Farmacia e malato cronico, tra monitoraggio e assistenza

Redazione DottNet | 18/11/2013 15:33

Può la farmacia gestire il malato cronico? La riposta arriva dal convegno “Farmacia 2020. La compliance in farmacia quale obbiettivo professionale del farmacista nella gestione del malato cronico” organizzato da Federfarma Catanzaro e dalla GlaxoSmithKline.

 “La legge sui nuovi servizi in Farmacia (153/2009) – ha detto Vincenzo Defilippo presidente di Federfarma Catanzaro - ha di fatto ridisegnato un ruolo diverso per la farmacia all’interno del Sistema Sanitario Nazionale. Un ruolo che deve essere ancora sostenuto e sviluppato attraverso il concreto inserimento della professionalità dei farmacisti all’interno dei processi di decentramento sanitario in generale e di quello della gestione della cronicità sul territorio in particolare. Al di là delle decisioni politico istituzionali però il farmacista può attivare e concretamente utilizzare la propria professionalità su questo tema già da oggi, individuando all’interno delle patologie croniche le attività professionali dirette ed indirette che possono essere esercitate affinché il cliente –utente-paziente possa trovare in esse un punto fermo di counseling continuato nel tempo. La farmacia può svolgere un ruolo importante su questo fronte. In parte già oggi questa attività viene svolta dai farmacisti che conoscono i propri pazienti, soprattutto quelli più assidui, quali sono gli anziani. Sanno quali farmaci assumono e possono intervenire per evitare sovrapposizioni dannose. Tale intervento può essere però strutturato meglio e reso più articolato, mettendo in grado la farmacia di monitorare i singoli pazienti cronici e verificarne la compliance”. “Affidare alla farmacia – ha proseguito Defilippo - i pazienti cronici in politerapia del proprio territorio di riferimento, attraverso un meccanismo di “presa in carico”, consentirebbe al farmacista di registrare, meglio  su un supporto informatico (quale il fascicolo sanitario elettronico, che dovrà contenere una sezione apposita per i farmaci, chiamata dossier farmaceutico), i medicinali via via assunti, verificare in base ai consumi il rispetto delle terapie, contattare il medico in caso verifichi casi di mancata assunzione o di errore. L’intervento periodico del farmacista a casa del paziente in tutto o in parte non autosufficiente consentirebbe una verifica stringente del rispetto della terapia. Attività questa particolarmente utile nel caso di pazienti affidati a badanti straniere che non conoscono bene l’italiano e possono essere indotte in errore. L’attività di controllo delle terapie rientra nell’ambito della pharmaceutical care, cioè del processo di cura farmacologica affidato al farmacista, che è stato sviluppato in ambito anglosassone e che, dove è stato sperimentato, ha prodotto risultati importanti. Il miglioramento dell’aderenza alle terapie, in caso di intervento del farmacista, è dimostrato, come anche il risparmio per il sistema. È evidente che per ottenere questo risultato è necessaria una stretta collaborazione tra medico e farmacista che devono scambiarsi informazioni e operare a stretto contatto per “seguire” il paziente. È inoltre essenziale che tutti i farmaci del SSN siano erogati dalle farmacie, con l’eccezione di quelli che richiedono particolari cautele in fase di somministrazione e devono essere assunti sotto controllo medico. In questo modo infatti farmacia e medico di medicina generale potranno svolgere al meglio il proprio ruolo di controllo sull’andamento della terapia”. Italo Paolini, medico di famiglia e membro del consiglio della Sigm aggiunge: “Con il termine compliance si intende “l’aderenza di un paziente alle prescrizioni mediche, farmacologiche o non farmacologiche (dietetiche, di regime di vita, di esami periodici di monitoraggio)”. In Italia la compliance per le prescrizioni non farmacologiche riguardanti lo stile di vita è bassa: circa il 30% degli individui rispetta i consigli dietetici, e circa il 10% dei fumatori smette di fumare dietro consiglio del medico. La compliance per le prescrizioni farmacologiche per i trattamenti brevi è circa del 75%, è stimata attorno al 50-70% per i trattamenti cronici, con significative differenze tra malattia e malattia; tutto ciò si traduce in perdita di efficacia del trattamento, aumento della morbidità, comparsa di complicanze, aumento dei costi (ulteriori visite e accertamenti, nuove prescrizioni, rischi di ospedalizzazione, ecc). Nelle malattie croniche esistono numerosi fattori noti che prtano alla non-compliance, e questi sono prevalentemente legati alla malattia, alla terapia, al comportamento del paziente, del medico e di tutti gli attori coinvolti nel percorso di cura”. “Al fine di ottenere la massima compliance possibile – ha proseguito Paolini - è indispensabile che il paziente sia informato, motivato e sviluppi consapevolezza nei confronti della sua malattia. E’ inoltre necessario che tutti gli operatori coinvolti a vario titolo nel percorso di cura (familiari, infermieri, farmacisti etc.) si facciano carico di sorvegliare che il piano di cura personalizzato prescritto dal medico sia seguito correttamente. Il ruolo del farmacista in tema di “compliance” non deve prevedere solo il compito di informare per ridurre gli errori comportamentali e favorire un corretto uso dei farmaci, ma anche e soprattutto quello di aiutare i pazienti affetti da patologie croniche a migliorare e mantenere l’aderenza alla terapia farmacologica ed ai controlli clinico strumentali di follow-up” 

Fonte: federfarma

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