Istat, nel 2015 più over 65. De Biasi, ridefinire le linee guida

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 12/11/2013 18:20

Nel 2015 un terzo della popolazione italiana sarà over 65, contro il 20% attuale, mentre gli ultraottantenni passeranno dal 5,8% al 13,6, una percentuale ''quasi uguale a quella delle persone che avranno meno di vent'anni''. Lo ha ricordato il presidente dell'Istat Antonio Golini, al convegno sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale organizzato all'Istituto Sturzo.

 Nel suo intervento il presidente dell'Istat ha sottolineato che anche dal punto di vista della sanità pubblica ''continuiamo ad agire come se nulla fosse accaduto e stesse tuttora succedendo. Mentre le previsioni sulla spesa sanitaria (al 2011 il 7,3% del Pil, la sola spesa per i servizi ospedalieri al 4,1%) vede la spesa per gli under 65 passare da più di metà a un terzo al 2060 mentre quella per gli ultraottantenni più che raddoppiare (dall'1,1 al 2,7% della spesa totale).  Sarà necessario quindi puntare sull'innovazione, considerando che ''i corpi sociali sono 'viscosi' al cambiamento, e noi italiani siamo i più 'viscosi' al mondo, una delle ragioni per cui non cresciamo più da 15 anni''. La sostenibilità del Ssn dipende ''in primo luogo dalla revisione del titolo V della Costituzione, perché i 21 staterelli che abbiamo oggi mal collimano con l'universalità del sistema''. Così nel suo intervento al convegno organizzato all'Istituto Sturzo la presidente della commissione Sanità del Senato Emilia De Biasi, per la quale la soluzione non è ''accentrare di nuovo tutto al ministero'' ma pensare a una ''distribuzione più equa delle responsabilità'', puntando anche alla ''collaborazione tra le Regioni''. Per de Biasi, compito dello Stato sarebbe quindi quello di ''ridefinire linee guida e livelli essenziali di assistenza non più sufficienti e adeguati alla realtà di oggi'', che vede ad esempio ''l'aumento delle dipendenze, mentre quella da gioco patologico non è nemmeno nei Lea'' (livelli essenziali di assistenza). Ma per rendere sostenibile la sanità pubblica nel medio-lungo periodo serve anche una ''revisione dei rapporti tra lo Stato e il mercato'', iniziando a vedere questioni come quelle dei ''farmaci, delle tecnologie, dei dispositivi medici, della loro obsolescenza''. Senza dimenticare la questione della medicina difensiva, ''un costo di 10-15 miliardi di euro l'anno. Pensate a cosa potremmo fare con quelle cifre - sottolinea - altro che Cottarelli''. La presidente ricorda di avere già invitato il nuovo commissario per la spending review a un confronto in commissione, chiarendo che ''il Parlamento questa volta non intende essere espropriato delle sue prerogative''.  Per garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale ''bisogna porre in essere ogni strategia utile al miglioramento della riduzione degli sprechi'' applicando ''un programma di revisione e aggiornamento gestionale e della governance degli ospedali così da consentire una riduzione della spesa senza pregiudicare il livello di qualità delle prestazioni e la competitività dell'industria del nostro Paese''. Lo afferma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin in un messaggio inviato al convegno organizzato all'Istituto Sturzo nel quale sottolinea come si renda ''necessario intervenire attraverso la concreta realizzazione di un processo di appropriatezza, tagliando i ricoveri inappropriati, che consentirà agli ospedali di sviluppare tutta la loro capacità produttiva, per dare vita a una rete ospedaliera in grado di erogare prestazioni sicure e di qualità''. Ma è necessario anche, aggiunge il ministro, ''intervenire sugli sprechi derivanti da assenza o carenza di integrazione ospedale-territorio, da carenza di assistenza domiciliare e di welfare di comunità, nonché sugli sprechi derivanti dagli errori in sanità''. ''Il nuovo Patto per la salute - ricorda - affronta argomenti rilevanti quali la programmazione del fabbisogno standard del Ssn e dei fabbisogni standard regionali, nonché l'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, tema quest'ultimo che riveste un ruolo primario e che trova nel patto la sede di confronto in relazione all'esigenza di garantire quel nucleo irrinunciabile del diritto alla salute''. ''Perseguire la qualità e la sicurezza - conclude Lorenzin - porta ad una riduzione dei costi oltre a indubbi benefici per i pazienti e l'attuazione di una revisione complessiva del modello gestionale attuale comporterà sicuramente il recupero di una parte delle risorse da investire nel nuovo modello''.

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Fonte: istat

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