Assofarm in campo contro la vendita di farmacie comunali

Redazione DottNet | 19/11/2013 18:52

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Prosegue la campagna di Assofarm per convincere sindaci e amministrazioni a non vendere le proprie farmacie. L’ultimo intervento risale alla settimana scorsa e ha per destinatario Vasto, comune della provincia di Chieti dove si progetta di dismettere l’unico presidio di proprietà pubblica.

 «Sbagliato disfarsi delle farmacie solo per fare cassa» è invece l’avvertimento che il presidente di Assofarm, Venanzio Gizzi, ha affidato a una lettera indirizzata al comune «perché ci sono buone possibilità che in futuro i loro bilanci tornino a generare entrate». Oggi, poi, come riporta Filodiretto, vendere non è così facile come un tempo: «È noto che la maggior parte delle aste di vendita vanno deserte» continua Gizzi «a meno che gli enti proprietari non optino per una marcata svendita. Comprendiamo appieno le difficoltà in cui si dibattono gli amministratori locali, ma le esigenze di cassa raramente vengono soddisfatte dalla vendita delle farmacie». Intanto però i comuni che mettono sul mercato i propri presidi o hanno iniziato a valutarne la vendita continuano a crescere. A partire dai piccoli: oltre a Vasto si possono citare Ardea (provincia di Roma), già assurta alle cronache quest’estate perché i distributori si rifiutavano di rifornire la farmacia municipale a causa dei ritardi dell’amministrazione nei pagamenti; i tre comuni di Virgilio, Curtatone e Volta Mantovana, che vorrebbero affidare a un privato il 90% della società che dovrà gestire le loro comunali ma hanno già visto andare deserte due aste; San Giovanni Lupatoto (provincia di Verona), dove non si trova un acquirente per la parte di farmacia detenuta dal comune (il 60%); Novi Ligure, che sta per liquidare la società cui appartiene la farmacia cittadina; Roseto degli Abruzzi (Teramo), dove nei giorni scorsi è stata completata la vendita della comunale a un privato; Vigevano (Pavia), che venderà una farmacia tramite trattativa privata dopo alcune aste chiuse senza offerte; San Felino (Parma), dove il comune vorrebbe dismettere la propria quota – pari al 51% - ma la prima gara è andata deserta e per la seconda l’amministrazione ha ridotto la base d’asta di circa 100 milioni.  E poi ci sono i comuni più grandi. Come Grosseto, che vende due farmacie e nei giorni scorsi ha concluso l’asta positivamente con un paio di offerte di acquisto. O Latina, dove il comune metterà all’asta una farmacia il 3 dicembre. O ancora Lucca, che vorrebbe privatizzare o suoi due presidi ma alcuni partiti e gruppi d’opinione si oppongono.

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Fonte: federfarma, assofarm