health

Redazione DottNet | 29/10/2013 14:36

neurologia sanità-pubblica sclerosi

Un miliardo e 600 milioni di euro l’anno, per ciascun paziente dai 19mila ai 55mila euro. Ecco quanto costa essere malati di sclerosi multipla secondo la stima fatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Somme che aggiungono angoscia al dramma, perché i malati sclerosi multipla sanno bene quali cure siano necessarie per cercare di mantenere quanto più a lungo possibile una buona qualità di vita.

Una malattia impietosa che colpisce non solo i pazienti, ma anche i loro familiari. E la Campania, nonostante i grandi sforzi del sistema sanitario regionale, non è certo un’isola felice per quanti con il tempo perdono la propria autosufficienza. In tutto si stima che in regione ci siano oggi più di 7mila persone con questa patologia. Ecco perché, in costante sforzo di miglioramento, la Professoressa Maria Triassi Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Federico II e il Professor Alessandro Filla della Clinica Neurologica dell’Università Federico II  hanno deciso di dare  vita ad un corso che ha come obiettivo la validazione di un PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) nella Sclerosi Multipla secondo la metodologia dell’Health Technology Assessment (HTA), che impiega un approccio multidisciplinare. «In un momento tanto difficile vista la scarsità di risorse – spiega la professoressa Maria Triassi -, questo tipo di approccio ci permetterebbe di offrire cure di assoluta qualità e allo stesso tempo consentirebbe di risparmiare ottimizzando gli interventi. Premesso che la qualità dell’assistenza deve sempre essere prioritaria sarebbe infatti altrettanto doveroso utilizzare al meglio le preziose risorse disponibili in Sanità per la cura delle malattie croniche. Non si può sottovalutare l’importanza dell’attuazione di un adeguato percorso diagnostico terapeutico assistenziale per le malattie croniche, soprattutto in una società che vede costantemente crescere la propria aspettativa di vita». Il PDTA così proposto dagli operatori del settore, se introdotto nelle diverse realtà aziendali, può portare alcuni vantaggi, tra cui maggiore presa in carico del paziente ed appropriatezza delle cure, riduzione dell’erratismo sanitario e maggiore efficienza. Si tratta di un percorso formativo manageriale che stimoli il dialogo tra la Direzione Aziendale, Farmacia e Centro per la sclerosi multipla all’interno dell’azienda. Il tutto anche nell’ottica dell’ottimizzazione della spesa sanitaria regionale. «Realizzare adeguati percorsi diagnostici e terapeutici – dice Lia Bertoli, Direttore Generale dell’Arsan - è cruciale per il futuro della nostra assistenza sanitaria. Del resto questo è anche uno degli obiettivi della Regione e del Commissario ad Acta. Nei programmi operativi oggi in vigore, infatti, proprio una delle azioni riguarda questo tipo di percorsi. Naturalmente, affinché questo avvenga il ruolo della formazione è cruciale, ecco perché ritengo che l’iniziativa voluta dalla professoressa Triassi sia arrivata nel momento giusto». Un ambizioso progetto che coinvolgerà le Direzioni Generali Sanitarie e Amministrative delle aziende sanitarie della Campania; neurologi esperti di sclerosi multipla dei centri regionali; fisiatri, oculisti, psicologi, terapisti, epidemiologi, statistici, ingegneri. E ancora, igienisti ed esperti di organizzazione sanitaria, economisti sanitari, medici legali e farmacisti delle ASL/AO dove insistono i centri di sclerosi multipla. «L’idea alla base di questo corso – spiega il Professor Mario Delfino, consigliere, segretario dell’Ordine dei Medici di Napoli e provincia -  è quella di dar vita ad un percorso diagnostico e terapeutico adeguato, ma anche creare un’Interazione positiva tra le Direzioni Sanitarie e chi concretamente opera sul territorio. Queste attività servono a creare una comunicazione tra i diversi attori di queste procedure. Da un lato è importante che i pazienti siano seguiti secondo modelli gestionali controllati e ottimali, dall’altro l’ottimizzazione delle risorse consentirà nell’ottica di un economia di sistema un notevole risparmio per il sistema sanitario».