Morto d'infarto: a giudizio due guardie mediche

Medicina Generale | Redazione DottNet | 19/12/2013 14:50

A giudizio due guardie mediche per la morte di un anziano paziente. É successo l’11 febbraio del 2010 e la causa del decesso è stato un infarto che, tuttavia, secondo le figlie, poteva essere evitato. E per quel decesso puntano il dito sulle due guardie mediche, da loro contattate telefonicamente per chiedere come comportarsi di fronte alle condizioni del padre, che respirava faticosamente.

 

 Il fatto è riportato da Estense.com, quotidiano della provincia di Ferrara. Il giorno prima, il 10 febbraio, Giancarlo Fabbri – 85 anni, residente allora a Gambulaga – non si sente bene. Avverte senso di nausea, si sente la febbre. Per il medico di base si tratta di influenza. Nel prosieguo delle ore però le sue condizioni peggiorano. Alle 3 di notte, siamo già all'11 febbraio, una delle figlie contatta la guardia medica di turno del presidio di Portomaggiore. L’anziano è cardiopatico e nel settembre 2009 gli era stato impiantato un pacemaker. Il dottore di guardia, secondo la versione della famiglia, addebita il malore ai sintomi influenzali già diagnosticati dal medico di base e non ritiene necessaria la visita a domicilio. Passa altro tempo e la sera, sempre dell’11, le condizioni dell’uomo non danno sintomi di miglioramento. Viene chiamata nuovamente la guardia medico. Sono le 21.45. La dottoressa di turno risponde di “non disturbare più – scrivono i parenti nel successivo esposto – e che in ogni caso poteva chiamare il 118 oppure portarla lei stessa in ospedale”. A questo punto la figlia chiama il 118. Quando arriva l’ambulanza Giancarlo Fabbri è morto. Per arresto cardiaco. Un infarto che protratto per così tanto tempo gli causava quella difficoltà respiratoria persistente, spiegano alle figlie i soccorritori. Il pacemaker aveva permesso all’anziano di prolungare l’agonia per tutte quelle ore. Sempre nell’esposto i parenti chiedevano di verificare se un pronto intervento della guardia medica avrebbe potuto accertare l’infarto in corso e intervenire tempestivamente per salvare la vita al loro congiunto. O quantomeno per evitare la lunga agonia. Per quei fatti sono ora a processo per omissione di atti d’ufficio le due guardie mediche. Quella del primo turno, E.G, difeso dall’avvocato Irene Costantino, e quella del secondo turno, V. R, difesa dall’avvocato Anna Domanico. Le due figlie si sono costituite parte civile attraverso l’avvocato Martina Beltrame. Davanti al collegio composto dai giudici Marini, Landolfi e Matellini e al pm Nicola Proto ieri hanno parlato le due figlie e il medico del 118 intervenuto quella sera. A deporre come testi della difesa sono comparsi anche altri medici che hanno prestato servizio di continuità assistenziale a Portomaggiore. Questi ultimi hanno rilevato un potere discrezionale in capo alla guardia medica, anche se da esercitare entro certi limiti inerenti la gravità della situazione del paziente. Il processo prosegue a febbraio per sentire gli ultimi testi e per la discussione. 

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Fonte: estense

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