Federfarma, è allarme crisi. Diminuisce la spesa convenzionata

Redazione DottNet | 04/12/2013 18:41

Un bilancio in grigio quello presentato ieri mattina a Roma dai vertici di Federfarma nel corso di una conferenza stampa convocata per fare il punto della situazione sul settore. A cominciare dall'allarme crisi: delle circa 18.000 farmacie esistenti sul territorio italiano, 3.000 sono in grave difficoltà finanziaria, 600 già sull’orlo del fallimento.

Questo il pesante bilancio del 2013 tracciato da Federfarma sulle condizioni economiche degli esercizi. Le notizie sulle chiusure sono all'ordine del giorno e, per cercare di risollevarsi da una situazione definita 'drammatica' uno dei punti su cui far leva è il nuovo sistema di remunerazione, che dovrebbe essere introdotto dal nuovo Patto per la Salute. "Non cattiva gestione", ma "il continuo calo della spesa farmaceutica convenzionata" e "la crisi che riduce la capacità di spesa dei cittadino" sono, per Annarosa Racca, presidente del sindacato di titolari di farmacie, tra i fattori all'origine delle numerose chiusure per fallimento. Ma ad aggravare la situazione, anche i ritardi nei pagamenti da parte delle Regioni

Fiducia viene riposta anche dall'auspicato rinnovo della convenzione farmaceutica nazionale, che oggi sarà sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni e che dovrà definire, tra l'altro, le regole per assistenza domiciliare,cronicità e prevenzione. Nel futuro, ci saranno le ricette dematerializzate, in avvio con maggiore o minore lentezza nelle diverse regioni italiane, Sicilia in Primis, dove sono già state 500.000 quelle emesse fino ad oggi. Ma anche una piattaforma informatica per la gestione, monitorata tramite web, dell'assistenza integrativa e dei farmaci forniti per conto delle Asl. Un sistema che per Federfarma sarà in grado di eliminare gli sprechi e attuare quella farmacovigilanza indispensabile per monitorare l'aderenza terapeutica.Occorre però guardare al futuro con ottimismo: prossimi appuntamenti saranno la nuova convenzione e il rinnovo del sistema di remunerazione, anche se, su quest’ultimo fronte, sindacati e ministeri non sembrano avere fatto passi avanti significativi dopo lo sfortunato accordo siglato dall'Aifa ma bocciato dal ministero dell'Economia. “Andiamo avanti con i confronti e siamo disponibili a modifiche rispetto all’accordo siglato all’Aifa, ma ribadiamo la necessità di un sistema in grado di garantire la sostenibilità delle farmacie”, conferma il segretario nazionale del sindacato, Alfonso Misasi. Federfarma propone un sistema non più basato su un valore percentuale sul prezzo del farmaco, ma su una quota fissa per ciascuna confezione (onorario professionale) in aggiunta a una ridotta quota percentuale (per remunerare i costi di gestione). Sulla convenzione , scaduta da quasi 15 anni, “abbiamo avuto dei segnali positivi”, spiega la presidente di Federfarma, Annarosa Racca. Finalmente ci si resi conto che quando si affidano dei servizi alla farmacia, è possibile ottenere risparmi, come dimostrato dalla sentenza del Consiglio di Stato relativa ai presidi per diabetici nella Regione Campania”.

Tra l'altro è prevista per oggi la Conferenza Stato-Regioni che deve esaminare il documento, firmato dal Ministro della Salute Lorenzin, sulle procedure di contrattazione della nuova convenzione farmaceutica nazionale. La SISAC, l’organismo tecnico delle Regioni che tratta le convenzioni tra Ssn e operatori sanitari, deve a sua volta mediare il rinnovo della convenzione con le organizzazioni sindacali più rappresentative (Federfarma, per le farmacie private, Assofarm, per le farmacie pubbliche), sulla base delle linee guida indicate dal Comitato di settore delle Regioni. L’approvazione del documento all’ordine del giorno è quindi il presupposto per l’imminente avvio delle trattative. La nuova convenzione dovrà, tra l’altro, stabilire le regole per l’erogazione da parte delle farmacie dei nuovi servizi previsti dal decreto legislativo n. 153/2009 (assistenza domiciliare, monitoraggio pazienti cronici, test diagnostici a fini di prevenzione e controllo di patologie di forte impatto sociale, prenotazione di visite ed esami tramite CUP, campagne di prevenzione ed educazione sanitaria). Segnali positivi, secondo Federfarma, arrivano dalla Nota di aggiornamento al DEF predisposta dal Ministero dell’Economia che “ha riconosciuto la farmacia dei servizi come un elemento su cui puntare per potenziare l’assistenza territoriale, presupposto necessario per favorire la deospedalizzazione e ottenere risparmi per il bilancio pubblico, senza ridurre lo standard di assistenza garantito al cittadino”.

Un argomento di drammatica attualità è quello delle frequenti rapine in farmacia. Il recente tragico caso della titolare della farmacia di Blufi (PA), barbaramente accoltellata a morte da un rapinatore, ha fatto emergere il problema in tutta la sua gravità. Le farmacie sono al secondo posto nella classifica degli esercizi più a rischio dopo i supermercati e prima di banche, uffici postali e tabaccherie. Le Regioni con una maggiore incidenza numero di rapine sono Lazio, Lombardia, Sicilia, Piemonte e Campania. Le province più colpite Milano, Monza/Brianza, Palermo, Roma e Torino. Per contrastare il fenomeno è fondamentale la collaborazione con le Forze dell’Ordine, alle quali va il ringraziamento delle farmacie per l’impegno assicurato in questo senso. Nel 2010 Federfarma ha siglato un protocollo d’intesa con l’allora Ministro dell’interno Maroni, per la realizzazione, su tutto il territorio, di un sistema di videoallarme antirapina, in collegamento con le Forze di Polizia. Per aggiornare il protocollo Federfarma ha chiesto un incontro al Ministro Alfano.

Oggi la sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla fascia C
Oggi la Corte di Giustizia Europea emanerà la sentenza relativa alla vendita di medicinali con obbligo di ricetta medica in canali diversi dalla farmacia. L’avvocato generale della Corte si è espresso con chiarezza a favore della legittimità e validità delle norme italiane che consentono la vendita di farmaci con obbligo di ricetta medica solo in farmacia.  L’avvocato ha sostenuto che estendere a parafarmacie e corner la vendita dei medicinali con ricetta significherebbe togliere ulteriori risorse alle farmacie. Questo metterebbe a rischio la sopravvivenza della rete capillare delle farmacie, che assicura la dispensazione dei farmaci in modo controllato e sicuro sull’intero territorio nazionale.
Il parere dell’avvocato generale conferma la validità delle scelte di questi anni a difesa della farmacia professionale, di proprietà del farmacista, pianificata sul territorio e orientata alla tutela della salute.
 

Vediamo adesso i dettagli della spesa:

La spesa farmaceutica convenzionata netta SSN (Clicca qui per scaricare le tabelle ufficiali) nel periodo gennaio-settembre 2013, ha fatto registrare una diminuzione del –2,8% rispetto allo stesso periodo del 2012. Prosegue, quindi, il calo della spesa che nel 2012 (per il sesto anno consecutivo) era diminuita del -9,1%. Riprende, invece, la tendenza all’aumento del numero delle ricette, cresciuto del +3%, mentre nel 2012 l’aumento era stato pari solo al +0,2%.
Nel periodo gennaio-settembre 2013 le ricette sono state oltre 455 milioni, pari a 7,64 ricette per ciascun cittadino. Le confezioni di medicinali erogate a carico del SSN sono state oltre 834 milioni, con un aumento del +2,4% rispetto ai primi nove mesi del 2012. Ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia in media 14 confezioni di medicinali a carico del SSN. L’andamento della spesa nei primi nove mesi del 2013 è influenzato dal calo del valore medio delle ricette (-5,7%): vengono, cioè, erogati a carico del SSN farmaci di costo sempre più basso. L’aumento di spesa nei mesi di luglio e settembre è correlato a un sensibile incremento del numero delle ricette (luglio +5,4%; settembre +5,7%).
Il calo del valore medio delle ricette dipende dalle continue riduzioni dei prezzi dei medicinali, dalla trattenuta dell’1,82% imposta alle farmacie dal 31 luglio 2011 e aumentata al 2,25% da luglio 2012, che si aggiunge alle altre trattenute a carico delle farmacie stesse (in particolare agli sconti per fasce di prezzo), dal crescente impatto dei medicinali equivalenti a seguito della progressiva scadenza di importanti brevetti e alle misure applicate a livello regionale. Tra queste ultime, si segnalano l’appesantimento del ticket a carico dei cittadini e la distribuzione diretta di medicinali acquistati dalle ASL.    Le farmacie continuano a dare un rilevante contributo al contenimento della spesa - oltre che con la diffusione degli equivalenti e la fornitura gratuita di tutti i dati sui farmaci SSN - con gli sconti per fasce di prezzo, che hanno prodotto nei primi nove mesi del 2013 un risparmio di 395 milioni di euro, ai quali vanno sommati 54 milioni di euro derivanti dalla quota dello 0,64% di cosiddetto pay-back, posto a carico delle farmacie a partire dal 1° marzo 2007 e sempre prorogato. A tali pesanti oneri si è aggiunta, dal 31 luglio 2010, la trattenuta dell’1,82% sulla spesa farmaceutica, aumentata, da luglio 2012, al 2,25%. Tale trattenuta aggiuntiva ha comportato, per le farmacie, un onere quantificabile in circa 152 milioni di euro per il periodo gennaio-settembre 2013. Complessivamente, quindi, il contributo diretto delle farmacie al contenimento della spesa, nei primi nove mesi del 2013, è stato di circa 600 milioni di euro.
È bene ricordare che lo sconto a carico delle farmacie ha un carattere progressivo in quanto aumenta all’aumentare del prezzo del farmaco, facendo sì che i margini reali della farmacia siano regressivi rispetto al prezzo. Le farmacie rurali sussidiate e le piccole farmacie a basso fatturato SSN godono di una riduzione dello sconto dovuto al SSN (vedi tabella n. 1). L’incidenza sulla spesa lorda delle quote di partecipazione a carico dei cittadini è passata dall’11,8% di settembre 2012 al 12,5% di settembre 2013 a seguito degli interventi regionali sui ticket e del crescente ricorso dei cittadini ai medicinali di marca più costosi, con conseguente pagamento della differenza di prezzo rispetto all’equivalente di prezzo più basso, a causa delle polemiche sull’efficacia dei medicinali generici e sulla sostituzione da parte del farmacista con un equivalente tra quelli di prezzo più basso, che creano diffidenza nei cittadini. Nelle Regioni con ticket più incisivo le quote di partecipazione hanno un’incidenza sulla spesa lorda tra l’11% e il 16%. Complessivamente i cittadini hanno pagato oltre un miliardo di ticket sui farmaci, di cui più del 60% (dati AIFA) dovuto alla differenza di prezzo rispetto al farmaco equivalente meno costoso. Permangono notevoli differenze nella spesa convenzionata netta SSN pro-capite tra le varie Regioni per il periodo gennaio-settembre 2013. Si va da un minimo di 69,83 euro di Bolzano a un massimo di 139,80 della Sardegna, a fronte di una media nazionale di 114,28 euro. Il quadro tuttavia cambia se si considera la spesa farmaceutica complessiva, cioè quella relativa a tutti i farmaci erogati in regime di SSN (attraverso le farmacie in regime convenzionale e per conto, direttamente dalle ASL in distribuzione diretta e in ospedale; dati fonte AIFA per il periodo gennaio-agosto 2013). Regioni che hanno valori inferiori o vicini alla media nella spesa farmaceutica convenzionata (come Toscana, Liguria, Umbria), ritenute quindi virtuose, considerando anche diretta e ospedaliera, salgono nettamente al di sopra della media nazionale (pari a 186,86 euro).
Regioni come Campania, Calabria e Sicilia, con spesa convenzionata nettamente superiore alla media, hanno invece una spesa complessiva molto più vicina ai valori medi nazionali e non molto lontana da quella della Toscana. 

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Fonte: federfarma

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