Patto per la salute, novità per i farmacisti. Scontro tra le Regioni

Redazione DottNet | 02/11/2013 13:17

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Revisione del prontuario farmaceutico, introduzione dei costi standard, ridefinizione dei piani di rientro dal debito, medico di famiglia multi professionale, turnover per lo svecchiamento del personale medico.

Sono questi alcuni dei punti al centro del Patto per la salute su cui i dieci gruppi di lavoro, costituiti prima dell'estate, sono all'opera e i cui risultati sono stati presentati ai presidenti delle Regioni. La volontà è quella di arrivare a scrivere il nuovo Patto per la salute entro Natale. L'obiettivo è di spendere le risorse per la sanità, fissate a 109,9 miliardi per il 2014 migliorando servizi e prestazioni. Dai piani di rientro, all' edilizia sanitaria, dallo sblocco del turnover, alla rete ospedaliera, dall'assistenza farmaceutica fino ai livelli essenziali di assistenza: tutto questo dovrebbe contenere il nuovo documento, per discutere il quale nei prossimi giorni i governatori dovrebbero incontrare il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Fabbisogni e costi standard - secondo quanto si apprende - dovranno essere definiti ogni anno dai ministeri della Salute e dell'Economia d'intesa con la Conferenza Stato Regioni. Le percentuali di assegnazioni sono del 5% per la prevenzione, del 51% per l'assistenza distrettuale e del 44% per quella ospedaliera, ma dal 2014 saranno rideterminate sulla base dei risultati raggiunti da tutte le Regioni senza piani di rientro dal deficit sanitario. In campo farmaceutico si prevedrebbe l'efficientamento della spesa attraverso la trasformazione del mercato da monopolistico a concorrenziale, approfittando di importanti scadenze di brevetti in arrivo. In materia di protesi e ausili, con il nuovo nomenclatore tariffario, dovrebbero essere ridefiniti i prodotti che possono essere sottoposti a procedure pubbliche di acquisto. Nell'ambito dell'assistenza ospedaliera, si dovrebbe raggiungere, con gradualità, l'obiettivo dei 3,7 posti letto per mille abitanti.  In ambito di nuove assunzioni, il Patto per la salute dovrà indicare gli strumenti a livello di disciplina concorsuale per regolare ingresso e fuoriuscita dal sistema. Infine, i piani di rientro, dovranno essere focalizzati su pochi, grandi obiettivi strategici - riassetto della rete ospedaliera, implementazioni delle centrali di acquisto, turnover del personale - che vincolino le Regioni al raggiungimento di obiettivi facilmente misurabili senza l'appesantimento, come oggi, di troppi oneri burocratici.

Intanto c'è uno scontro tra Nord e Sud sui tempi di applicazione dei costi standard, il sistema di benchmarking della spesa sanitaria che il ministro Lorenzin vorrebbe inserire nel nuovo Patto della Salute. Il tema era all’ordine del giorno della Conferenza delle Regioni, indetta per oggi proprio con l’obiettivo dare un’accelerata al confronto tra governatori e Ministero sul Patto. Alla fine della seduta però la manetta del gas è rimasta chiusa, perché tra le Regioni non si è trovata la quadra. Tranne che sulle questioni di principio: tutti d’accordo a sostenere che la spesa sanitaria non è ulteriormente comprimibile e che i costi standard vanno applicati, ma sul quando e il come la squadra dei governatori si è divisa. Per Piemonte e Veneto, il benchmarking va applicato già da quest’anno, senza ulteriori proroghe. «Altrimenti» ha commentato all’uscita il presidente piemontese, Roberto Cota «si corre il rischio che lo faccia qualcuno per noi, cioè il governo». «Se non saranno attivati i costi standard» ha aggiunto il veneto Luca Zaia «noi abbandoniamo il tavolo. Applicarli già oggi comporterebbe circa 30 miliardi di euro di risparmi. Capisco che ci siano Regioni in condizioni drammatiche, mi auguro vengano considerati i dati oggettivi e non quelli formali, ma siamo arrivati ai supplementari». Dall’altra parte del tavolo, le amministrazioni del Sud. «Abbiamo proposto di applicare i costi standard dal 2014» ha spiegato l'assessore alla Sanità della Puglia, Elena Gentile «perché siamo a novembre con i 10/12 del bilancio già speso. Poi c'è la necessità di valutare le situazioni: quanta popolazione, quanti anziani, quanti diabetici. La decisione è stata rimandata alla prossima settimana . Bisogna trovare un equilibrio». Della stessa idea la vicepresidente della Calabria, Antonella Stasi, secondo la quale i costi standard vanno applicati «con una metodologia che consenta a tutte le Regioni di partire da uno stesso piano, in particolare quelle commissariate in sanità». Inoltre nel riparto del Fondo sanitario nazionale si dovrebbe tenere conto «della deprivazione, ovvero delle condizioni socio-economiche del territorio».«Tutti d'accordo sull’applicazione dei costi standard» ha però assicura il presidente del Molise, Paolo Frattura, che oggi ha presieduto la Conferenza al posto di Vasco Errani «partiremo dal 2014 con una proposta delle Regioni al Ministero. Per quanto riguarda il 2013, ci confronteremo ancora per arrivare entro la settimana a una seconda proposta». Senza la quale non potrà scattare il riparto del Fondo sanitario nazionale per l’anno in corso, con effetti pesantissimi sulla capacità di spesa di diverse amministrazioni.
I governatori, in ogni caso, chiederanno un incontro al ministero della Sanità per conoscere la reale portata del Fondo, sul quale, ha detto ancora la Gentile «per ora lavoriamo al buio».

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Fonte: sole24ore, federfarma