Da uno studio la conferma: nessuna differenza tra generici e di marca

Redazione DottNet | 11/12/2013 16:39

Non ci sono differenze significative tra gli effetti dei farmaci generici e quelli dei farmaci di marca.

Dopo anni di polemiche, di distinguo e di incertezze alimentate anche dalla stessa classe medica, un punto fermo arriva da uno studio osservazionale retrospettivo (clicca qui per la video intervista al vice presidente di Assogenerici Giraudi). Tale studio, eseguito con il contributo incondizionato di 'Doc Generici', è stato condotto analizzando i database amministrativi dal 2008 al 2011, relativi a 350 mila pazienti appartenenti a cinque Asl lombarde (Bergamo, Lecco, Milano città, Milano 2-Melegnano, Pavia) che raggruppano circa 4 milioni di persone. Ha confrontato popolazioni in trattamento con farmaci brand o col relativo 'generico', analizzando 6 molecole specifiche per 6 aree terapeutiche: dislipidemia (simvastatina), ipertensione (amlodipina), cardiologia (propafenone), psichiatria (sertralina) osteoporosi (alendronato)diabetologia (metformina). ''Si tratta del primo studio con queste caratteristiche - commenta Alberico Catapano (Università di Milano), Presidente della Società Europea di Aterosclerosi - che, per portata e risultati, rappresenta una pietra miliare nella storia dei farmaci generici in Italia. Avrebbe dovuto promuoverlo l'Aifa, invece vi si è impegnato un privato, per rispondere a domande di sostanziale interesse pubblico''. I dati preliminari - dice Enrico Agabiti Rosei (Università di Brescia) - dimostrano sostanziali uguaglianze nell'utilizzo dell'amlodipina generico o di marca in circa 120 mila pazienti; stesso risultato nell'utilizzo della simvastatina nel campo delle dislipidemie. Anche per il propafenone, farmaco antiaritmico per la prevenzione della fibrillazione atriale - osserva Alberto Margonato (Università Vita Salute San Raffaele) - lo studio non mostra differenze significative fra il generico e il branded. Così pure per la sertralina, secondo Claudio Mencacci (Presidente Società di Psichiatria) controllata su 35 mila pazienti. Lo stesso per l'alendronato - dice Carlomaurizio Montecucco (Università di Pavia) - controllato su 20.711 pazienti. Nel diabete, secondo Roberto Trevisan (Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo) sembrerebbe che i pazienti dimostrino addirittura una maggiore aderenza alla terapia col generico, perché costa meno. Sono dati - per Giorgio Colombo (Università di Pavia)- che danno ragione a Paesi europei come la Germania dove si privilegia il farmaco equivalente con un consumo pari al 60-80% del mercato, contro il 15% dell'Italia, penultima in Europa, davanti alla sola Grecia. ''Ma il farmaco generico - conclude Colombo - può portare a un aumento dell'efficienza dei sistemi sanitari e aumentare la proporzione della popolazione che beneficia di una copertura sanitaria, oltre che contribuire a un risparmio di spesa che può andare a finanziare la ricerca di farmaci innovativi''.

L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) è ''in prima linea nella promozione dei farmaci equivalenti''. Lo sottolinea la stessa Aifa in un comunicato, definendosi ''costantemente impegnata a promuovere la cultura e la penetrazione dei farmaci equivalenti nel nostro Paese''. ''Il lavoro incessante e scrupoloso di verifica e certificazione della qualità e dell'appropriatezza di tutti i farmaci, compreso gli equivalenti, che vengono prodotti e venduti nel nostro Paese - afferma l'Aifa - ha reso la filiera italiana del farmaco tra le più sicure del mondo occidentale''. L'attenzione specifica che l'Aifa rivolge alla ''promozione dei medicinali a brevetto scaduto, al punto da farne uno dei suoi mandati istituzionali, ha portato in pochi anni - rileva la nota - a un significativo incremento d'uso di tali prodotti testimoniato dall'ultimo Rapporto OsMed: nel 2012 i farmaci a brevetto scaduto hanno rappresentato il 62,1% delle dosi prescritte e il loro consumo è risultato in aumento del 10,6% rispetto al 2011''. L'Agenzia si augura che ''tutti gli operatori sanitari siano al suo fianco nella diffusione della cultura dei farmaci equivalenti, anche perché spiace constatare che ancora oggi - conclude la nota - ci sono soggetti che, per mancanza, ingiustificata, di conoscenze, alimentano quella disinformazione che ostacola la diffusione dei farmaci senza brevetto''.

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Fonte: università di milano, società psichiatria

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