La farmacia di trasforma: sarà un market della salute

Redazione DottNet | 14/11/2013 20:25

Un confronto serrato sul futuro della farmacia e come dovrà trasformarsi per stare al passo con i tempi e non soccombere alle rigide leggi del mercato. L’occasione per discuterne è arrivata dall’incontro Retail Salute 2013 organizzato da Paola Gallas networking per gli incontri annuali di Farmacia Evoluzione, con l’obiettivo di individuare il nuovo scenario competitivo fra farmacie, parafarmacie e grande distribuzione nell’attuale contesto di instabilità politica ed economica.

 La parola d’ordine, dunque, è rinnovarsi: se l’obiettivo è battere la concorrenza di parafarmacie e dei corner dei supermercati sarà giocoforza trasformarsi market della salute e diventare così un’impresa commerciale a tutti gli effetti. Ormai con il farmaco etico è difficile andare avanti con una redditività che appare in calo costante. E il futuro non sarà migliore a giudicare dalle rigide normative che saranno prese dal Servizio Sanitario nazionale, mentre una boccata d’ossigeno arriva dai prodotti commerciali, dai dermocosmetici agli integratori. Lo stile di vita sta cambiando e anche la farmacia dovrà cambiare offrendo quindi non solo farmaci, ma anche per tutta una serie di servizi aggiuntivi, dalle prenotazioni di visite ed esami alle sedute di fisioterapia, dall’infermiere che ti assiste a domicilio alla scelta di prodotti wellness e lifestyle. Secondo Vincenzo Santaniello, di Co.Big, Co-imprenditorialità, Businness e Innovazione, la “La farmacia, per sopravvivere deve rafforzare il suo ruolo  di centralità dei servizi per la zona, per i clienti che entreranno con fiducia a chiedere consigli e prestazioni su comportamenti e sui bisogni.  I farmacisti, dal canto loro, hanno un vantaggio rispetto ad altri lavori, una professionalità immediata dopo la laurea e adatta alla gestione dell’impresa. La diversificazione delle attività merceologiche è la chiave del successo, perché il farmaco peserà sempre meno nella gestione della farmacia”. Laura Crespo di Federfarmaco incalza: “Ma la gestione di una farmacia multidisciplinare non è facile. Per questo motivo è importante entrare in rete e associarsi, offrendo una diversificazione di servizi. Certo, la farmacia dei servizi non è redditiva, perché i servizi aggiuntivi sono costosi e comportano anche la responsabilità del farmacista per le prestazioni fatte dal personale sanitario annesso. Ma il farmacista deve far ruotare attorno a se l’interesse dei cittadini, delle associazioni, della zona e dimostrarsi pronto a risolvere i problemi dell’immediato che il cliente pone. Il pericolo è in agguato. Cosa succederà il giorno che i farmaci saranno tutti biotecnologici e saranno distribuiti dagli ospedali o dalle Asl, come già stanno chiedendo alcune strutture sanitarie?”. Un esempio? Arriva da Infarma di Roma, una cooperativa che ha aperto un Consorzio di assistenza primaria, il Cap, che, con la garanzia del farmacista, mette a disposizione dell’utenza infermieri, medici di base, analisi di laboratorio e diagnostica, assistenza ai malati terminali e alle persone fragili, vigilando sull’operatività del personale. Il tutto con il semplice costo del servizio pubblico, visto che il consorzio non ha fini di lucro. Il convegno ha analizzato anche quali sono i punti deboli della farmacia: passività, perché i clienti devono entrare in farmacia perché non stanno bene; mancanza di creatività perché non ci sono differenziazioni nei prodotti; mancanza di competizione, perché i farmacisti non sono abituati a farla e il loro profitto dipende dagli interventi attuali e futuri del Servizio sanitario nazionale. I dati confermano l’andamento in negativo: il farmaco con ricetta, è sceso dell’1,8%, come tutti i farmaci di fascia A, mentre i prodotti in fascia C sono aumentati del 2,5%. E il confronto tra esercizi commerciali, dà alle parafarmacie e alla grande distribuzione un +34 per cento per i prodotti commerciali. “I segnali di crescita, quindi – afferma Valeria Radrizzani, di IMS Health – riguardano le parafarmacie anche se la distribuzione dei prodotti commerciali è a favore della farmacia con il 91%, mentre alle parafarmacie va il 7% e ai corner della GDO il 2%.  Fra i prodotti in crescita c’è da registrare il successo degli integratori, pur costando di più (dai 14 euro di una confezione di integratori rispetto ai 7-8 euro degli OTC). Secondo Altroconsumo “Per i prodotti commerciali il supermercato – sostiene Laura Filippucci, project officer delle inchieste dell’associazione consumatori - è più conveniente del 14% rispetto alle farmacie e alle parafarmacie che hanno allineato i prezzi; ma nelle farmacie i prezzi possono avere una oscillazione che arriva al 64%. Per esempio Reactine può costare in farmacie da 8,9 euro a 12,80. Se invece c’è un prezzo di riferimento della casa farmaceutica, vedi Verecolene a 6.30 euro, il 60% delle farmacie lo mantiene. Sul fronte degli sconti, invece, soltanto il 12% li applica ai prodotti con ricetta”. Uno scenario da ricostruire e che vedrà in prospettiva una riduzione dei margini sui prodotti etici, maggiore competizione fra i canali di distribuzione, maggiore attenzione delle case farmaceutiche ai canali di distribuzione e privilegio per le forme di collaborazione, ruolo centrale della farmacia nell’offerta di salute, crescente domanda di wellness e più consapevolezza ed informazione da parte degli utenti.

Se l’articolo ti è piaciuto inoltralo ad un collega utilizzando l’apposita funzione

Fonte: altroconsumo, farmacia evoluzione, ims, qs

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato