Fenagifar: riflettere sulla fragilità finanziaria della farmacia

Redazione DottNet | 29/10/2013 14:46

Il mondo è cambiato e deve cambiare anche la cassetta degli attrezzi che il titolare di farmacia porta con sé. Nella quale gli strumenti professionali rimangono importanti, ma quelli del manager – del capitano d’impresa – non possono più mancare. E’ il messaggio proveniente dal convegno che, nella cornice di PharmEvolution 2013 (la fiera-evento di Federfarma Sicilia), Fenagifar ha voluto dedicare al futuro prossimo della farmacia.

 «Un futuro» ha ricordato in apertura il presidente dei giovani farmacisti, Claudio Distefano «che sarà sempre meno farmacocentrico e sempre più pazientecentrico». Come se non bastasse, c’è da fare i conti con il quadro economico: «La farmacia» ha detto ancora Distefano «è sempre più debole finanziariamente». Di qui, appunto, l’invito degli esperti ai titolari perché acquisiscano una nuova consapevolezza imprenditoriale. «Il farmacista di oggi» ha detto Daniele Mascia, docente di economia alla Cattolica di Roma «deve masticare di gestione d’impresa, logistica, governo delle risorse umane e networking. Ma soprattutto, deve imparare a “leggere” gli scenari e i trend del momento come fanno i capitani d’impresa». «Le farmacie» ha ricordato dal canto suo Andrea Aguiari, commercialista «hanno vissuto finora in una realtà ovattata, non si sono accorti per tempo che il mondo stava cambiando». «La parola rischio» ha aggiunto un altro commercialista, Andrea La Civita «ha fatto capolino per la prima volta in questo comparto solo da qualche anno, ma il risultato è che ora le banche tendono a tirarsi indietro e i distributori fanno a gara per rientrare il più velocemente possibile dalle loro esposizioni». Ed ecco allora l’allarma del presidente di Credifarma, Carlo Ghiani: «Il 25% delle farmacie italiane incontra oggi difficoltà più o meno serie nel sostenere il proprio indebitamento. C’è di che preoccuparsi, perché se anche poi fallisse soltanto il 12% per cento delle farmacie, salterebbero a ruota i grossisti, le finanziarie e le banche. E’ un problema di sistema che richiede soluzioni di sistema». E una soluzione di sistema arriva da Farmacia Sicura, il progetto cui sta lavorando Credifarma assieme a Farmafidi: «Le banche non credono più nella farmacia» ha osservato Giuseppe Di Silvestri, presidente di FarmaFidi «le soluzioni devono venire dal nostro interno». L’idea, in sostanza, è quella di offrire alle farmacie non soltanto credito, ma un vero e proprio tutoraggio che prenda il titolare per mano e lo porti fuori dall’indebitamento. «Nel periodo 2002-2012» ha ricordato ancora Di Silvestri «tra le farmacie che si rivolgevano a noi non più del 46% lo faceva per irrobustire la propria liquidità. Soltanto nell’ultimo anno, la quota è balzata al 68%». Se il momento deve invitare all’attenzione e alla consapevolezza, sarebbe però sbagliato abbandonarsi al pessimismo e allo scoramento. «Il mondo è cambiato e la Sanità pubblica, farmaceutica compresa, deve fare i conti con risorse finite e in calo» ha detto la presidente di Federfarma nazionale, Annarosa Racca «ma le farmacie hanno tutte le potenzialità per reagire. Dobbiamo diventare più imprenditori e dobbiamo dare stabilità ai servizi, per offrire sempre ai cittadini ciò che chiedono». «Urge un cambio di passo» ha confermato il presidente di Promofarma, Gianni Petrosillo «i titolari devono imparare a fare i manager, comprare bene, gestire le risorse umane della farmacia». Dal segretario della Fofi, Maurizio Pace, è invece arrivato l’annuncio che il ddl sulla riforma degli ordini sta per rimettersi in moto: «E’ una tappa importante» ha ricordato «per assicurare alla professione strumenti di governo sempre aggiornati»

Fonte: fenagifar, federfarma

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