Merck: investire in Europa e in Italia è strategico

Aziende | Redazione DottNet | 10/01/2014 17:08

Le aziende farmaceutiche sono ''profondamente preoccupate'' per i tagli agli investimenti in ricerca in Ue degli ultimi anni ''a causa della crisi economica'' ma ''investire in Europa e in Italia rimane strategico nel medio-lungo periodo''.

 

 Lo ha sottolineato Annalisa Jenkins, responsabile mondiale ricerca e sviluppo di Merck Serono illustrando la riorganizzazione del gruppo che ha centralizzato le attività di ricerca e sviluppo e punta lanciare nuovi farmaci a partire dal 2015. L'Europa, ha spiegato resta ''la seconda regione per importanza nel mondo'' e ''ha un patrimonio consolidato di ricerca e un livello scientifico riconosciuto di cui è dotata anche l'Italia''. E il Bel Paese ha un ruolo ''chiave per gli studi clinici ed è coinvolto nel 70% dei nostri prodotti''. Tendenza che è ''in aumento in particolare per gli studi di fase 1, perché oltre a validissimi scienziati e ricercatori in Italia c'è anche un ambiente regolatorio favorevole''. Il Paese, ha aggiunto il presidente e ad di Merck Serono Spa Antonio Messina ''è diventato di nuovo attrattivo per gli studi di fase 1, grazie ai tanti sforzi fatti anche da parte delle istituzioni''. Dal punto di vista regolatorio secondo Jenkis ''ci sono differenze anche frustranti nel processo decisionale, se si paragonano Ue e Usa'' perché in Europa ''i farmaci sono considerati tutti allo stesso modo'' mentre negli Stati Uniti ''laddove è riconosciuto il potenziale davvero innovativo di un farmaco le procedure vengono accelerate''. Altro nodo quello ''della definizione del prezzo e dell'accesso'' che spesso rallenta l'immissione in commercio di nuove terapie. ''Anche le aziende - ha precisato Jenkis - hanno un ruolo perché se ci si interfaccia prima con l'ente regolatorio e con maggior trasparenza il processo può essere agevolato, contribuendo alla sua velocizzazione''.

Annalisa Jenkins è da due anni Executive Vice President e Head of Global Research and Development di Merck Serono, dopo una lunga carriera alla  BMS, dove la Jenkins era arrivata ai vertici della R&D. Laureata in medicina a Londra, con una specializzazione in cardiologia, Jenkins ha rivoluzionato la R&D dell’azienda tedesca, portando una raffica di novità grazie alla fiducia ottenuta da parte del management della Merck-Serono che, se tutto va come previsto, vedrà i primi frutti di questi nuovi filoni di ricerca farmaceutica dal 2017 in poi. L'azienda d'Oltralpe dispone di quattro  R&D che danno lavoro a 3 mila professionisti, tutti  concentrati nei quattro hub di Boston, Pechino, Tokyo e Darmstadt (Germania). Molti gli accordi  con altre aziende biotech e centri universitari, nell’intento di creare sinergie mirate all’obiettivo comune di dare al più presto risposte terapeutiche per gli ancora troppi unmet needs della medicina. Il core business di Merck Serono si articola intorno a quattro macroaree terapeutiche: oncologia, immunologia, immuno-oncologia, neurologia. Trasversale a tutte è la ricerca sui biomarcatori, proteine o metaboliti, indicativi di un determinato stato biologico o del suo cambiamento, che possono rappresentare un prezioso strumento per terapie su misura, ma anche di medicina predittiva. Un’altra area di ricerca riguarda lo sviluppo di nuovi device che consentano di facilitare l’autosomministrazione di alcuni farmaci, come nel campo della sclerosi multipla.Il tutto per un investimento annuale in R&D pari a circa un miliardo di euro.


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Fonte: merck, qs

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