L'Antitrust contro i gruppi di acquisto della Gdo

Redazione DottNet | 16/12/2013 13:47

farmaci gdo

L’Antitrust ha reso noto di avere avviato un’indagine nei confronti della supercentrale d’acquisto “Centrale Italiana” e delle cinque catene che se ne servono (quattro delle quali nelle vesti di socie): Coop, Despar, Il Gigante (attraverso la controllata Gartico), Disco Verde e Sigma. Il sospetto dell’Autorità garante è che alla base possa esserci un’intesa restrittiva della concorrenza, con potenziali effetti sia sui fornitori che sui consumatori.

 «L’istruttoria» si legge nel comunicato diffuso dall’Antitrust «dovrà verificare se l’alleanza riduce la capacità competitiva di produttori efficienti ma contrattualmente più deboli, con effetti negativi nel medio periodo sulla varietà e/o la qualità dei prodotti, sugli sforzi di innovazione e sugli investimenti». Ugualmente, prosegue la nota, «andrà verificato l’impatto, nei mercati a valle, di un eventuale coordinamento delle politiche di vendita o, quanto meno, di una forte riduzione degli incentivi a competere: ne potrebbe derivare che i prezzi di acquisto più bassi ottenuti dall’accordo in comune non siano trasferiti ai consumatori». In sostanza, grazie alla centrale le cinque catene potrebbero essere riuscite a strappare condizioni di acquisto più convenienti, senza però riversarle poi sul prezzo al pubblico. Guarda caso, una delle accuse che più spesso erano rivolte alle farmacie prima delle lenzuolate di Bersani.
La Centrale Italiana, ricorda ancora il Garante, è un’alleanza tra catene concorrenti nel settore della Gdo, creata con il principale obiettivo di centralizzare la contrattazione per ottenere risparmi nella fase di acquisto delle merci. Il potenziale delle parti interessate dall’istruttoria si attesta mediamente intorno al 23% dei mercati di approvvigionamento: si tratta di un dato che indica un elevato potere di mercato nei confronti dei produttori, rafforzato dalla distribuzione territoriale delle quote di vendita delle imprese aderenti, di gran lunga superiori al 40 per cento in numerosi mercati locali. 

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Fonte: antitrust, federfarma