Il futuro medico di famiglia: giovane e donna

Redazione DottNet | 28/11/2013 09:51

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Sono state 924 le borse messe a disposizione, nel 2013, per accedere al corso di formazione specifica in medicina generale. Un calo del 5,8% rispetto alle 981 borse assegnate nell’anno precedente. Eppure la richiesta verso questa specialità aumenta: gli aspiranti giovani medici di famiglia sono cresciuti del 21,7% rispetto al 2012, e di conseguenza è aumentato il numero degli esclusi che arriva al 29,5%.

Giovani professionisti che accedono al concorso, in media, alla soglia dei 29 anni, la stragrande maggioranza sono donne (rappresentano il 60% del totale dei vincitori contro il 40% dei medici di sesso maschile). A scattare la fotografia dei futuri medici di famiglia è la Fimmg formazione Puglia che ha analizzato i dati relativi all’ultimo concorso di accesso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale (CFSMG) rilevati in 16 regioni italiane. Uno studio dal quale emerge le necessità di rivedere in maniera organica l’organizzazione dei percorsi formativi, la distribuzione delle risorse ad essi destinati e la programmazione dei fabbisogni del Sistema Sanitario rispetto ad esigenze regionali e dei diversi ambiti della medicina. Nel 2012 è stata, infatti, assegnata 1 borsa ogni 3,5 partecipanti al concorso di medicina generale, mentre nel 2013 le possibilità di superare il concorso si sono ridotte: è stata assegnata una borsa ogni quattro medici aspiranti. “Il numero dei medici non vincitori è in netto aumento: ci sono sempre piu’ aspiranti medici di Medicina Generale e un numero di borse a concorso in calo – ha affermato Carmela Di Lascio, vice coordinatrice regionale Fimmg Formazione Puglia – questo avviene perché la Medicina Generale offre prospettive occupazionali più interessanti rispetto al passato, in vista dell’elevato numero di pensionamenti di medici di Assistenza Primaria previsto a medio e lungo termine. Ma è anche il segno che, nonostante il numero chiuso, il sistema universitario continua a sfornare medici, garantendo solo per parte di essi le borse di formazione post laurea. Il numero di borse messe a disposizione non solo non risponde in modo soddisfacente alle esigenze del sistema formativo, ma in alcune regioni non sarà nemmeno sufficiente a garantire la richiesta di professionisti per il sostegno dell’erogazione dei servizi sanitari regionali”. Ma qual è l’identikit dei futuri medici di famiglia? In generale il 69% ha un’età compresa tra i 24 e i 29 anni, con un picco del 95% in Abruzzo che ha il primato dei più giovani futuri medici di medicina generale di sesso maschile (l’età media è di 26,7 anni), mentre le donne più giovani sono nel Lazio (27,7 anni). Il 21% ha invece un’età tra i 24 e i 29 anni con un picco del 44% in Basilicata. Il 6,5 % ha invece tra i 35 e 39 anni (il 22,2% in Umbria), un residuale 3,5% ha più di 40 anni con un’impennata in Sardegna dove troviamo le donne meno giovani (eta’ media di 34,4 anni), mentre i neo formandi di sesso maschile più avanti con l’età si trovano in Basilicata (31,8 anni). Anche tra i corsisti i medicina generale domina il rosa a conferma di un trend ormai riconosciuto nella professione Medica: le donne sono la maggioranza: sei su dieci sono femmine. Un divario che diventa ancora più marcato in Piemonte(31% uomini vs 69% donne). Statistica ribaltata nella Provincia Autonoma di Trento con il60% di uomini versus il 40% di donne. I neo corsisti laureati da meno di cinque anni sono l’85,4% equamente distribuiti in tutte le regioni italiane, ad eccezione dell’Umbria dove i camici bianchi hanno scelto di accedere al corso di formazione in Mmg dopo 5-9 anni dalla laurea. Ma il primato dei camici bianchi con una fortissima presenza di medici laureati da ben 10-14 anni va alla Calabria (il 14%) “L’elevata eta’ media dei vincitori di concorso, in gran parte pero’ laureati da meno di cinque anni – ha spiegato Carmela Di Lascio – mostra come siano molti gli studenti in medicina che impiegano ben più dei sei anni previsti dal programma di studi per arrivare alla laurea. E questo e’ solo uno dei tasselli che dilata a dismisura il percorso formativo necessario ad accedere alla professione. A esso si aggiungono il tirocinio abilitativo e, specificatamente per i futuri medici di famiglia, l’iscrizione al concorso di Medicina Generale all’inizio della primavera per un corso che inizia a fine novembre. Inoltre, una volta terminato il corso, il neo-medico di medicina generale dovrà attendere almeno due anni per i tempi di iscrizione, inserimento e pubblicazione di graduatoria e zone carenti, per poter accedere alla Convenzione”. Insomma, siamo fra le nazioni europee che immettono nuovi professionisti sul mercato del lavoro con l’età media più alta. Per questo in linea con le normative nazionali ed europee, secondo la Fimmg, sarebbe preferibile ridefinire il triennio del corso di formazione specifica intervenendo non sulla durata complessiva, ma su una differente distribuzione dei periodi formativi, riducendo la fase di mera didattica a favore della pratica professionalizzante sul territorio, la quale vede nelle AFT il naturale luogo in cui acquisire competenze, in un percorso che riduce le distanze fra formazione e lavoro. Un quadro in continuo movimento, ma per la Fimmg non ci si può limitare però a constatare il cambiamento in atto. Nonostante il gran numero di carenze di medici previste nel comparto e la probabile necessità di un complessivo incremento del numero di borse erogate sul territorio nazionale, anche per la MG, sostiene la Fimmg, è necessario distribuire tali borse in base alle reali necessita’ regionali, per non aggravare la situazione di profonda disomogeneità relativa ai tempi di accesso alla professione. Nelle condizioni attuali l’alternativa è rappresentata dall’incremento di quello che è già un fisiologico flusso di medici formati verso le regioni dove si accede alla professione più facilmente e che appare, in assenza di radicali cambiamenti, l’unica concreta modalità per giungere ad un equilibrio accettabile sul territorio fra domanda ed offerta di lavoro. Non solo, è necessario domandarsi se gli attuali modelli organizzativi della Sanità siano adeguati al mutato profilo della classe medica. “Si impone la necessità di riflettere in particolare sulle AFT – ha aggiunto Di Lascio – i nuovi modelli organizzativi della Medicina Generale, introdotti nell’ACN 2009 e diventati legge col decreto Balduzzi: possono queste rappresentare un’opportunità per coniugare nuove funzioni e nuove esigenze di professionisti il cui profilo sta cambiando? Modelli H16 o H24, ruolo unico, modulazione di quote orarie o fiduciarie, sono tutti elementi sui quali le scelte operate potranno perfezionare un sistema a misura dei professionisti che lo metteranno in atto, con beneficio per i pazienti. L’aggregazione funzionale potrà favorire una progressiva aggregazione strutturale, permettendo la compresenza di operatori in un orario prevalentemente diurno, con la possibilità di ridurre cosi’ i rischi, in una professione esercitata per lo più da donne, derivanti dalla attuale e più volte denunciata scarsa sicurezza di tante postazioni di Continuità Assistenziale”.  

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Fonte: dire, fimmg