Nasce invalida: risarcita con 2 milioni. Responsabilità, nuove norme

Redazione DottNet | 17/12/2013 10:08

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Saranno risarciti con due milioni di euro i genitori di una bimba nata invalida al 95% il 30 gennaio 2010 agli allora Ospedali Riuniti di Bergamo. Il risarcimento prevede il ritiro della querela da parte dei genitori nei confronti del medico e dell'ostetrica coinvolti.

All'epoca si era parlato di un presunto litigio in sala parto tra due operatori sulla necessità o meno di ricorrere al taglio cesareo con cui si era concluso il travaglio. Per la famiglia le cause di quanto accaduto erano da attribuire agli errori compiuti dai medici prima e durante il parto. L'ospedale ha sempre negato qualsiasi litigio in sala parto: le responsabilità sarebbero invece state da attribuire ai genitori, che non avrebbero autorizzato tempestivamente il ricorso al taglio cesareo, facendo perdere tempo prezioso al personale che stava assistendo la partoriente. Ieri davanti al giudice i genitori hanno accettato il maxi risarcimento. La piccola era nata asfittica, senza alcun parametro vitale attivo e tornata in vita grazie a un lavoro di rianimazione dei medici della Patologia neonatale. La bimba nacque cieca, incapace di deglutire il cibo e con un gravissimo ritardo psicomotorio. Le cartelle cliniche della bambina e della mamma, trentunenne di origine albanese, erano così state acquisite dalla polizia giudiziaria su richiesta del pm Giancarlo Mancusi, dopo che la neomamma, a febbraio 2010, aveva sporto denuncia. Si era così avviato un iter giudiziario proseguito per tre anni tra consulenze e udienze. Oggi i genitori hanno ritirato la querela, a fronte del maxi risarcimento.

Il tema della responsabilità professionale (clicca qui per l'intervista all'avvocato Vania Cirese) è molto sentito: la Commissione Affari Sociali ha avviato l’esame di 3 proposte di legge in materia di responsabilità professionale, due a firma di Benedetto Fucci (nn.259 e 262) e la terza di Raffaele Calabrò (n.1324). Obiettivo della n.259 è riportare a dimensioni fisiologiche il fenomeno del contenzioso giudiziario. È quindi prevista una delega al Governo per avviare vari interventi: l’obbligo della copertura assicurativa per ogni struttura che esercita attività chirurgica; l'identificazione di soglie di punibilità per la rilevanza penale; l'introduzione obbligatoria di un sistema di valutazione del rischio clinico; l'introduzione di forme di conciliazione obbligatoria, nonché la previsione della possibilità di avviare un'azione diretta per il risarcimento dei danni nei confronti dell'assicuratore. La proposta n.262, invece, si compone di cinque articoli e vari commi. Tra i più significativi il comma 1 che prevede la possibilità di risarcimento di danni ai soli casi di dolo. Il comma 2 prevede invece che prima del ricovero venga stipulato tra le due parti un contratto che espressamente non comporti per il medico l'obbligo di guarire il paziente bensì quello di prestargli le cure appropriate e necessarie secondo le conoscenza scientifiche acquisite. Con l’articolo 2 si introduce l’obbligo, per tutte le strutture sanitarie, pubbliche o private, di stipulare una copertura assicurativa per responsabilità civile a vantaggio sia del personale medico che di quello sanitario e infermieristico. Quindi, chi si ritenga danneggiato da un intervento sanitario promuove un'azione diretta di risarcimento nei confronti dell'assicuratore nei limiti delle somme per le quali è stata stipulata l'assicurazione. L’obbligatorietà, prima di avviare l’azione civile nei confronti dell'assicuratore, di effettuare un tentativo di conciliazione stragiudiziale è nell’art.3, mentre nell’art. 4 si impone ad Asl e strutture ospedaliere di dotarsi di uffici legali in servizio permanente ai quali possa rivolgersi il personale sanitario nelle emergenze per ricevere informazioni sulle possibili conseguenze legali derivanti dal loro comportamento. L'art. 5, infine, introduce l'istituzione obbligatoria, presso ogni Regione e Provincia autonoma, di un ufficio di valutazione del rischio di responsabilità civile del personale sanitario, composto da esperti, per prevenire contenziosi offrendo ad Asl e ospedali indicazioni di natura vincolante sul piano organizzativo. La terza proposta di legge, la n.1324, diretta a introdurre un'organica disciplina del tema della responsabilità professionale del personale sanitario, in alcuni punti diverge dalla precedente. In particolare l'articolo 8 dispone i termini di prescrizione fissando in cinque anni – decorrenti dal momento della conoscenza del danno – il tempo necessario alla prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da attività sanitaria per la quale vige l'obbligo di assicurazione.

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Fonte: ansa